“A Milano Marittima siamo stati bravi, ma ora non dimentichiamo la pineta”

Milano Marittima, 9 ore di lavori: gli stabilimenti riaprono a tempo record. ANSA

Siamo stati bravi. Molto bravi a Milano Marittima. Dico siamo perché sono anche io di Cervia e qui ho scelto di tornare a vivere. Ad appena 24 ore dalla tromba d’aria che ha devastato una porzione della località di mare, in Emilia-Romagna, tutto o quasi era già di nuovo pulito, funzionante e rimesso a nuovo. È vero, l’operosità degli emiliano romagnoli è contagiosa. Persino i turisti si sono messi a dare una mano e, il giorno dopo la tromba d’aria, tutto era già nuovamente funzionante.

Ci vorrà tempo invece per rivedere la pineta secolare di Milano Marittima in salute. Sono ettari ed ettari di pini abbattuti. La prima stima era di 2.200 alberi caduti, ma potrebbero essere quasi il doppio. È una ferita che non si rimarginerà con la stessa velocità con la quale si sono rimessi in ordine i lettini spiaggia. Il motivo è che i tempi della natura e quelli dell’uomo sono spesso diversi. Lo sono nel bene e nel male.

Certo, i romagnoli potrebbero riuscire anche in questo piccolo, grande miracolo. Ma il polmone verde della località ha subito una ferita lacerante. Da qui l’invito a tutti, giornalisti e media, a non spegnere i riflettori sulla vicenda. I tempi della stampa e della tv, per tacere di quelli di Internet, sono perfino più veloci di quelli di un cataclisma, a volte. Per giorni si parla di un fenomeno e poi lo si dimentica, passando ad altro. Non abbiamo più il tempo di fermarci a riflettere. E invece per ricostruire una pineta occorrono tempo, buon senso e tanta intelligenza. Servirà però anche molto coraggio.

Da qui l’invito al primo cittadino, Massimo Medri e a tutta la comunità di Cervia. Si chiamino grandi paesaggisti, architetti del verde e giovani con idee nuove. Si pensi all’ambiente e alla pineta come bene identitario da cui trarre insegnamenti e forza e non si ceda, nemmeno per un attimo, nemmeno per errore, o sciatteria o altri motivi, alla tentazione di cambiare destinazione d’uso, di pensare altro in luogo che era, è e dovrà tornare alla natura. Si progetti, questo sì, con la forza dell’audacia e si curi quella ferita, che resterà memoria di tutti.

Si vada a pescare nel passato, ma guardando al futuro. Milano Marittima nasce dall’idea visionaria di un gruppo di borghesi milanesi che a inizio del Novecento trova in quella pineta, che era stata cantata perfino da Dante, il luogo ideale per costruire non solo villini di vacanza, ma una città ideale, nella quale godere della frescura del verde. Si indugi nella storia recente, che ha fatto dell’ambiente una bandiera, con la Fondazione “Cervia Ambiente”, che negli anni Settanta e Ottanta ha portato in città premi Nobel, uomini e donne in grado con le proprie idee di cambiare il mondo, si ripensi alla “Città giardino”, che nel decoro urbano e nelle figure di Germano Todoli prima e di Riccardo Todoli poi ha saputo attirare progettisti del verde da tutto il mondo per quella manifestazione, invidiatissima, che è stata il “Maggio in fiore”, aiuole colorate e architettura urbana del verde. Si sogni anche un po’, con quella follia che è propria di un popolo che non è mai stato ricco, ma che dall’ambiente ha saputo trarre il meglio, il Sale Dolce, la pineta che ha saputo far nascere una capitale del turismo del Bel Paese e il mare, che forse non è il più bello del mondo, ma che, di certo, è uno dei più sani. Cervia è stato, non a caso, il primo comune di mare italiano a dotarsi del depuratore, nel 1963. Ecco, si tenti di fare tutto questo, progettando un futuro di bellezza e prosperità per la pineta di Milano Marittima.