Domani l’Ue decide sul biossido di titanio: sarà etichettato come cancerogeno?

Domani e giovedì si terrà una riunione della Commissione Reach e i membri potrebbero finalmente esprimersi sul biossido di titanio, ovvero sulle avvertenze da riportare in etichetta dei prodotti che contengono la sostanza. Il biossido di titanio è uno sbiancante chimico che può essere trovato in creme solari, dentifrici, alimenti, plastica, vernici e molti altri prodotti. Nel 2006 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità lo ha dichiarato “possibile cancerogeno per l’uomo” dopo test su animali: le evidenze scientifiche hanno dimostrato che, se inalato, il biossido può essere responsabile di tumori polmonari. Un rischio più elevato se la sostanza è utilizzata nella sua forma nanometrica: i nanomateriali sono versioni estremamente piccole di prodotti chimici esistenti e la preoccupazione è che possano accumularsi nel corpo e entrare nelle membrane delle cellule umane e influenzare la loro funzione. Un timore che non ha l’Efsa, l’Autorità per la sicurezza alimentare europea, per la quale non si tratta di un additivo “problematico”. Una conclusione ribadita ancora pochi mesi fa quando, sulla scia di tutto il clamore suscitato dall’E171, si è rifiutata di sottoporlo a una nuova valutazione di sicurezza. Il Rac (il Comitato per la valutazione rischi dell’Echa, l’Agenzia europea delle sostanze chimiche) ha proposto di inserire un’avvertenza sulla potenziale cancerogenicità del biossido sulle confezioni di prodotti che lo contengono.

La Commissione, però, ha bocciato in parte questa proposta: l’esecutivo, infatti, vorrebbe etichettare esclusivamente i prodotti che contengono il biossido di titanio in polvere e questo escluderebbe le creme solari, i cosmetici e gli alimenti. Questa limitazione è giustificata dal fatto che la cancerogenicità indotta dal biossido di titanio è associata solo all’inalazione.

Non sappiamo come andrà a finire e, soprattutto, se ci sarà (mai) un voto dal momento che le pressioni che ha ricevuto la Commissione non sono poche. Prima la Tdma, l’Associazione dei produttori di biossido di titanio preoccupata per le ripercussioni economiche che un’etichettatura di pericolo potrebbe avere sul mercato. Gli Stati Uniti, poi, che hanno inviato una lettera all’Europa chiedendole di rinviare la sua proposta di classificare il biossido di titanio e il metallo cobalto come cancerogeni, avvertendo che queste mosse potrebbero essere “inutilmente dirompenti per miliardi di dollari di scambi Usa-Ue”.