Farmaci più dannosi che utili: l’ong Prescrire ci dice quali sono

Quando acquistiamo un farmaco per alleviare i nostri fastidi, lo facciamo convinti di agire per il nostro bene e in tutta sicurezza, ma non sempre è così. Alcune medicine, infatti, sono più dannose che utili alla nostra salute.
A dirlo è l’ong francese Prescrire, un’associazione indipendente che dal 2010 analizza il rapporto rischibenefici dei medicinali in commercio nell’Unione Europea, pubblicando ogni anno una lista aggiornata di quelli che sarebbe meglio evitare proprio perché gli svantaggi superano gli effetti positivi.

La valutazione operata da Prescrire del rapporto rischio-beneficio di un farmaco in una data situazione si basa su una procedura rigorosa: ricerca documentale sistematica e riproducibile, risultati basati su criteri di efficacia rilevanti per i pazienti, priorità dei dati in base al loro livello di evidenza, confronto rispetto al trattamento di riferimento.

Ma l’azione di Prescrire non si ferma alla bocciatura dei farmaci: laddove esiste, i medici indicano una terapia alternativa (sempre farmacologica) per ridurre gli effetti indesiderati oppure migliorare l’efficacia stessa della cura.

LA BLACK LIST

Nell’ultimo report datato febbraio 2019 sono stati recensiti 93 farmaci il cui rapporto rischi-benefici è sfavorevole in tutte le situazioni cliniche per le quali sono stati autorizzati. Dunque 93 farmaci più dannosi che utili.
Tra questi troviamo lo Zyban, il cui principio attivo è il bupropione, un’anfetamina che aiuta a smettere di fumare. Ma che per i medici della ong francese non è più efficace della nicotina e, soprattutto, può causare disturbi neuropsichici (inclusi aggressività, depressione, idee suicide), reazioni allergiche gravi, dipendenza e difetti cardiaci congeniti in caso di esposizione del nascituro durante la gravidanza.

Anche tra i sedativi della tosse sono stati trovati vari farmaci inclini a produrre effetti collaterali sproporzionati rispetto al beneficio che possono dare.
I principi attivi sotto accusa sono l’ambroxol (presente nel Muxol e altri farmaci) e la bromexina (Bisolvon), mucolitici per la tosse o il mal di gola, che non hanno un’efficacia clinica dimostrata oltre l’effetto placebo e mostrano reazioni anafilattiche gravi e talvolta pericolose per la vita, come l’eritema polimorfico, la sindrome di Stevens-Johnson e quella di Lyell; l’oxomemazina (Toplexil o altro), un antistaminico suscettibile di effetti avversi sproporzionati nel trattamento sintomatico della tosse; la folcodina (Biocalyptol o altro), un oppioide utilizzato nel trattamento sintomatico della tosse, che però pone un rischio di sensibilizzazione al curaro che è utilizzato in anestesia generale; il mannitolo per inalazione (Bronchitol), a fini mucolitici, che non ha un’efficacia clinica convincente nella fibrosi cistica ed espone al broncospasmo e all’emottisi.

E ancora, diversi altri farmaci usati nei disturbi polmonari devono essere esclusi secondo il report di Prescrire: i decongestionanti orali e nasali (efedrina, nafazolina, ossimetazolina, fenilefrina, pseudoefedrina e tuaminoeptano) sono simpaticomimetici vasocostrittori. Espongono a disturbi cardiovascolari gravi o addirittura fatali e a colite ischemica.
Tutti effetti collaterali sproporzionati per dei farmaci che mirano ad alleviare disturbi benigni come un raffreddore.

Tra gli anti-infiammatori non steroidei non si salva uno dei più diffusi, il dicoflenac (Voltaren) per via orale, che può essere associato ad un aumento dei rischi cardiovascolari, come l’infarto miocardico e l’insufficienza cardiaca.
Mentre il ketoprofene in gel (gel Ketum), rispetto ad altri FANS, espone maggiormente alla fotosensibilizzazione, e quindi a eczemi ed eruzioni cutanee e bolle.