A volte ritornano, anzi spesso… “abbonamento attivato costo 5 euro a settimana”

Caro Salvagente, periodicamente ricevo addebiti di 5 euro per servizi non richiesti pur non usando il cellulare e senza cliccare o accettare inavvertitamente dei servizi a pagamento. Ho presentato spesso lamentele e a seguire mi sono stati riaccreditati. ieri mi è successo di nuovo ma dopo aver controllato che mi avessero restituito i soldi prelevati senza alcuna autorizzazione, a distanza di poche ore hanno provveduto a trattenerli nuovamente. Uno dei siti interessati su cui non sono mai andata e uno dei messaggi ricevuti è il seguente: Topland abbonamento attivato.Costo 5E a settimana. Vai su topland.mobi. Per infoEdisatt 800442299 o selfcare.mobilepay.it ma non mi consente di disattivare. Credo che sarebbe bene che tutti i consumatori prestassero attenzione al credito residuo ogni giorno per evitare prelevamenti illeciti.

Anna Gaggiano

Cara Anna, siamo alle solite con i servizi (si fa per dire) a valore aggiunto, ossia quelli “spremi bolletta”. Abbiamo sentito Valentina Masciari, responsabile utenze di Konsumer Forum, per capire come mai non accennino a sparire e cosa si possa fare per bloccarli, una volta per tutte.

Della serie a volte ritornano, anzi spesso… Nonostante il numero continuo di segnalazioni che vengono fatte per il perpetuarsi di questo abuso, legato all’attivazione di servizi a pagamento non richiesti, definiti VAS ( servizi a valore aggiunto) o servizi premium, e nonostante le sanzioni applicate ai gestori,  dall’Autorità garante per le Telecomunicazioni, nulla di concreto è stato fatto.

L’attivazione di tali servizi, in genere avviene durante  una normale navigazione con il cellulare: basta  sfiorare un link di una  pagina e si viene reindirizzati su un sito a pagamento. Quindi è assolutamente involontaria e ci si rende conto di ciò solo quando si riceve un sms che annuncia l’attivazione del servizio a pagamento, anche se alcune volte neanche tale modalità di avviso viene effettuata e quindi ci si rende conto del tutto, solo quando si ricevono gli addebiti anche parecchio elevati.

Una volta che ci si scontra con tale attivazione, è necessario disattivarla il prima possibile: in alcuni casi basta semplicemente rispondere al messaggio di attivazione che si è ricevuto e che contiene la modalità per bloccare il servizio. Altre volte, non essendoci alcuna indicazione sul blocco, sarà necessario contattare il Servizio Clienti del proprio gestore, richiedendo la disattivazione di quel servizio. È anche utile richiedere, sempre al proprio gestore, l’attivazione del servizio barring, che è gratuito e  blocca i vari servizi a pagamento. Oltre ad attivare il barring, un modo per difendersi da queste attivazioni, è anche quello di navigare tramite Wi fi, perché  si evita che la richiesta di connessione  fatta venga indirizzata verso un indirizzo IP diverso rispetto a quello effettivamente richiesto e per di più a pagamento; altro modo può essere quello di creare una blacklist sul proprio cellulare dei siti a pagamento che si incontrano durante la navigazione.

Va detto che, non sempre è possibile navigare sotto copertura wifi e che non si possono conoscere o individuare tutti i siti a pagamento, quindi l’attivazione del barring rimane, a mio parere, il sistema più veloce e semplice da utilizzare per difendersi da questo tipo di attivazioni.

Una volta che il servizio si è attivato e una volta che è stato bloccato, rimane sempre il problema di come recuperare le somme “estorte” e  anche su questo aspetto, purtroppo, non esistono regole ben chiare che tutelino il consumatore. In pratica, una volta che ci si è accorti dell’addebito ed è stata seguita tutta la procedura sopra indicata, bisogna rivolgersi al proprio gestore per chiedere la restituzione di quanto tolto. Il gestore, che non si assume mai la responsabilità di quanto successo, e ci sarebbe da discutere su tale aspetto, decide autonomamente e quasi come fosse un favore extra che fa al suo cliente, di rimborsare queste somme. Se si tratta di piccoli importi, magari si riesce a recuperarli tutti, se si tratta di addebiti più consistenti, si trova sempre qualche giustificazione ( è colpa del cliente e noi non ne siamo responsabili), per riconoscere solo una minima parte o addirittura non riconoscere nulla, costringendo il cliente a proseguire con ulteriori azioni che comportano aggravio di spese e perdita di tempo.

Per questo aspetto, consiglio di procedere con la richiesta di rimborso, non solo nei confronti del gestore ma anche nei confronti dei provider che ha attivato il servizio a pagamento e che può essere individuato dal messaggio che si riceve al momento della fraudolenta attivazione, nel caso si tratti di sim ricaricabili,  o dal dettaglio della fattura, nel caso si tratti di contratti. Seguendo tale modalità, si riescono a recuperare per intero le somme sottratte.

È più che evidente che ancora non ci sono norme che tutelino completamente i consumatori che si trovano in tali situazioni. L’Agcom sta elaborando una procedura di sicurezza per rendere più difficile l’attivazione dei servizi a valore aggiunto, facendo si che il cliente sia cosciente di ciò che fa.Dovrebbe prevedere l’acquisizione consapevole del consenso, con un doppio passaggio: il primo registra il consenso, come avviene oggi, il secondo servirà a confermare la volontà di attivare il servizio a pagamento e il relativo addebito sulla sim.

Inoltre, dovrebbe essere attivato un numero verde di assistenza al cliente, che servirà ad informarlo sui servizi a pagamento attivi sul suo numero e servirà anche per disattivare quelli non richiesti. Speriamo che questa regolamentazione entri in vigore il prima possibile , così da eliminare o almeno limitare di molto, fenomeni di questo tipo.