Riso basmati da Cambogia e Myanmar: la Ue approva i dazi. Ma la sicurezza non ha prezzo

C’è l’Ok della Commissione europea all’introduzione di dazi sul riso proveniente da Myanmar e Cambogia.  “Una vittoria per le aziende del Made in Italy alimentare” la commenta Luigi Scordamaglia numero uno di Filiera Italia, l’associazione che rappresenta il meglio del Made in Italy della filiera agroalimentare italiana.

La richiesta, come i nostri lettori ricorderanno, nasce dalla richiesta di un’alleanza di produttori comunitari, Spagna, Italia, Portogallo, Grecia e Francia, che ha chiesto il ripristino dei dazi sulle importazioni di riso da questi due paesi, in parte a causa delle preoccupazioni dei diritti umani, ma soprattutto sui danni economici subiti dai principali paesi produttori europei, in relazione allo sfruttamento della manodopera e al land grabbing in Cambogia

A seguito di una richiesta presentata dal governo italiano e sostenuta da altri sette Stati membri, il 16 marzo 2018 la Commissione aveva avviato un’indagine formale.

I risultati, sempre secondo Scordamaglia, sono “Un successo anche per chi pensa che i dazi e i protezionismi vadano rigettati se fatti per tutelare artificialmente mercati o aziende non competitive  ma diventano sacrosanti come strumenti di salvaguardia per quelle aziende che rispettano le regole e gli standard o quando vengono utilizzati come in questo caso contro chi fa dumping sociale lavorativo ed ambientale”.

“Le importazioni libere da Paesi che usano manodopera spesso minorile o prodotti chimici a rischio non possono essere tollerate nè nell’interesse dei produttori nè dei consumatori italiani” dice Scordamaglia. Posizione apprezzabile a cui il Salvagente aggiungerebbe una piccola nota, soprattutto dopo aver misurato l’abbondanza di pesticidi neil riso basmati, protagonista del test di un anno fa: sulla sicurezza di questi alimenti esistono metodi molto più sicuri dei dazi. I controlli alla frontiera e il respingimento delle partite che non rispettano la legislazione europea.