Biossido di titanio, ong al governo francese: rispetti impegno per messa al bando

“Il ministro dell’Economia e delle Finanze Bruno Le Maire emani il decreto per attuare la legge approvata il 1° novembre scorso che prevede il divieto di usare il biossido di titanio in nanoparticelle nei cibi”, il colorante “bianco” E171 sospettato di essere cancerogeno. Si può riassumere così l’appello lanciato dalle colonne de Le Monde da oltre venti associazioni francesi per chiedere al governo il rispetto degli impegni assunti dal Parlamento dopo che studi dell’Istituto nazionale francese per la ricerca agronomica (Inra) e le raccomandazioni dell’Anses, l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione, hanno dimostrato i rischi di cancerogeneicità di questo additivo (che l’Europa si ostina a non riconsiderare e che le lobby continuano a spingere).

“Il mercato si muove e il governo sta fermo”

“Le nostre organizzazioni – si legge nell’appello – accolgono la reattività del mercato in risposta ai nostri avvertimenti e preoccupazioni: di fronte a dubbi sulla sicurezza di questo comune additivo alimentare, molti marchi e marchi hanno iniziato a rimuovere E171 dalla composizione dei loro prodotti. Ma temiamo che l’inverno non “colga” questa bella dinamica. Tutto era iniziato bene. A maggio, il governo ha detto che era ‘determinato a sospendere la E171 prima della fine dell’anno’. In autunno, i parlamentari hanno rafforzato questo impegno votando per la sospensione del biossido di titanio negli alimenti dall’articolo 53 della legge alimentare; è una delle poche misure fortemente difese dalle associazioni durante gli Stati generali del cibo che è stata mantenuta nella versione finale della legge pubblicata il 1° novembre“. Ora però, denunciano le Ong, tutto si è fermato e questo fa sospettare una sorta di marciaindietro del governo che invece deve emanare i decreti attuativi.

Peggio – sospettano i firmatari dell’appello – l’entrata in vigore di questa misura è congelata dal ministro La Maire che rifiuta di redigere il decreto basandosi sul fatto che non vi è alcun pericolo sufficientemente ‘serio o immediato’ per attivare la clausola di salvaguardia a livello europeo”.

Se ingerito è cancerogeno

A mettere in allarme i francesi, uno studio condotto su animali dall’Istituto nazionale francese per la ricerca agronomica (Inra), pubblicato nel gennaio 2017 dalla rivista Scientific Reports, secondo cui l’esposizione cronica al biossido di titanio – soprattutto nella sua forma nanometrica – tramite la sua ingestione, “provoca stadi precoci di cancerogenesi”. Per giungere a queste conclusioni, per 100 giorni, i ricercatori hanno somministrato ai ratti 10 mg per ogni chilo di peso corporeo di biossido di titanio, una dose simile all’esposizione umana media. Gli studiosi hanno notato che nel gruppo di ratti sani esposto all’additivo, 4 su 11 hanno sviluppato delle lesioni pre-neoplastiche spontanee. Le conclusioni dell’Inra, come ha specificato lo stesso ente, non erano direttamente applicabili all’uomo ma certamente andavano tenute in considerazione.

L’Anses chiede altri studi

È quanto ha fatto pochi mesi dopo, ad aprile, l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione, chiamata in causa dai ministri dell’Economia, della Salute e dell’Agricoltura del governo francese preoccupata dai risultati dello studio dell’Inra. In un parere sulla sicurezza dell’E171, l’Agenzia aveva affermato che “è necessario condurre, secondo modalità e un calendario da definire, gli studi necessari per una perfetta caratterizzazione dei potenziali effetti sanitari legati all’ingestione”. Come se non ci fossero già abbastanza preoccupazioni, a settembre dello stesso anno è arrivato il colpo di grazia del mensile 60 millions de consommateur che ha pubblicato i risultati dei test condotti su diciotto dolciumi particolarmente popolari tra i bambini, che in etichetta indicavano correttamente la presenza del colorante E171, cioè del biossido di titanio: tutti contenevano il colorante in nanoparticelle e ciò avrebbe dovuto essere indicato in etichetta con la dicitura “nano”, cosa che nessun produttore aveva fatto.