Ue, lavatrici, frigo e tv devono essere riparabili: “I pezzi di ricambio durino di più”

Per prevenire l’obsolescenza programmata la Commissione europea sta pensando di rendere obbligatori una serie di misure per rendere riparabile il prodotto anche dopo che è scaduta la garanzia. In primis garentendo una vita più lunga ai pezzi di ricambio ovvero costringendo i produttori a metterli a disposizione per un maggior numero di anni.

Molti produttori infatti per favorire il l’acquisto di un prodotto nuovo smettono dopo pochi anni di produrre i pezzi di ricambio oppure cambiano linea di prodotto apportando leggere modifiche ai suoi componenti. Si chiama obsolescenza programmata, la natura di quei prodotti concepiti dal costruttore per non durare.

Il Salvagente lo ha denunciato da anni e più volte abbiamo testimoniato come sia per le lavatrici, i frigo & co tanto per i piccoli elettrodomestici la vita dei pezzi di ricambio è davvero breve. Ora dopo che alcuni paesi si sono mossi in solitaria (la Francia ha approvato una legge contro l’obsolescenza programmata mentre altri hanno aumentato da 2 a 4-6-8 anni la garanzia sul bene costringendo di fatto i produttori ad allungare la vita media dei pezzi di ricambio per rendere riparabile il prodotto) l’Unione europea con la Direttiva ecodesign ed etichetta energetica ha intenzione di introdurre una serie di misure di prevenzione in particolare per frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, televisori.

Frigo: guarnizioni e termostati almeno per 7 anni

Per alcune categorie di prodotto, ricorda una nota congiunta del Movimento difesa del cittadino e di Legambiente schierati a favore della direttiva, sono state proposte alcune misure di economia circolare mirate a migliorare la riparabilità del prodotto, e quindi all’allungamento della vita media dello stesso. Per i frigoriferi, per esempio si prevede la possibilità di mantenere obbligatoriamente sul mercato almeno per sette anni alcuni pezzi di ricambio destinati ai manutentori professionali (termostati, lampadine, schede elettroniche, lampadine) e altri a disposizione, per lo stesso numero di anni, direttamente ai cittadini (maniglie e guarnizioni per le porte, ripiani e scaffali interni).

Inoltre una serie di regole generali si applicherebbero ai prodotti per facilitarne la manutenzione, come il divieto di incollare parti importanti tra di loro, sostituendo la colla con viti svitabili, o ancora l’obbligo di rendere disponibili anche gli schemi delle centraline elettroniche dei prodotti perché possano essere aggiustate da tutti gli elettricisti e non solo dalla casa di produzione.

“Basta chiacchiere! Italia sostenga la direttiva”

“Eppure – ricordano le due associazioni – quando si è deciso di introdurre queste misure l’Italia sembra aver giocato un ruolo di retroguardia, per lo più opponendosi e ottenendo un sostanziale annacquamento delle proposte, in origine più garantiste per il consumatore”. “I rifiuti elettronici sono uno dei flussi di rifiuto con il più alto tasso di crescita, che a volte rischiano di essere smaltiti in condizioni ambientalmente e socialmente molto discutibili ” spiega presidente di Mdc Francesco Luongo. “A Bruxelles – aggiunge – si parla di schermi per tv e pc, che noi vorremmo fossero smontabili, riparabili e riciclabili; a gennaio sarà la volta di lavastoviglie e trasformatori come quelli dei pc e dei cellulari”. “Basta chiacchiere pro economia circolare ed efficienza energetica – concludono le due associazioni – il governo mostri coerenza e si schieri con i consumatori e a favore dell’ambiente”.