“Cara ministro Grillo, c’è già una parte di Italia che non ha risposte dal Servizio sanitario”

“Il Servizio Sanitario Nazionale è la più grande infrastruttura del paese, un pilastro della coesione sociale. E come tale, va manutenuto. C’è bisogno di un nuovo paradigma che assicuri ai cittadini un accesso equo, tempestivamente e non necessariamente oneroso”. Con queste parole la titolare del dicastero della Salute, Giulia Grillo, è intervenuta alle celebrazioni per i 40 anni del SSN.

I festeggiamenti si sono celebrati il giorno dopo la presentazione del XXI Rapporto PiT Salute, la fotografia della nostra sanità realizzata da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato sulla base delle criticità e segnalazioni ricevute dai cittadini nel corso del 2017. I dati evidenziano una realtà in sofferenza: oltre un cittadino su tre (37,3%, il 6% in più rispetto all’anno precedente) segnalano di non poter accedere al servizio sanitario. Le cause di questa difficoltà emergono altrettanto chiaramente: liste di attesa, soprattutto per esami diagnostici come mammografie, risonanze e tac, e i costi a carico dei cittadini, in particolar modo per ticket, farmaci e prestazioni in intramoenia.

Si attendono in media 15 mesi per una cataratta, 13 mesi per una mammografia, 12 mesi per una risonanza magnetica, 10 per una Tac e per una protesi d’anca, 9 mesi per un ecodoppler e 7 per una protesi al ginocchio.  E se i costi dei ticket per esami diagnostici e visite restano la prima voce di spesa segnalata dai cittadini, crescono anche quelli per i farmaci e per le prestazioni in intramoenia.

In aumento anche le problematiche relative all’assistenza territoriale, in particolare per quella di base erogata da medici di famiglia e pediatri. Diminuiscono invece le segnalazioni di presunti errori medici e i disagi legati al riconoscimento dell’invalidità civile e dell’handicap.

Circa il 15% dei cittadini segnala carenze nell’assistenza territoriale, in particolare incontrano difficoltà nell’assistenza primaria di base, ossia quella erogata da medici di famiglia, pediatri e guardie mediche: si segnala il rifiuto delle prescrizioni (30,6%), l’inadeguatezza degli orari (20,7%), la sottostima del problema segnalato dal paziente (15,6%).

Seconda voce è quella dell’assistenza residenziale, per la quale i cittadini lamentano i costi eccessivi (35%), la scarsa assistenza medico-infermieristica (28,9%), le lunghe liste di attesa (24,6%).

Insomma, un grido di allarme che anche quest’anno ha messo in luce come l’unione di risorse scarse, piani di rientro, blocco del turnover abbia creato un ostacolo enorme, a volte insormontabile, non solo per ottenere servizi di qualità, ma molte volte addirittura per riuscire ad accedere. E tutto ciò si acuisce mano a mano che ci spostiamo dal nord verso il sud del Paese.

Il SSN rappresenta un collante fondamentale per il nostro Paese. Unico sistema, in tutta Europa, a garantire, potenzialmente, un accesso universalistico, gratuito e equo.

In questo quadro particolarmente preoccupante è poi l’idea di in regionalismo a autonomia differenziata, chiesto da alcune regioni, e che attraverso il definitivo affidamento della sanità alle regioni sancirebbe la cristallizzazione delle differenze: sanità prevalentemente di eccellenza al Nord, a macchia di leopardo al centro, discutibile al sud. Infatti nel nostro meridione, sebbene siano presenti isolate eccellenze, i cittadini continuano a denunciare mancanza di risposte alle domande di salute, ritardi e attese infinite. Con percentuali a due cifre relative a persone costrette al fenomeno dell’emigrazione sanitaria, cioè a spostarsi dalla propria zona di residenza verso quella in cui le terapie di cui necessitano sono disponibili. E non abbiamo bisogno neanche di ricordare ai lettori le immagini di una paziente ricoperta di formiche in un nosocomio napoletano o gli arresti per tangenti in Sicilia, o ancora la assoluta mancanza di adeguati macchinari per terapie oncologiche per i cittadini calabresi.

Ecco, in tutto questo speriamo che quanto detto dalla ministro Grillo trovi realtà nei prossimi Patti per la salute e nella finanziaria, “non cederò alla privatizzazione dei diritti fondamentali dei cittadini. Universalismo, gratuità ed equità continueranno ad essere alla base del nostro sistema”. Speriamo con segnali chiari, a partire dalla cancellazione dell’odioso superticket, nuove assunzioni di personale e una reale azione di sanzione su abusi del ricorso all’intramoenia e sull’operato dei direttori generali, magari vincolato ai risultati in termine di salute per i cittadini e non solo di rispetto dei vincoli di bilancio.