Superfood: cibi della salute o montatura per vendere?

Periodicamente salgono alla ribalta e con la notorietà conquistano il mercato. Tranne finire – spesso – per cadere precipitosamente nel dimenticatoio. Stiamo parlando dei superfood, cibi talmente ricchi di benefici per la salute da farli assurgere al ruolo di medicine naturali. Quanto c’è di vero? Ce ne occupiamo nei Miti Alimentari di questa settimana.

Ho timore a usare dei “superfood”, forse sono modificati oppure sono dei prodotti del tutto artificiali che è meglio evitare per la mia salute…

FALSO I cosiddetti “superfood” sono spesso solo degli alimenti di tendenza, talvolta usati per una o due stagioni al massimo, di certo non rientrano nel gruppo degli alimenti artificiali o peggio ancora ingegnerizzati o modificati. Di solito sono dei prodotti vegetali che contengono in modo del tutto naturale dei grandi quantitativi di alcuni micronutrienti, di vitamine o di antiossidanti certamente utili per noi. Purtroppo il loro consumo è “spinto” in molti casi dai mass media o dai fenomeni di passaparola per cui, la loro permanenza fra gli alimenti ultrasalutistici talvolta è breve perché gli studi scientifici di fatto li declassano, ahimè, a ottimi prodotti come tanti altri già presenti sulla nostra tavola. Un esempio che spiega meglio l’arcano di cui parliamo. Vegetali come cavolo, cavolfiore, verza, i broccoli, in altre parole le ben note crucifare, sono molto ricchi di sali minerali per le loro radici spesso grandi e sviluppate per catturare dal terreno il maggiore nutrimento possibile, di fibre e di Vitamina C. Questo naturale tesoro di microingredienti li rende utili per far stare meglio e prevenire tante patologie di chi li consuma. I cavoli, grazie ad alcune sostanze come i glucosinolati, hanno anche delle riconosciute capacità antitumorali. Non tutti però apprezzano l’effluvio di aromi quando i cavoli sono in cottura, ma se chiedete ai nostri anziani l’odore di cavolo cotto, che di solito pervade almeno altre tre case vicine a chi cuoce, accompagna da sempre un alimento comune in tavola. È bastato spingere mediaticamente perché che quello che era un “brocco”lo, si sia trasformato in un superfood eppure il suo odore è rimasto sempre lo stesso.

Oramai “se la curcuma in cucina non userai, stai certo a cena solo resterai”… secondo me è una grande montatura

VERO/FALSO La curcuma che è conosciuta anche come lo zafferano delle Indie, perché giallo come il ben più costoso zafferano, è da sempre associata a prodotti esotici come il curry. Incredibilmente ha avuto per anni solo uno scopo estetico per la sua capacità di colorare in modo brillante ad esempio i tessuti. Oggi è molto utilizzata la sua radice e non solo nelle ricette asiatiche, ma anche come colorante alimentare ad esempio per i gelati o le creme. La curcuma è ricca di curcumina che è un potente antinfiammatorio oramai riconosciuto essere realmente utile, ma la nostra capacità di “catturarla” dalla radice è scadente per cui dovremmo mangiarne fino a 50g al giorno di radice per avere tanta curcumina utile. Questo ricorda molto il fenomeno del resveratrolo presente nei vini rossi, la sua presenza e utilità è nota, ma berne circa due litri al giorno non può certo giovare al nostro fegato. Quale la soluzione per avere tanto resveratrolo o tanta curcuma? Gli integratori alimentari. Questi principi salutistici concentrati in forme farmaceutiche come pillole e capsule permettono di ingerire solo le molecole bioattive e non ad esempio il pericoloso alcool nel caso del resveratrolo. La domanda da porsi è se non ci siano rischi anche derivanti dall’abuso degli integratori. E i pericoli ci sono; ad esempio un eccesso di Vitamina C provoca calcoli renali, troppa Vitamina A è un rischio per il fegato, troppi antiossidanti diventano paradossalmente fonti di radicali liberi e così via. Utilizzare la nostra cultura gastronomica, le quantità giuste, avere uno stile di vita più salutistico etc. possono consentirci degli ideali viaggi culinari in India per assaggiare la curcuma o altre piante, ma ricordiamo che la dieta mediterranea è coperta da una sorta di “copyright” dell’Unesco mentre a oggi della dieta indiana o di altri paesi non si parla di valori salutistici certi e sicuri.

Nell’angolo salutistico del mio supermercato trovo sempre più tipi di bacche, mi piacciono e credo che facciano solo del bene alla mia salute…

VERO Oramai, l’uomo da animale onnivoro tende sempre di più per moda o convinzione a trasformarsi prima in vegetariano, poi in vegano per poi arrivare a essere un frugivoro. Nel passato alcuni testimonial del mondo dello spettacolo hanno influenzato molto il consumo di bacche tanto da creare una forte tendenza specie fra i giovani. Sono cosi nate le superbacche come quelle di açai, di goji o maqui. Le bacche sono piccoli frutti, coloratissimi, ricchi di antiossidanti e spesso appartenenti a culture gastronomiche lontane dalla nostra storia. Ad esempio le bacche di Goji hanno migliaia di anni di storia e sono da sempre un elemento essenziale della medicina tradizionale cinese che da loro delle proprietà salutistiche, curative e preventive non da poco. I pochi studi che esistono hanno dimostrato la loro ricchezza in Vitamina C, di conseguenza il loro potere antiossidante e la loro azione salutistica. Il loro costo è diminuito, ma mangiare una porzione di agrumi, di kiwi, di fragole, di peperoni o di ribes, darebbe la stessa protezione a costi minori e con maggiori risultati sensoriali. Vale la pena di spendere due parole per le bacche di açai che derivano da una palma, tipica dell’Amazzonia, che serve a produrre il cuore di palma o palmito che è un alimento poco calorico, nutrizionalmente povero e ricco solo di ferro. Eppure per avere del palmito occorre abbattere delle palme, per avere delle bacche di açai occorre piantare delle palme, nonostante ciò le bacche di açai sono dei superfood senza suscitare alcun problema etico o ambientale.

Lo zenzero è il superfood per eccellenza

FALSO Lo zenzero appartiene a una pianta che cresce nella fascia tropicale e subtropicale e di cui usiamo la radice facendone una spezia essiccata o usandola fresca a fettine sottili oppure grattugiandola. Se fate attenzione sembra più vicino come descrizione al caro e lussuoso tartufo sia per il modo di usarlo che per le promesse che ci offre. Lo zenzero non sfugge alla regola dei superfood trend, ovvero prodotti cari, provenienti da posti esotici e con un carico di leggende che ci piace sentire già sulle spalle. Lo zenzero ad esempio è tipico del Giappone e della penisola indocinese, ha la reputazione di un prodotto che fa dimagrire e addirittura è il principe degli afrodisiaci naturali. Scientificamente nessuno studio da ragione a queste leggende e per ora una delle proprietà che sembra possedere è di ridurre mal d’auto o di mare perché riduce il vomito e la nausea. Queste sue proprietà antiemetiche sembrano confermate nelle donne in dolce attesa e nelle persone in chemioterapia oncologica. Occorre ricorrere ad un integratore con 1 grammo di zenzero prima di andare per mare o in auto. Volendo riassumere, lo zenzero non fa dimagrire, non è afrodisiaco, se preso prima di un “lungo viaggio” riduce nausea e vomito, ma allora vi chiederete di che “superfood” si tratta? Lo zenzero è trendy, molto di moda, se aggiunto ad un piatto promette molte cose, ma non necessariamente le deve mantenere, ma come sempre sono le promesse che ci attirano come il miele e non i risultati reali.

Ringiovanire mangiando? Non è un miraggio