“Recensioni false online? Sì, le faccio e mi pagano bene”

Ma è vero che esistono persone pagate per fare recensioni false o è solo un mito messo in giro dagli esercenti scottati dai commenti negativi? Purtroppo, è verissimo, come ci racconta Arturo (nome di comodo per mantenere l’anonimato), che di lavoro fa proprio questo. Lui lo fa nel settore dei casinò on line ma conosce persone che operano in maniera analoga anche in altri comparti.

Come funziona

Il servizio su Tripadvisor e sui siti di recensioni online (“Mi posso fidare”?) è nel numero del Salvagente di agosto, acquistabile in formato digitale anche qui

“Noi costruiamo siti internet con dei contenuti – spiega Arturo – come la classifica dei dieci migliori casinò on line ed elementi grafici che rimandano con un click al loro sito. La parte vendite contatta il casinò e gli fa una proposta commerciale di collaborazione, perché se il nostro sito è ben indicizzato ed esce nella prima pagina del motore di ricerca, loro hanno tutto il vantaggio di un accordo con noi, perché gli portiamo click, nuovi iscritti”. Nel suo caso, i contratti possibili con i casinò, sono vari: “Uno con cui ci pagano a registrazione, uno con cui ci danno una percentuale sulle perdite dei giocatori (fino al 50% della perdita), o un fisso mensile”. Il consumatore, purtroppo, non ha nessun appiglio per capire che si tratta di una truffa: “Non è chiaro per niente – continua Arturo – noi ci spacciamo per degli indipendenti, ma non siamo né esperti né appassionati, come invece diciamo. Scriviamo con i nickname, addirittura abbiamo un generatore di nomi casuali. Ma anche la scheda dell’azienda è falsa, non esiste. Nell’ultimo sito realizzato abbiamo dichiarato che la sede era in una città dove non c’è nulla, gli uffici non esistono”. Ma siccome i controlli delle autorità ogni tanto beccano qualcuno, i recensori falsi si sono fatti furbi, come racconta la persona da noi intervistata: “Quando faccio la recensione vado per omissione delle cose negative. Per esempio se c’è un bonus di benvenuto da 100 euro ma per poterne usufruire devi scommettere 96mila euro, questo dato lo ometto. In genere, tra gli svantaggi mettiamo cose tipo: ‘Non ha limiti di puntata ampi, chi vuole puntare tanto non può’. Invece di ‘pessimo’ usiamo ‘migliorabile’, e così via”.

Il meccanismo dei link

Secondo le conoscenze che ha Arturo nel settore, i siti dove si recensiscono gli elettrodomestici e i prodotti informatici, anche quelli più imparziali, hanno comunque l’obiettivo di farti cliccare sul pulsante collegato ai portali dove possono essere acquistati, come Amazon. “Se no il prodotto non lo recensisci neanche, perché non ti fa convertire in acquisto, che poi è quello che ti porta soldi” spiega il nostro informatore. Nel caso del colosso dell’e-commerce, è tutto alla luce del sole per chi sa cercare: si chiama “programma affiliazione Amazon” e promette dal 3 al 10% in commissioni pubblicitarie per ogni acquisto che arriva dal link pubblicitario. Solo che non sempre chi consulta un sito di recensioni e vede il link per acquistare l’oggetto sotto al voto realizza la connessione commerciale e il fatto che, a queste condizioni, è difficile che un prodotto da stroncare verrà effettivamente stroncato. Servirebbe più chiarezza nei confronti degli utenti. Per quanto riguarda chi fa questo lavoro, invece, bastano le parole di Arturo per sintetizzare: “Ognuno ha le proprie dipendenze ed è responsabile della propria mediocrità, ma nel fondo non mi sento pulito, utile, ed è umiliante per la mia intelligenza. Lo faccio solo perché mi pagano molto bene”.