Glifosato e cancro: Monsanto sapeva e ha taciuto i pericoli

Fabiàn Tomasi è stato un simbolo degli effetti del glifosato, è morto in Argentina il 7 settembre scorso. Fabiàn ha lavorato per anni per un’impresa che irrorava i pesticidi per via aerea. Soffriva di polineuropatìa grave. Viveva a Basavilbaso, provincia argentina di Entre Rios e ha dedicato la sua vita a sensibilizzare i cittadini sui rischi dei fitofarmaci.

Una decisione che potrebbe essere solo la prima di una lunga serie e che potrebbe fare storia. Certamente farà giurisprudenza la sentenza di un tribunale di San Francisco, rimbalzata sui giornali di tutto il mondo, di condannare la Monsanto a pagare quasi 290 milioni di dollari a un giardiniere che per due anni ha massicciamente usato due dei suoi pesticidi a base di glifosato: il Roundup e il Ranger pro. L’uomo è affetto da un cancro del sistema linfatico e la giuria popolare ha concluso che è l’uso di questi prodotti contenenti glifosato è stato all’origine della sua malattia.

La prima, dicevamo, di una lunga serie di sentenze: a oggi si calcolano in circa 5mila le azioni risarcitorie, solo negli Stati Uniti, intestate da malati nei confronti del big dei pesticidi.

Monsanto era consapevole

Durante la lettura del giudizio la giuria ha anche concluso che la multinazionale dell’agrofarma  “era consapevole della pericolosità dei suoi prodotti a base di glifosato e ha scelto di non avvertire i consumatori”.

E per questo Monsanto dovrà pagare 289 milioni di dollari a Dewayne Johnson il giardiniere 46enne a cui rimangono solo due anni di vita.

È un giorno storico Marc Burton, uno degli avvocati del giardiniere con franceinfo

“Dopo quarant’anni di vita di questo prodotto, la verità finalmente viene a galla grazie a una giuria indipendente”, ha dichiarato Marc Burton, uno degli avvocati del giardiniere. All’uscita dell’udienza, la direzione della Monsanto ha annunciato che avrebbe presentato ricorso contro questa decisione e che continuerà a difendere i suoi prodotti e il glifosato che, secondo il gruppo, “non provoca cancro e non è all’origine di quello del giardiniere “.