Zoomafia, gli interessi sporchi della criminalità sugli animali

Aumentano le denunce per reati contro gli animali (+ 3,74%), in netta controtendenza con ciò che avviene nel caso della totalità dei reati, calati del 10%. Inoltre diminuiscono (- 1,08%) gli indagati. Ma, soprattutto risulta preoccupante la presenza di infiltrazioni mafiose e di delinquenza diffusa negli ambiti che coinvolgono gli animali, dal combattimento alla macellazione illegale fino agli appalti per la gestione dei canili.

A rendere noti questi dati e le relative considerazioni il Rapporto Zoomafia 2018 Crimini e animali realizzato dal criminologo Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio zoomafia della Lav, con il patrocinio – novità di quest’anno – dell’Arma generale dei Carabinieri e della Fondazione antimafia Antonio Caponnetto. Il rapporto, infatti, con la collaborazione delle forze dell’ordine viene svolto da 19 anni, ma per il 2018 si è fatto un ulteriore passo avanti attraverso il coinvolgimento dell’Arma dei carabinieri in modo diretto.

Le mani della mafia

Non si tratta, dunque, di un rapporto elaborato da animalisti per gli animalisti, ma di un’“analisi che si sofferma sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nei settori che coinvolgono gli animali”, come precisa Troiano, e cioè di uno studio che intende verificare come gruppi di stampo mafioso cerchino sempre più di “impossessarsi” della gestione di un settore che può portare notevoli introiti economici.

La criminalità organizzata o “gruppi di individui legati o dal concorso o da vero vincolo associativo”, si rivelano essere sempre più protagonisti di reati associativi a danno degli animali, ma anche di tutti i cittadini, visto che si tratta di azioni criminose che ledono l’intera comunità quando si parla di utilizzo di soldi risorse pubbliche o di minare la salute dei cittadini.

Il Rapporto ha analizzato dati provenienti dall’83% delle Procure italiane – tra quelli delle Procure ordinarie e delle Procure presso i Tribunali per i minorenni – e riferiscono di un fascicolo aperto per reati contro gli animali ogni 55 minuti, nel 2017, per un totale 8.518 fascicoli (3.869 a carico di noti e 4.649 a carico di ignoti) con 5.310 indagati. Esaminando, poi, i dati di un campione di 98 Procure su 140 che hanno risposto sia quest’anno che l’anno passato (un campione pari al 70% di tutte Procure ordinarie), si evince che “i procedimenti nel 2017, rispetto al 2016, sono aumentati del +3,74% (7.100 fascicoli nel 2017 e 6.844 nel 2016), appunto, mentre gli indagati sono diminuiti del -1,08% (4487 indagati nel 2017 e 4536 nel 2016).

Cala l’attività investigativa

“Si tratta di un brutto segnale perché per noi significa che è calata l’attività investigativa relativa ai reati compiuti su animali, per cui emergono le denunce per maltrattamenti piuttosto che reati legati alla criminalità organizzata o compiuti da gruppi”, spiega Troiano. In ogni caso, facendo una proiezione di questo dato, si arriva a stabilire che ogni giorno sono stati aperti in media 26 fascicoli – uno ogni 55 minuti, appunto – e sono state indagate persone ogni 90 minuti. Ciò significa che nel 2017 l’incidenza di questo tipo di reati è stata di 15,38 procedimenti ogni 100.000 abitanti con un tasso di 9,60 indagati ogni 100.000 abitanti.

Quali reati contro gli animali

Se è vero che il reato più contestato e per il quale risulta il maggior numero di indagati è quello relativo al maltrattamento (+ 3% dei procedimenti rispetto al 2016), è altrettanto vero, come ribadisce Troiano, che è necessario prestare molta attenzione a reati come il traffico di cuccioli, ad esempio, che con lo 0,68 delle contestazioni rispetto al totale ha subito un incremento del 10%. Stesso ragionamento per ciò che riguarda l’organizzazione di combattimenti tra animali e le competizioni non autorizzate, pari allo 0,29%, con un aumento rispetto all’anno precedente del +4,54%.

Il business dei combattimenti

Quello dei combattimenti per Troiano è un vero allarme perché in questi casi è stato più volte  provato il coinvolgimento di soggetti appartenenti alla camorra, alla sacra corona unita, al clan Giostra di Messina e ad alcune ‘ndrine. Proprio a contrasto di questo fenomeno – che ha portato al ritrovamento di cani di razze prestigiose rubati, di altri che riportavano ferite profonde dovute alle lotte, ad esempio – la Lav ha riattivato il numero dedicato SOS Combattimenti” – 064461206.

E quello dei canili e dei macelli clandestini

Ma non sono solo i combattimenti a dover destare preoccupazione, perché “qualsiasi attività che possa portare ad introiti economici è soggetta all’interesse di gruppi criminali”, spiega Troiano. Accade quando la delinquenza si inserisce all’interno degli appalti per la gestione dei canili, ma anche per ciò che riguarda la macellazione clandestina. “Ogni anno spariscono 150mila animali – fa sapere il criminologo -: l’ipotesi è che in parte vengano rubati per la macellazione clandestina che potrebbe entrare nel circuito alimentare causando problemi sanitari alla popolazione, come è già successo. Talvolta si riscontra frode: animali che muoiono per malattie, invece che essere smaltiti in modo legale – con i costi che ne conseguono – vengono sotterrati; infine alcuni animali non sono mai esistiti nella realtà ma solo sulla carta per ottenere fondi”.

Sono numerosi poi i reati venatori e i  casi in cui gli animali vengono usati per intimidire o per “insegnare” la violenza. Per Troiano “è ormai un dato acquisito che nella questione criminale rientrano pienamente condotte delinquenziali che vedono gli animali mero strumento per introiti e proventi illeciti”. Siccome poi “la diffusione della criminalità zoomafiosa è favorita anche da un sistema normativo repressivo non sempre efficace” il rapporto si pone come uno strumento utile per fornire indicazioni sulle risorse da investire per investigare.