Caldaia, il tecnico vuole 400 euro per il certificato di conformità: è giusto?

Caro Salvagente,

pongo gentilmente un quesito: mia madre ha fatto fare il controllo della caldaia. Per la prima volta la ditta di manutenzione ha voluto la fotocopia del certificato di conformità. Se non lo trovavamo (ho rovistato mezza mattina), dovevamo rifarlo con un costo di 400 euro. Vi risulta questa nuova normativa che sembra del 2018? Grazie come sempre di tutto!

Patrizia Giusti

Gentile Patrizia ci sembra una richiesta alquanto bizzarra come ci spiega anche il nostro esperto Mauro Zanini, per anni responsabile Energia della Federconsumatori e oggi direttore ricerche, di Isscon, l’Istituto studi sul consumo, presieduto da Rosario Trefiletti. Ecco il suo parere:

Vorrei intanto rassicurare la lettrice che in materia non ci sono normative entrate in vigore recentemente. Cominciamo col dire che il certificato di conformità dell’impianto viene rilasciato dall’installatore e non dalla ditta di manutenzione. Il Dm 37/2008 prevede che qualora il proprietario sia sprovvisto di tale documento (l’ha perso oppure l’impianto è talmente vecchio che all’epoca non era obbligatorio) può ottenerlo rivolgendosi esclusivamente a professionisti abilitati, ad esempio studi di ingegneria, che possono rilasciare il Diri, la Dichiarazione di rispondenza dell’impianto di riscaldamento. Anche in questo caso dunque non è mai il manutentore l’interlocutore del consumatore.

Il certificato di conformità viene richiesto alla prima manutenzione dell’impianto e accluso nel libretto di impianto. Nel caso della signora Patrizia se il manutentore non era anche l’installatore dell’impianto non avrebbe potuto effettuare la dichiarazione e quindi la richiesta sarebbe priva di fondamento, se non proprio truffaldina. Ribadiamo: non c’è alcun nuovo obbligo in vigore e  i certificati di conformità li rilasciano solo gli installatori o i professionisti abilitati.