All’orizzonte di medici, avvocati, ingegneri, architetti un nuovo caos esodati?

Un nuovo caso esodati. È quello che sta agitando i sonni di tutti i lavoratori con periodi di iscrizione e contribuzione alle Casse professionali (medici, avvocati, notai, ingegneri, architetti, etc.) che hanno chiesto la pensione appellandosi al cumulo di due o più periodi di contribuzione e vivono oggi, senza averne colpa, le stesse ansie degli esodati di ieri.

Per effetto della legge 24 dicembre 2012, n. 228 come modificata dalla legge 11 dicembre 2016, n. 232  i liberi professionisti hanno oggi la possibilità di cumulare più periodi “non coincidenti” di contribuzione ai fini del perfezionamento del requisito utile per la pensione, ivi compresa quella anticipata. Il Salvagente ha dato a suo tempo notizia dell’emanazione della circolare INPS n. 140 del 12 ottobre 2017 con cui si fornivano le ultime istruzioni operative. Pare oggi necessario e giusto riprendere l’argomento per esprimere la preoccupazione che possano ripetersi anche per questi lavoratori le stesse vicissitudini vissute dai lavoratori “esodati” colpiti dagli effetti perversi (e non avvertiti per tempo) della legge Fornero.

I fatti

Per presentare domanda, è stato necessario lasciare il lavoro dipendente, rassegnare le dimissioni ed esaurire il proprio periodo di preavviso.

La circolare INPS n.140/2017, pur fissando in maniera chiara le istruzioni operative, stabilisce che il pagamento complessivo dei trattamenti pensionistici in costanza di cumulo è effettuato dall’INPS, che stipula apposite convenzioni con gli enti di previdenza interessati, ciascuno in relazione alla propria quota.

E qui sorge il problema! Ci sono le leggi, ci sono le circolari operative ma ancora mancano “all’appuntamento” le apposite “convenzioni” tra INPS e casse professionali. Sono trascorsi 5 mesi dal 12 ottobre 2017  e non una sola domanda di pensione, per quanto se ne sa, è stata accolta e messa in liquidazione. Con la temuta conseguenza che, finiti i termini di preavviso, gli interessati resteranno senza lavoro retribuito e senza pensione.