Riscaldamento: gas, gpl, gasolio o pellet…cosa inquina di più?

Innovhub Stazioni Sperimentali per l’industria (Camera di commercio  Metropolitana di Milano, Monza- Brianza Lodi) ha condotto uno studio comparativo sulle emissioni degli apparecchi a gas, gpl, gasolio e pellet. Dalla ricerca, in particolare, è emerso come i piccoli apparecchi alimentati a biomassa solida, cioè a legno, impattino in maniera rilevante sul valore delle emissioni inquinanti nel settore domestico, soprattutto per quanto riguarda sostanze come il benzo[a]pirene e il particolato. Anche il pellet ha dimostrato di essere inquinante, certo non ai livelli della legna, ma i livelli di emissioni di ossido di azoto e composti organici volatili sono abbastanza alti. L’infografica di seguito tutti i dati rilevati dalla ricerca:

L’indagine ha, inoltre, raccolto una serie di dati sull’impatto ambientale delle apparecchiature a pellet analizzando le performance in relazione al fattore “invecchiamento” e alla manutenzione effettuata. Da questo punto di vista è emerso che non c’è una correlazione diretta tra la tipologia, la classe dell’apparecchio o il tipo di combustibile.  L’abbassamento del livello delle performance sarebbe invece più legato a fenomeni di instabilità e degenerazione delle prestazioni.

Che danni provoca una “cattiva” aria all’interno dell’abitazione? L’inquinamento atmosferico è il primo tra i fattori di rischio per la salute, tra quelli ambientali. Tra le patologie legate a sostanze inquinanti presenti nell’aria che respiriamo ci sono i tumori al polmone, problemi cardiocircolatori, ma anche disturbi cognitivi.

In Italia, da questo punto di vista, la situazione non è delle migliori: dallo studio Viias del ministero della Salute emerge come solo il 19% di tutti gli italiani viva in aree in cui si rispetta del limite di OMS del PM 2.5, una sostanza cancerogena,  ovvero i valori siano sotto i limiti dei 10 micorgrammi per metro cubo. La stragrande maggioranza della popolazione vive, invece, in aree dove il il dato è superiore.

L’impatto di questa situazione è enorme, i dati parlano di 34 mila decessi annui attribuibili al pm 2,5 di cui 22.500 nelle regioni del nord. Casi che potrebbero essere evitati se fosse ridotto il livello di concentrazione di questa sostanza nell’aria.  A ciò si aggiunge il fatto che per chi rimane la vita è può ridursi fino a 10 mesi, 14 per chi vive al nord.