Contro lo spreco la Svizzera vuole sperimentare la vendita di farmaci sfusi. Perché non copiarla?

Confezioni o blister, sovradosati rispetto alla terapia prescritta dal medico. Non è certo raro e si tratta di uno spreco enorme. Uno studio curato dalla sezione giovani dell’Anaao, l’associazione dei medici e dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale, quantifica in 6mila tonnellate i farmaci che gettiamo ogni anno.

Un caso classico è quello degli antibiotici. Sono spesso in scatole da 5 compresse, quando il ciclo di terapia invece è di sette giorni, quindi il paziente è costretto a comprare due scatole e 3 compresse vanno sprecate.

Un fenomeno contro il quale in Svizzera è stato deciso di sperimentare la vendita di farmaci sfusi. È quanto ha stabilito il Consiglio nazionale della Confederazione elvetica che ora è in attesa dell’approvazione da parte delle autorità locali.
Secondo l’Ufficio federale dell’ambiente, i “vantaggi di una vendita sfusa”, oltre allo spreco ridurrebbero anche i rischi di automedicazione irresponsabile con le pillole rimaste nella confezione. Con notevoli risparmi anche per le assicurazioni malattie.
Il governo elvetico si è detto favorevole.

Una ricerca pubblicata recentemente in Francia sulla vendita sfusa ha mostrato che la pratica ha permesso di ridurre il numero di pasticche dispensate del 10%.