Panettoncini per bambini: il nostro test su 7 tra i più venduti

Roba da bambini? Non proprio, almeno non ai sensi delle norme europee che relegano la definizione prima infanzia ai minori di tre anni e considerano pienamente adulti tutti coloro che hanno superato, anche di un giorno, i 36 mesi.

Ma non essendo giuristi, i nostri lettori non faticheranno a catalogare i panettoncini o i pandorini, molto evidenti in questi giorni sugli scaffali della grande distribuzione, come un dolce da regalare ai propri figli. E come potrebbe essere altrimenti con quel formato e quelle scatolette, spesso arricchite da invitanti personaggi dei cartoni o dalle squadre del cuore? E poi è proprio la scelta degli ingredienti a orientare l’acquisto: niente canditi nei panettoni (così invisi ai più piccoli), largo invece all’uvetta amata proprio dai bambini.

Rompiamo le scatole

Si tratta davvero di un dolce da bambini? È questa la domanda che si è fatta il Salvagente e che abbiamo rivolto ai laboratori di Chimica degli Alimenti della facoltà di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, coordinati dal professor Alberto Ritieni.

A lui abbiamo chiesto di “rompere le scatole” di 7 panettoncini venduti nella grande distribuzione e di misurare le micotossine presenti. Un’analisi che ha preso tutte le principali, dal Don, alle aflatossine, dalle enniatine alle ocratossine, per un totale di 21 sostanze cercate.

Perché proprio le micotossine? Perché la loro tossicità è nota e perché gli organismi più indifesi sono proprio quelli dei bambini. Un recente studio dell’Agenzia nazionale francese per la sicurezza alimentare, per esempio, definisce “preoccupante” l’esposizione in età pediatrica alle micotossine contenute nei cibi.

Le buone notizie

Partiamo subito dalle buone notizie: nelle analisi che abbiamo realizzato non abbiamo rinvenuto alcuna traccia di Don (la micotossina diventata famosa per la sua presenza regolare nel grano utilizzato per la pasta), né delle pericolose e cancerogene aflatossine. A voler essere pignoli abbiamo trovato 0,04 ppb di aflatossina G1 nel Mottino, ma si tratta di una presenza trascurabile, non pericolosa e molto vicina al limite di sensibilità del metodo.

Più frequenti, invece, le tracce di enniatine che sono considerate dall’Unione Europea delle micotossine emergenti e quindi tenute sotto stretta sorveglianza da qualche tempo: per il momento l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare ha concluso che in mancanza di dati rilevanti sulla loro tossicità, non è stata possibile una valutazione del rischio. Dunque non ci sono limiti e la loro presenza in tutti i campioni che abbiamo analizzato non può essere considerata preoccupante per mancanza di prove tossicologiche a conforto.

Cosa tenere sotto controllo

Discorso più complesso per la micotossina T-2. In questo caso, pur non essendoci limite europeo, probabilmente perché si tratta di sostanze meno diffuse e più rare, il profilo tossicologico esiste. Come e più del Don, possono interferire sulla sintesi proteica cellulare e dare infiammazioni intestinali: si calcola che abbiano effetti cento volte superiori a quelli del Don. Una Raccomandazione Europea del 2013 consiglia agli Stati membri di monitorare i prodotti da forno e di pasticceria che superino i livelli indicativi di T-2 di 25 ppb e quelli destinati ai bambini che oltrepassino la soglia di 15 ppb. Superati questi livelli, spiega la Raccomandazione 2013/165 “occorre effettuare indagini, soprattutto in caso di riscontri ripetuti”. La raccomandazione è chiara nell’affermare che questi limiti non corrispondono ai livelli di sicurezza degli alimenti, dunque l’unico riferimento è la Tdi, la dose giornaliera tollerabile che è 0,1 ppb per chilo di peso corporeo dell’uomo. Considerando i due valori trovati nei prodotti Balocco e Cova e ipotizzando un bambino di 20 chili, un panettoncino porterebbe al 10% della quota ammissibile di micotossina T-2. Niente di preoccupante ma una presenza pur sempre da tenere sotto controllo, soprattutto se si considera che nella dieta ci sono altri cereali possibili fonti di T-2.

Con le mani nell’uvetta

Per finire la nostra tornata di analisi, ci siamo presi la briga di controllare anche l’uvetta come ingrediente dei 4 panettoncini che la prevedevano. In laboratorio, con una pazienza certosina, l’ingrediente è stato isolato dal dolce per sottoporlo all’analisi dell’ocratossina A che rappresenta una delle micotossine più comuni in caso di cattiva conservazione del prodotto finito. Il dubbio che volevamo scongiurare è che la scelta di questi ingredienti non fosse particolarmente curata. Per essere chiari, volevamo controllare che non fossero usate uvette contaminate, contando sul fatto che essendo diluite nell’intero panettone, rientrassero nei limiti massimi di legge. In tutti i casi queste paure sono state, per fortuna, scongiurate: anche prese da sole, le nostre uvette sono circa 100 volte sotto il limite di legge. Buon segno per una produzione tanto delicata.