Se Monsanto arruola anche le femministe nella crociata contro il bio

Le mamme che insistono sul cibo biologico? Genitori arroganti e snob che “hanno bisogno di avere sotto controllo tutto quando si tratta dei loro figli, persino il modo in cui il cibo viene coltivato e trattato”.

Parole di Julie Gunlock, direttrice del progetto IWF “Culture of Alarmism” (la cultura dell’allarmismo). Cos’è l’IWF? vi starete giustamente chiedendo.

Ebbene, sotto la sigla Independent Women Forum e dietro l’apparenza di una agguerrita Ong statunitense che si interessa ai problemi femminili, c’è un gruppo che da 25 anni ha raccolto milioni dalle fondazioni segrete dei fratelli Koch e di altri miliardari di destra per portare avanti la sua missione di “aumentare il numero di donne che apprezzano i mercati liberi e la libertà personale”.

Come ha scritto Joan Walsh in The Nation sono le “femministe” che fanno il lavoro sporco di Koch”. Che di interessi ne ha davvero tanti, dalle industrie del petrolio a quelle dei fertilizzanti, della chimica, del gas naturale dei media (Time, Fortuny, People e tanti altri giornali).

L’Iwf, negli ultimi tempi, però, si sta specializzando nel difendere la libertà delle corporation di vendere prodotti tossici e inquinare l’ambiente. Logico che sulla loro strada incontrasse Monsanto.

Un incontro non casuale e neppure segreto tanto che gli abbracci della dirigenza Iwf con lo staff Monsanto sono stati immortalati da molti fotografi. Non casuale, perché avviene dopo che l’American Medical Association aveva pubblicato uno studio di Harvard che implicava i cibi trattati con pesticidi nei problemi di fertilità.

“Balle” tuonano le femministe proindustria. E come potrebbero altrimenti, dopo aver condotto un ciclo di conferenze sponsorizzate da Monsanto per sostenere che le donne possono trarre benefici ignorando le preoccupazioni “allarmiste” sulle sostanze chimiche tossiche, in particolare quelle relative ai pesticidi.

I messaggi sono chiari: la condivisione di informazioni sulle sostanze chimiche pericolose nei prodotti di consumo porta a “spreco di fondi pubblici, costi più elevati e merci inferiori per i consumatori, meno posti di lavoro … e una popolazione americana inutilmente preoccupata e meno libera”. E chi, come le mamme americane, si preoccupa del cibo che somministra ai propri figli dovrebbe vergognarsi.

Un messaggio che fa molta presa negli Usa di Trump e chissà che non passi l’oceano, per approdare ora anche a Berlino dove si presume che sarebbe molto apprezzato dal neonato big dei pesticidi nato dalla fusione tra Bayer e Monsanto. Chissà, forse di qui a pochi mesi qualche conferenza sulla cultura dell’allarmismo potremo vederla anche a Bruxelles