Rispetto dei lavoratori e dell’ambiente, gli svizzeri vogliono multinazionali etiche

La Svizzera potrebbe presto lasciare fuori dai suoi confini le multinazionali che non assumono comportamenti etici nei confronti dei lavoratori e dell’ambiente. Non è certo se e quando l’iniziativa popolare “Per imprese responsabili” verrà votata dai cittadini, ma già si contano le prime prese di posizione delle multinazionali che minacciano di lasciare il paese. La prima ad uscire allo scoperto è stata Vitol, gigante delle materie prime, che per bocca del presidente della direzione Gérard Delsad ha fatto sapere: “Se la Svizzera non vuole più essere una piattaforma di negoziazione di materie prime ne prendiamo atto; quello di cui abbiamo bisogno è di potere continuare a lavorare in un ambiente sereno e stabile”.

Cosa prevede l’iniziativa popolare

Facciamo un passo indietro. L’iniziativa popolare “Per imprese responsabili“, promossa da un comitato di 85 organizzazioni no profit, è stata depositata il 10 ottobre 2016 con 120.418 firme valide. L’iniziativa chiede che le imprese aventi sede statutaria, amministrazione centrale o centro d’attività principale in Svizzera siano obbligate a usare regolarmente la dovuta diligenza individuando le ripercussioni della loro attività economica sui diritti umani e sull’ambiente. Dovrebbero inoltre essere tenute a rendere conto dei risultati ottenuti in seguito all’applicazione di tale obbligo di diligenza. Qualora un’impresa svizzera commetta una violazione dei diritti umani o delle norme ambientali, la responsabilità della violazione in questione ricadrebbe su di essa anche se commessa da una sua filiale all’estero. Le imprese svizzere sarebbero quindi ritenute responsabili anche per le attività delle aziende sulle quali esercitano un controllo economico senza partecipare attivamente agli affari operativi.

Il Consiglio federale punta alle norme esistenti

Se, da un lato il Consiglio federale attribuisce grande importanza al rispetto dei diritti umani e alla protezione dell’ambiente ritiene, d’altro canto, che l’iniziativa popolare sia fin troppo ambiziosa. Il Consiglio, invece, vorrebbe far leva sugli strumenti esistenti, incoraggiando ad esempio l’elaborazione di norme internazionali che mirino a una gestione responsabile delle imprese e impegnandosi ad attuarle in Svizzera. Inoltre, anche gli sforzi della Svizzera relativi alla cooperazione internazionale contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi principali proposti dall’iniziativa.

Infine, il Consiglio federale rinvia ai tre piani d’azione recentemente approvati, con i quali l’economia svizzera viene esortata a rispettare i diritti umani e l’ambiente: il piano d’azione nazionale del 9 dicembre 2016 per l’attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, il piano d’azione del 1° aprile 2015 sulla responsabilità sociale d’impresa e infine il rapporto del 20 aprile 2016 “Economia verde: le misure della Confederazione per preservare le risorse e garantire il futuro della Svizzera”, che rappresenta uno sviluppo del relativo piano d’azione approvato nel 2013.