L’esperienza di COVA Contro: con il crowdfunding, i test dal basso

Succede che quando i controlli ambientali pubblici sono inefficaci un gruppo di cittadini – dotati di senso civico – fondano un’associazione e si sostituiscono ai controllori. E’ quello che è accaduto in Basilicata dove alcuni cittadini nel 2013 hanno fondato prima un’associazione, COVA Contro, e dopo due anni una raccolta fondi, Analizziamo la Basilicata, per dare concretezza alle loro campagne di sensibilizzazione ambientale. Ne abbiamo parlato con Giorgio Santoriello, uno dei membri dell’associazione, che da Bolzano continua a seguire con interesse le vicende che riguardano la sua terra d’origine. “L’idea ci è venuta a causa della totale mancanza di fiducia nelle istituzioni pubbliche, a partire dall’Arpa, che hanno il compito di tre controlli pubblici sull’ambiente e sulla filiera alimentare”. “Prima – continua Giorgio – abbiamo iniziato da azioni di sensibilizzazione della popolazione e dopo abbiamo cercato di dare concretezza alle nostre campagne. Così abbiamo deciso di avviare un crowfunding e fare analisi”.

Quali sono state le prime analisi che avete effettuato?

Avevamo notato una melma nerastra affiorata alla foce del fiume Cavone. Mentre le analisi pubbliche dicevano che si trattava di un fenomeno naturale, le nostre analisi avevano in quell’occasione rilevato la presenza di idrocarburi pesanti, boro, manganese e altri metalli pesanti.

Come giustifichi questa differenza nei risultati?

Capita spesso. I controllori pubblici in presenza di un problema invece di affrontarlo cercano di nasconderlo. Nel caso di specie, le analisi erano state fatte male perché si trattava di melma e in quanto tale doveva essere analizzata separatamente la parte liquida da quella solida.

Le analisi che hanno fatto più discutere?

In generale quelle che riguardano gli alimenti: dal formaggio alla carne podalica contaminata con idrocarburi pesanti alle ultime sul pandoro Maina contenente ocratossina.

Avete subito minacce o pressioni?

Spesso gli amministratori locali hanno minacciato denunce per procurato allarme ma fino ad oggi non abbiamo mai ricevuto nessuna contestazione. D’altronde noi ci muoviamo con i migliori laboratori di analisi, tutti accreditati, e difficilmente abbiamo sbagliato la valutazione del rischio. In più, delle analisi comunichiamo sempre l’esito all’Efsa che, tuttavia, fino ad oggi ha sempre deluso per la sua mancanza di risposte.

In due anni quanto avete raccolto con il crowdfunding?

Circa 18mila euro a fronte di zero investimenti di marketing. La nostra attività di comunicazione si gioca soprattutto attraverso il passaparola, i social network, i convegni che organizziamo per sensibilizzare l’opinione pubblica. I nostri maggiori sostenitori sono i cittadini lucani ma iniziamo a contare estimatori in tutta Italia. Tutte le donazioni e le spese sono pubbliche e sono raccolte sulla pagina Open Collective.