Antibiotico resistenza: “Il piano della Salute è del tutto insufficiente”

“Il piano del ministero della Salute per contrastare l’antibiotico resistenza (Amr) è del tutto insufficiente: visto il consumo attuale di farmaci negli allevamenti per raggiungere gli obiettivi europei il taglio del 30% è decisamente poco, servirebbe una riduzione più drastica del 70%“. Venti associazioni, tra cui Legambiente, Greenpeace, Ciwf, Cgil, Cittadinanzattiva e Mdc, hanno rivolto un appello a Stefano Bonaccini, presidente della  Conferenza delle Regioni a cui il ministero della Salute ha trasmesso la bozza di Piano nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico Resistenza (PNCAR), per denunciare l’insussistenza dell’azione che l’Italia vuol mettere in campo per raggiungere l’obiettivo che la Ue ha fissato per il 2020.

Un taglio del 30% non ci porta in Europa

I numeri dell’over consumo italiano danno ragione alle stesse associazioni. L’ultimo rapporto Esvac sul consumo di antibiotici in Europa, stilato dall’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, mostra che la vendita di antibiotici in ambito veterinario in Italia è stata enorme nel 2014, corrispondente a 359,98 mg/kg pf PCU. La media Ue nel 2014 era di 152,9 mg/kg, meno della metà.
Sulla base di tali dati, il target di riduzione del 30% in ambito veterinario proposto dalla bozza di piano rischia, soprattutto, di non affrontare la minaccia in modo tempestivo e significativo. Ipotizzando – si legge in una nota delle venti associazioni – un consumo simile a quello sulle vendite dell’anno 2014 la riduzione del 30% entro il 2020 significherebbe, a quella data, un consumo di 251,98 mg/kg, quindi ancora eccezionalmente elevato, quasi il  doppio della media europea nell’anno 2014.

Legambiente: “Su quali dati la Salute stima il meno 30%”

Spiega al Salvagente Nino Morabito, responsabile Fauna e Benessere animale di Legambiente: “È chiaro che la risposta all’antibiotico resistenza del governo è totalmente inadeguata. Parliamo di un rischio sanitario, la prima causa di morte secondo l’Oms nel 2050, e tra i tanti lati oscuri della bozza di Piano c’è il fatto che il ministero stima un taglio del 30% su quale consumo effettivo? Si parla genericamente rispetto al 2016 ma nella bozza non c’è alcun numero. L’ultimo dato ufficiale è quello Esvac 2014. Chiediamo pertanto chiarezza, non capiamo la chiusura rispetto alla associazioni della società civile e per questo ci siamo appellati alle Regioni e sosteniamo un taglio del 70% in Italia per raggiungere l’obiettivo europeo”.

La riduzione deve essere del 70% negli allevamenti

Per raggiungere il target europeo, sostengono le associazioni, il taglio dovrebbe puntare almeno al 70% entro il 2020. “Raggiungere la riduzione del 70% in Italia è certamente possibile, considerando quanto sono elevati gli attuali livelli di consumo e sapendo che, ad esempio, l’uso di antibiotici in Svezia è già oggi di soli 11,5 mg/kg“.
In Olanda, dove sono presenti grandi allevamenti intensivi di maiali e vitelli, è stato stabilito un target di riduzione dell’uso pari al 50% fra il 2009 e il 2013, e del 70% fra il 2009 e il 2015.
L’Olanda ha ridotto il suo consumo del 64,5% fra il 2009 e il 2016 e del 69% fra il 2007 e il 2016. Il livello olandese di uso nel 2007 era di 179 mg/kg, nel 2009 era di 165 mg/kg, nel 2014 era pari a 86,4 mg/kg, e nel 2016 era di 58 mg/kg.
“Questi dati – proseguono le 20 associazioni – mostrano che l’Italia, che parte da un consumo elevatissimo, deve puntare ad una riduzione del 70% del consumo nel 2020 rispetto all’anno 2014, il che porterebbe il consumo a 107,99 mg/kg, rimanendo comunque ancora ad un consumo doppio rispetto al consumo dell’Olanda nell’anno 2016″.

Chiarezza sui numeri e sul metodo di raccolta

Un altro aspetto criticato dalle associazioni è sul consumo effettivo di antibiotici in ambito veterinario. “Il piano deve quindi spiegare quali dati di consumo, raccolti da chi e con quale metodo, utilizza relativamente all’anno 2016 per stabilire la riduzione del consumo prevista al 2020″.

Le associazioni chiedono inoltre che siano monitorate le resistenze nei conigli, considerato l’ampissimo uso di antibiotici in questa filiera, e che l’MRSA sia aggiunto ai patogeni da monitorare.

Stop all’uso preventivo degli antibiotici

“La bozza di piano – prosegue la nota critica – attualmente non fa nessun riferimento all’uso preventivo e routinario. Per questo il piano deve assolutamente prevedere il divieto dell’uso routinario degli antibiotici, soprattutto nel caso di trattamenti di gruppi in cui nessun animale è malato. Mettere fine all’uso profilattico di routine non comprenderebbe la profilassi non di routine, come l’uso in caso di necessità dell’animale dopo un parto difficile, un’operazione o una ferita. Il piano deve prevedere che qualsivoglia uso preventivo di antibiotici di importanza critica sia assolutamente vietato. Gli antibiotici di importanza critica dovrebbero essere utilizzati solo su singoli animali in cui sia stata testata l’inefficacia di altri antibiotici”.