Falso extravergine, in Inghilterra finiscono sotto accusa gli oli italiani

L’aumento vertiginoso dei prezzi dell’olio extravergine d’oliva saliti fino al 40% – unitamente alla svalutazione della sterlina per l’effetto della Brexit – ha insospettito le autorità di controllo inglesi. La Rural Payments Agency, l’agenzia per il supporto e lo sviluppo rurale britannica, lo scorso agosto ha pubblicato un report, nel quale si evince che, su 131 campioni totali analizzati negli ultimi due anni, ben 43 sono risultati “viziati” o di non buona qualità. Sotto accusa sono finiti i produttori spagnoli e italiani, i principali esportatori in Inghilterra di extravergine.

L’inganno al consumatore

Come riporta Teatronaturale.it citando un articolo aparso su The Telegraph, alla prova organolettica questi oli extravergini sarebbero risultati “rancidi” e quindi declassati a semplici vergini. Peccato che il consumatori li abbia scelti e pagati per extravergine. Un inganno ancora più inaccettabile se pensiamo che i prezzi di importazione, secondo l’agenzia Mintec, sono passati da 2.655 sterline a tonnellata del gennaio 2016 alle 4.883 sterline a tonnellata per l’olio italiano e da 2.412 a 3.435 sterline a tonnellata, nello stesso arco temporale per quello spagnolo. E per le tensioni sui prezzi italiani, per la nuova annata olearia si parla di incrementi vicino al 60%: chi vigilerà sulla qualità che finisce in bottiglia?