La guerra dei pelati e il rischio di aumenti per il pomodoro

È braccio di ferro tra agricoltori e industria conserviera sul prezzo dei pomodori. Una guerra dei pelati che rischia però di pesare sui consumatori finali. L’allarme è stato lanciato dalla Cia, la Confederazione italiani agricoltori: l’industria offrirebbe tra gli 82 e gli 87 euro per tonnellata, cifra irricevibile dai agricoltori che non possono scendere sotto i 95 euro per la varietà tonda (quella destinata alla passata) e 105 euro per quella lunga (idonea alla trasformazione in pelati). Una forbice di circa il 30% che rischia di alterare i prezzi lungo la filiera.

Il rischio evidenziato da Onofrio Giuliano presidente di Confagricoltura Foggia è che “al ribasso dei prezzi di ritiro della materia prima” segua anche “un rialzo per il consumatore finale, sia per passata che per pelati, dovuto anche all’esigenza dell’industria conserviera di rientrare velocemente dalle perdite degli anni precedenti che stanno determinando il braccio di ferro sui prezzi”.

Le parti sedute al tavolo per il rinnovo dei contratti di fornitura chiedono un intervento del ministero delle Politiche agricole visto che alla raccolta dei pomodori mancano meno di due mesi.

La campagna “Spolpati”

La campagna #FilieraSporca, promossa dalle associazioni daSud e Terra!, ha presentato nei mesi scorsi il rapporto “Spolpati, la crisi dell’industria del pomodoro tra sfruttamento e insostenibilità”, a cura di Terra! Il dossier, terzo rapporto della campagna che ha l’obbiettivo di ricostruire il percorso dei prodotti agroalimentari dal campo allo scaffale del supermercato.

“Spolpati” ha fatto emergere con maggiore evidenza gli altri elementi distorti della filiera. Oltre alla raccolta a mano, sempre più marginale perché sostituita dalle macchine, una criticità sostanziale è rappresentata dalle cosiddette organizzazioni dei produttori (OP). In gran parte dei casi controllate da ex commercianti e non da reali produttori, dovrebbero svolgere un ruolo di intermediazione tra la parte agricola e quella industriale. Tuttavia, il contratto concluso ogni anno tra le rappresentanze delle OP e quelle degli industriali, nel Sud Italia, non ha alcun valore vincolante. È un cosiddetto “prezzo di massima”. In caso di abbondanza di materia prima, il prezzo d’acquisto cala vertiginosamente, come accaduto nel 2015, quando il pomodoro tondo è stato acquisito anche a 6 centesimi al chilo (a fronte di un prezzo da contratto pari a 9,5 centesimi). Quando c’è carenza, come accaduto quest’anno, il prezzo sale. A settembre, l’industria si è trovata ad acquistare pomodoro anche a 13 centesimi al chilo (a fronte di un prezzo da contratto di 8,7 centesimi).

Le richieste di #FilieraSporca

Le raccomandazioni del rapporto “Spolpati” propongono infine una serie di azioni di legge, che consentirebbero nell’immediato di rendere la filiera più trasparente: abolire le aste on-line con il doppio ribasso; riformare il sistema delle OP nel Sud Italia, rendere vincolante il contratto, come avviene nel Nord Italia, varare una legge sulla trasparenza fondata sull’etichetta narrante.

Il test di Salvagente sulle migliori passate

Ma quale passata scegliere? Nel numero di marzo 2016 abbiamo “Passato al setaccio” 16 grandi marchi portando in laboratorio altrettante passate di pomodoro a caccia di pesticidi, muffe e “pericoli cinesi“. Chi volesse controllare la classifica dell’eccellenza itlaiana può acquistare qui il numero dedicato alla “salsa rossa”.