La Francia approva la legge anti-anoressia: modelle in passerella dopo visita medica

La Francia ha approvato una legge che obbliga le modelle a fornire un certificato medico per lavorare. Inoltre,  dal primo ottobre sarà obbligatorio sotto le foto la dicitura “fotografia ritoccata”. E’ stata pubblicata oggi in Gazzetta ufficiale la cosiddetta legge ‘anti-anoressia’, attesa da tempo (il testo era stato votato a gennaio 2016) e mirata a “prevenire i disturbi del comportamento alimentare”, in particolare tra le giovani.

Il certificato medico dovrà essere rilasciato da un medico del lavoro “dopo la visita generica e preventiva o esami medici” previsti dal codice del lavoro. Valido per un massimo di due anni, il certificato dovrà attestare “lo stato generale di salute della persona (…), valutato in particolare rispetto al suo indice di massa corporea, che le permetta di esercitare l’attività di modella”. Regole che si applicano alle modelle di tutti i paesi della comunità europea che lavorano in Francia.

La nostra inchiesta

Acquista qui il numero di maggio del mensile con il test sui prodotti da colazione

Un’epidemia di cui non si parla più molto ma che continua ad avere risvolti drammatici, soprattutto fra le ragazze. Se è vero, infatti, che 3 milioni di italiani sono affetti da disturbi del comportamento alimentare (i medici li chiamano con una sigla fredda, Dca, che non dà il senso della pericolosità), oltre 2 milioni di questi sono donne tra i 13 e i 35 anni. Gran parte dei casi sorgono negli adolescenti ma i sintomi si presentano già a 8 anni di età. E l’età, come hanno testimoniato i dati diffusi in occasione della VI giornata nazionale contro i disturbi dell’alimentazione, mostrano un abbassamento costante dell’età media dei pazienti.  Questi numeri sono contenuti nell’inchiesta che pubblichiamo nel numero in edicola nel quale abbiamo raccolto i pareri di psichiatri e psicotrapeutici che ci hanno raccontato perché non bisogna mai abbassare la guardia

Tra i disordini alimentari, anoressia e bulimia nervosa sono le manifestazioni più frequenti e l’Istituto superiore di sanità spiega che nell’ultimo ventennio sono diventati una vera e pro- pria emergenza di salute mentale per gli effetti devastanti che hanno sulla salute e sulla vita di adolescenti e giovani adulti. Se non trattati in tempi e con metodi adeguati, i disordini alimentari possono diventare una condizione permanente e nei casi gravi portare alla morte, che solitamente avviene per suicidio o per arresto cardiaco.

In particolare l’anoressia colpisce il 95% di chi ha disturbi alimentari è il disturbo più pericoloso dal punto di vista della mortalità – sottolinea la dottoressa Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta che dirige il numero verde SoS Dca della presidenza del Consiglio dei ministri – con il 5-10% dei casi, e si stima che chi ne soffre abbia un rischio di morte dieci volte maggiore rispetto alla popolazione generale. “I disturbi del comportamento alimentare, specie anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata, sono in questo momento in Italia una epidemia sociale che riguarda fasce di popolazione sempre più estese. Negli ultimi 10 anni si è abbassata in modo vistoso l’età di insorgenza con esordi frequenti a 8-10 anni. La patologia non riguarda più solo gli adolescenti ma va a colpire anche bambini in età prepubere, con conseguenze molto più gravi sul corpo e sulla mente”.

L’anoressia è la più mortale delle malattie psichiatriche ma forse una cura è stata trovata. Sulla rivista The Lancet Psychiatry è stato pubblicato un piccolo studio condotto da Andres Lozano, dell’Università di Toronto. In base ai risultati, si può curare l’anoressia cronica sti- molando il cervello in profondità con una tecnica basata sull’impianto di elettrodi. La tecnica è risultata sicura e capace di migliorare il peso e la salute mentale dei pazienti, con un aumento del buon umore, del benessere e una riduzione dell’ansia. Gli esperti hanno testato la stimolazione profonda che oggi si usa per il morbo di Parkinson su 16 pazienti donne molto gravi che non avevano tratto alcun giovamento dalle cure tradizionali: quando i neurochirurghi hanno inserito gli elettrodi nel cervello, questi hanno riattivato le zone implicate nella malattia e nel controllo dei comportamenti. La risonanza cerebrale eseguita prima e dopo l’impianto ha mostrato un aumento del funzionamento dei circuiti nervosi coinvolti nella malattia. Si tratta però di una tecnica invasiva che potrebbe avere effetti collaterali (finora nessuno nelle donne che vi si sono sottoposte) e lo studio è appunto parziale. Meglio comunque, come spiegano gli esperti sentiti in queste pagine, affrontare il problema in modo multidisciplinare con l’aiuto di psicologi, pediatri, medici e dietisti.

 

.