Etichettatura tamponi, la Commissione europea è complice delle aziende

Dopo l’inchiesta sugli assorbenti interni andata in onda nei giorni scorsi sul canale francese France 5 e di cui il Salvagente ha scritto ieri , Le Monde ha chiesto all’europarlamentare Michèle Rivasi (Verts-Alliance libre européenne) perchè è urgente, oltre che fondamentale, che la Commissione europea prenda in considerazione l’obbligatorietà di indicare in etichetta la composizione dei tamponi igienici. “La Commissione è soddisfatta del codice di condotta che hanno approvato le stesse aziende produttrici, ma è evidente che ciò non basta a tutelare le donne dai possibili effetti collaterali”. Esordisce così l’eurodeputata riferendosi alla sindrome da shock tossico, una complicazione – remota ma possibile – dell’infezione  da streptococco aureo. Alcuni medici associano la sindrome proprio all’uso degli assorbenti interni.

Di seguito vi riportiamo – tradotta – una parte dell’intervista del quotidiano francese all’eurodeputata.

Ha mai sollevato la questione  a livello europeo? Lo scorso 29 febbraio ho presentato un’interrogazione all’esecutivo in cui portavo a conoscenza dei commissari la necessità di etichettare i tamponi igienici. Una richiesta di trasparenza avallata anche da una petizione sottoscritta da milioni di cittadine europee. Inoltre, ho supportato lo studio dell’Istituto nazionale del consumo francese che ha trovato negli assorbenti interni tracce di sostanze vietate come gli ftalati. La loro risposta? Un totale mancanza di rispetto. La Commissione “ha preso atto della comunicazione delle autorità francesi del 4 marzo 2016 che non ha evidenziato rischi per le donne. Motivo per cui la decisione finale è stata quella di non prevedere alcuna misura di regolamentazione”.

Quali sono le possibili soluzioni? Ne vedo due: o la Commissione chiede alle multinazionali come Procter & Gamble e Johnson & Johnson di svelare la composizione degli assorbenti interni, oppure è necessario includere i tamponi intimi nella categoria dei dispositivi medici. La regolamentazione per questa categoria di prodotti è, infatti, più stringente e proibisce componenti cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, e richiede ai produttori di indicare la composizione completa. Nel frattempo i consumatori dovrebbero boicottare questi prodotti fino a quando l’etichettatura non sarà obbligatoria.