L’altra Italia: a Bologna c’è Masaniello, la pizzeria che profuma di antimafia

Si può parlare di legalità e di lotta alla criminalità organizzata anche mettendo in piedi un’attività commerciale, nel rispetto dei diritti dei lavoratori e contro ogni tipo di sfruttamento. È ciò che si è concretizzato a Bologna il 10 aprile 2016, un anno fa, e da allora il progetto Masaniello – questo il nome – sta prendendo altre forme, allargando le sue maglie, creando reti sempre più fitte.

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Materie prime speciali

Masaniello è, di base, una pizzeria etica, che utilizza i prodotti provenienti da terre confiscate alla mafia ma anche da associazioni che svolgono un ruolo sociale importante. E allo stesso tempo organizza incontri con le scuole e con i cittadini per parlare di legalità, non solo a Bologna ma in giro per l’Italia. A promuoverlo è stato il comitato Io lotto, nato alcuni anni fa a partire da un gruppo di cittadini napoletani, residenti nel capoluogo emiliano, e attenti alle problematiche della Terra dei fuochi. “Abbiamo deciso immediatamente di sostenere Nco, la Nuova cooperazione organizzata, vendendo i loro prodotti; poi i fratelli Marco e Luca Caiazza stavano per aprire una pizzeria e abbiamo iniziato a ragionare insieme sulla possibilità di dare vita ad luogo che utilizzasse ingredienti etici, oltre che buoni”, racconta Michele Ammendola, ideatore del progetto Masaniello. Gli obiettivi della Nuova cooperazione organizzata – il cui nome ‘risponde’ in senso positivo e costruttivo a quello della nuova camorra organizzata, che a partire dagli anni settanta ha segnato una svolta di brutalità nella storia criminale – sono, infatti, allineati a quelli su cui si basa il progetto Masaniello.

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Dalla Lombardia alla Sicilia

Nel frattempo il comitato Io lotto si è ingrandito allargandosi a tante altre città, dalla Lo
mbardia alla Sicilia: “Il giornalista Sandro Ruotolo è diventato il ‘padrino’ del progetto Masaniello” e don Ciotti lo sostiene. “Ciò che stiamo comunicando è un modello economico che, in pratica , per fare alcuni esempi, utilizza il caffè della coop Lazzarelle, prodotto dalle donne del carcere di Pozzuoli, la mozzarella di bufala campana del caseificio Le terre di  don Peppe Diana, la birra artigianale Cella Zero, prodotta dai detenuti del carcere di Poggioreale” nata per denunciare i soprusi che venivano subiti in quella cella.

Con la macchina di Siani

Il comitato Io lotto viaggia lungo l’Italia cercando di esportare i valori del progetto Masaniello: “Con la macchina di Giancarlo Siani abbiamo intrapreso un viaggio della legalità lungo tutta l’Emilia-Romagna; abbiamo percorso 600 km e incontrato tremila ragazzi, parlato con loro, proiettato video”, racconta Ammendola, che aggiunge: “Abbiamo costruito una rete fitta che coinvolge Arci, Cgil, Libera, Manifesta e chiunque voglia condividere i nostri valori”. E i valori, spesso, sono contagiosi, tanto da fare moltiplicare le esperienze. Così, Masaniello a Bologna è raddoppiato e dalla pizzeria d’asporto di via San Donato, è arrivato fino al Pilastro, periferia est della città di Bologna, nota alle cronache per la strage della Uno Bianca, ma oggi viva e vivace nonostante le problematiche legate ad ogni periferia del mondo. Punto di riferimento di quel quartiere è un circolo Arci – La fattoria – dove ha sede la fattoria urbana della città, da cui prende il nome. “Si era chiuso il periodo di gestione della precedente attività commerciale, contigua al circolo, e ci siamo resi subito conto che un esercizio esclusivamente commerciale era in profonda distonia con i nostri valori – spiega Simone Spataro, presidente del circolo La fattoria -. Volevamo cambiare paradigma e trovare una gestione che fosse coerente con il sistema valoriale di Arci; volevamo, quindi, un soggetto che non servisse solo cibo ma avesse qualcosa da dire”. Ed ecco che si è pensato al progetto Masaniello. E’ stata quindi costituita una cooperativa sociale ad hoc che ‘contenesse’ la pizzeria etica. Dopodiché è stato chiesto un prestito ad una banca, è stato fatto il business plan e La fattoria di Masaniello ha aperto al Pilastro il 25 febbraio scorso, arredato con il mobilio di un ristorante confiscato alla mafia a Reggio Emilia.

La “pizza pagata”

Anche qui, come nell’altro Masaniello, si può acquistare una ‘pizza sospesa’ da lasciare pagata che verrà donata a chi ne ha bisogno. “La filiera è totalmente etica e il profitto non è un’ossessione ma è finalizzato al reinvestimento”, spiega ancora Spataro, il cui auspicio, come quello di Ammendola e del comitato Io lotto, è che Masaniello possa essere un modello esportabile. “Per noi è un progetto emblematico: il circolo La fattoria ha scelto anni fa di togliere le slot machine accogliendo tra i primi una direttiva dell’Arci e oggi ha dato vita a questo progetto. Noi lo abbiamo sostenuto e lo sosterremo anche perché rappresenta un’evoluzione del modello di gestione dei circoli Arci, poiché prevede un connubio innovativo tra una coop sociale e un’associazione di promozione sociale”, scandisce Stefano Brugnara, presidente di Arci Bologna. A settembre, il 15-16-17, si terrà la nuova edizione dell’iniziativa “Alimentiamo il cambiamento”: una sorta di ‘gita’ in terra napoletana per mostrare i luoghi da cui provengono i prodotti etici di Masaniello, ma soprattutto per far comprendere a chi non conosce quelle realtà che anche in zone difficili come Scampia, c’è “gente che resiste”, che lotta contro le cosche, e che sta con forza dando linfa al cambiamento.