Ormoni e Ogm: la guerra dei dazi di Trump e la tutela degli interessi di pochi

Ci risiamo. Gli Stati Uniti di Trump ripartono con la guerra dei dazi, almeno secondo le indiscrezioni del Wall Street Journal, e prendono a pretesto il divieto di importazione in Europa della carne di animali trattati con ormoni della crescita. Un pretesto, a nostro modesto avviso, per forzare la mano a Bruxelles su altri campi, il più sensibile dei quali è quello degli Ogm, oramai onnipresenti nelle colture nordamericane.

Un passo indietro

Era il 1981, quando in Europa si cominciò a parlare di bando delle carni agli ormoni e iniziò lo scambio di accuse con gli Stati Uniti. Dopo 18 anni, il 12 luglio 1999 il Wto (l’organizzazione mondiale del commercio) autorizzò le dogane Usa a imporre tasse del 100 per cento sui prodotti comunitari fino a un totale di 116,8 milioni di dollari. Sanzioni puntualmente pagate dagli europei, senza che per questo la Ue si piegasse.Passano 10 anni e nel 2009 si arriva a una tregua: l’Europa dà l’ok alle importazioni di carne da bovini non trattati con ormoni e gli Usa rinunciano alle sanzioni. Almeno fino a oggi.

 

Troppi rischi

Al centro della disputa, sei ormoni il cui uso è ammesso negli allevamenti americani per accelerare la crescita soprattutto dei bovini. Tre di queste sostanze sono di origine naturale (progesterone, testosterone ed estradiolo 17 beta), tre sono sintetiche (zetanolo, trenbolone e acetato di melengestrolo).
Sotto accusa da molti anni l’estradiolo 17 beta può avere effetti cancerogeni. Sotto forma di residuo nella carne, anche in piccole dosi, può sia provocare il cancro che aggravarlo. Anche gli altri cinque stimolatori della crescita, a giudizio degli esperti, potrebbero avere le stesse conseguenze.
Tutt’e sei gli ormoni, poi, secondo gli scienziati, possono mettere a rischio sviluppo e difese immunitarie dei bambini, causando problemi endocrini e neurobiologici. Ma non risparmiano neppure le donne, soprattutto nel periodo della gravidanza e della menopausa.
E gli americani? Reagiscono sfoderando certezze e vecchi studi tranquillizzanti della Food and drug administration (l’organo statale di controllo). Ma in realtà – come sta accadendo con la disputa sugli organismi geneticamente modificati – lo scontro più che scientifico è politico e d’impostazione. Da una parte la logica precauzionale europea che non vuole commercializzati gli alimenti dubbi; dall’altra la filosofia Usa del “tutti i prodotti sono innocenti fino a prova contraria”.

Ormoni fuori controllo

A complicare la disputa, però, la certezza che negli Usa, nonostante le regole che dovrebbero escludere la presenza di residui nella carne,  i controlli siano insufficienti se non del tutto assenti.

Negli Stati Uniti non servono né ricette né controlli per procurarsi gli ormoni ed è noto che le iniezioni vengano praticate un po’ dovunque nel corpo dell’animale (e non solo nell’orecchio, così come vuole la normativa locale). Può capitare, quindi, che in un vasetto di omogeneizzati arrivi a contenere anche 33 volte la dose di ormoni che viene giudicata ingeribile in un giorno senza problemi.