Insalate pronte in busta, cambiano le regole

Partono oggi, 13 agosto  le nuove regole per la IV gamma (anche se ai produttori è consentito di smaltire le produzioni già messe in commercio): insalate in busta, preparati freschi pronti da cuocere per minestroni o contorni, macedonie in vasetto. Tutte dovranno assicurare la temperatura uniforme sotto gli 8°C fino all’acquisto da parte del consumatore finale per garantire freschezza e qualità. Questo comporterà, per i produttori, aree di lavorazione con temperature non superiori a 14 gradi, celle frigorifere non superiori a 8 gradi e almeno 2 vasche di lavaggio a ricircolo continuo di acqua.

Anche l’etichetta dovrà essere più precisa riportando la dicitura prodotto lavato e pronto al consumo/pronto da cuocere. Obbligatoria anche l’indicazione conservare in frigorifero a temperatura inferiore agli 8°C che si affianca, per i prodotti che recano la dicitura “prodotto lavato e pronto da cuocere”, alle istruzioni per l’uso, con tempi e temperature di cottura.
Sempre in etichetta dovrà comparire la dicitura consumare entro due giorni dall’apertura della confezione e comunque non oltre la data di scadenza.

Per il packaging, infine, dovranno essere usati esclusivamente materiali di tipologia e grammatura idonei a consentire lo smaltimento tramite raccolta differenziata o riciclo.

L’INCHIESTA DEL TEST

Proprio alle insalate in busta pronte il Test aveva dedicato una minuziosa analisi di laboratorio (nel numero di giugno 2015) che aveva promosso (almeno dal punto di vista della pulizia) 15 grandi marchi industriali.

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Nell’inchiesta ci eravamo anche chiesti se da un punto di vista nutrizionale insalate in busta e prodotti freschi si possano considerare equivalenti.

LE DIFFERENZE TRA FRESCHE E IN BUSTA

“È difficile rispondere a questa domanda perché ad oggi manca una reale sperimentazione sull’essere umano che misuri l’apporto nutrizionale dei due tipi di prodotti. L’unico studio risale al 2002 e fu condotto da un gruppo di ricercatori dell’allora Inran e pubblicato sul British Journal of Nutrition i cui risultati parlavano chiaro: tutto il ‘buono’ dell’insalata fresca si dissolve nella formula di IV gamma”. A parlare a il Test è Mauro Serafini, oggi responsabile del laboratorio Alimenti funzionali e prevenzione stress metabolico presso il Cra e leader di quella ricerca rimasta tutt’ora l’unico riferimento in letteratura.

Lo studio aveva coinvolto 11 volontari, ai quali era stata somministrata della lattuga fresca appena colta dal campo e, tre giorni dopo, la stessa lattuga conservata in atmosfera modificata (o protetta, come viene definita ora). Il risultato era stato sorprendente, anche se anticipato da un test in vitro.

Ci spiega Mauro Serafini: “Le rilevazioni nel plasma dei volontari avevano accertato che con la lattuga conservata in atmosfera modificata non si verificava nei soggetti osservati l’aumento di vitamina C, carotenoidi e flavonoidi nel plasma tutte sostanze bioattive, ad azione antiossidante che invece veniva registrato negli stessi volontari dopo ingestione di lattuga fresca con conseguente miglioramento delle potenzialità antiossidanti e funzionali che molto spesso sono la ragione di consumo della verdura”.

Ragioni che, come si può vedere dalla grafica che abbiamo preparato sulla filiera dell’insalata costano care.

 

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