Uova da galline in gabbia: le colombe Bauli e Melegatti le usano ancora

COLOMBE BAULI MELEGATTI

Il report di Essere Animali: Maina si è impegnato a eliminarle quest’anno. Solo 5 aziende (Balocco, Galup, Paluani, Tre Marie e Vergani)su 8 analizzate usano uova da galline a terra

A pochi giorni dalle feste pasquali, Essere Animali diffonde una nuova analisi che mostra quali delle principali aziende italiane produttrici di colombe si sono già impegnate ad abbandonare l’uso di uova da galline in gabbia. Tra queste, si legge in una nota dell’associazione animalista, “alcuni nomi importanti come Bauli e Melegatti spiccano negativamente, per non aver ancora preso nessun impegno concreto su uno dei prodotti simbolo della Pasqua”.

Dal report emerge che:

  • Cinque delle otto aziende analizzate, Balocco, Galup, Paluani, Tre Marie Ricorrenze e Vergani, hanno già implementato politiche pubbliche che prevedono l’impiego di uova di galline allevate a terra;

  • Maina ha pubblicato un impegno a eliminare le uova di galline in gabbia entro Pasqua di quest’anno;

  • Bauli e Melegatti sono le sole a non essersi ancora impegnate pubblicamente per tutti i loro prodotti contenenti uova, fatta eccezione per i croissant a marchio, le uniche referenze per cui fanno uso di uova da galline allevate a terra.

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Ogni anno in Italia vengono allevate in gabbia oltre 17 milioni di galline, obbligate a vivere l’intero ciclo produttivo confinate in spazi ristretti. Anche nelle cosiddette gabbie arricchite ogni gallina ha a disposizione uno spazio poco più grande di un foglio A4, senza la possibilità di esprimere i comportamenti naturali più basilari. Non possono razzolare, pulirsi facendo bagni di polvere, spiegare completamente le ali o trovare riparo dagli altri animali.

Simone Montuschi, presidente di Essere Animali, spiega: “Aziende come Bauli, che da sola detiene circa un terzo delle quote di mercato delle colombe pasquali, possono fare una grande differenza per centinaia di migliaia di galline che ancora oggi sono allevate in gabbia. Non si tratterebbe solo di migliorare le condizioni di allevamento e di benessere animale, ma di andare incontro anche alle richieste dei consumatori che vogliono vedere una transizione a sistemi cage-free anche in Italia e verso i quali le aziende possono fare molto grazie alla pubblicazione di politiche aziendali chiare e trasparenti. La stragrande maggioranza degli italiani si è già dichiarata contraria alla sofferenza degli animali in gabbia e a favore di un divieto su scala nazionale, per questo – oltre all’azione virtuosa che possono mettere in atto gli operatori del settore e alle scelte che possono fare i consumatori – è fondamentale che ci sia anche un’azione istituzionale e politica. Firmare la proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo lanciato è più importante che mai, affinché la politica si faccia carico delle istanze dei cittadini anche quando le aziende le ignorano o i processi sono troppo lenti rispetto alle esigenze e alle richieste dei cittadini e delle cittadine italiane ed europee”.