Solari, 1 crema su 5 ancora contaminata da ftalati vietati

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Nel 2025 un prodotto su cinque tra quelli analizzati contiene ancora tracce misurabili di DnHexP, plastificante vietato nei cosmetici dal 2019. E l’Unione europea prepara un limite specifico dal 2027

Buone notizie, ma con più di un’ombra. I controlli condotti dal CVUA Karlsruhe, laboratorio pubblico tedesco specializzato anche in cosmetici, mostrano che la presenza del plastificante DnHexP nei prodotti solari è in netto calo rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, una quota non trascurabile di prodotti continua a presentare livelli misurabili di questa sostanza vietata.

Il caso del DHHB e del plastificante “involontario”

Al centro della vicenda c’è il filtro UV Diethylaminohydroxy-benzoylhexylbenzoate (DHHB), un filtro UVA autorizzato nell’Unione europea e sempre più utilizzato dopo il progressivo abbandono dell’octocrylene, finito sotto accusa per la possibile formazione di benzofenone, sostanza cancerogena.

Il DHHB non è di per sé vietato né considerato pericoloso. Il problema riguarda invece il DnHexP (Di-n-hexyl-phthalate), uno ftalato classificato come tossico per la riproduzione e vietato nei cosmetici dal 2019. Durante la produzione del DHHB può però formarsi come impurità e finire nei prodotti solari.

Nel 2024 il tema è esploso dopo che, nell’ambito di studi di biomonitoraggio umano, è stato rilevato nelle urine il metabolita MnHexP, derivato proprio dal DnHexP.

I numeri: netto miglioramento dal 2023 al 2025

Il CVUA Karlsruhe ha analizzato tra il 2024 e il 2025 un totale di 263 prodotti contenenti DHHB, tra solari e cosmetici con protezione UV. Solo nel 2025 sono stati esaminati 143 prodotti diversi.

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L’andamento nel tempo mostra un miglioramento significativo:

  • 2023 (e precedenti): DnHexP rilevabile nel 52,5% dei prodotti

  • 2024: 38%

  • 2025: 20%

Nel 2025, in particolare:

  • nell’80% dei campioni non è stato rilevato DnHexP (sotto il limite di quantificazione di 0,6 mg/kg);

  • nel 20% era presente un contenuto misurabile;

  • nel 18% dei casi il livello superava 1 mg/kg.

Anche le concentrazioni si sono ridotte: la mediana dei prodotti positivi è passata da 3,8 mg/kg (2023) a 2,9 mg/kg (2024) fino a 2,7 mg/kg nel 2025.

Il metabolita MnHexP, invece, non è stato trovato in nessuno dei prodotti del 2025 analizzati.

Nessun legame diretto tra quantità di filtro e contaminazione

Il DnHexP è stato quantificato in 29 dei 143 prodotti del 2025, con valori compresi tra 0,6 e 7,3 mg/kg. Nei prodotti positivi, il DHHB era presente tra lo 0,8% e il 9%.

Un dato interessante è l’assenza di correlazione tra la quantità di DHHB e la presenza del plastificante: anche prodotti con percentuali elevate di filtro (8–10%) risultavano privi di DnHexP. Segno che la contaminazione dipende soprattutto dalla qualità della materia prima utilizzata.

Nel 2025 circa il 76% dei solari analizzati conteneva DHHB.

Bambini, spray, adulti: la contaminazione è distribuita

Nel 2024 i prodotti specifici per bambini mostravano livelli mediamente più bassi rispetto ad altre categorie. Nel 2025, invece, la quota di campioni con DnHexP si attesta attorno al 20% in tutte le tipologie: solari per adulti, spray e prodotti per bambini.

Questo indica che il miglioramento è stato generalizzato, ma anche che il problema non è ancora completamente risolto.

Cosa prevede la normativa

Il Regolamento (CE) n. 1223/2009 vieta l’uso del DnHexP nei cosmetici. Tuttavia, l’articolo 17 consente la presenza di quantità “tecnicamente inevitabili”, a condizione che il prodotto sia sicuro.

La responsabilità ricade sulla “persona responsabile” indicata in etichetta (produttore, importatore o distributore con sede nell’UE), che deve dimostrare, attraverso una valutazione di sicurezza, che il livello riscontrato è inevitabile e non comporta rischi.

In passato il DnHexP non era stato oggetto di una valutazione specifica come impurità del DHHB. Oggi il Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (SCCS) ha rivalutato la questione e l’Unione europea prevede di fissare dal 2027 un limite massimo specifico di DnHexP nel filtro UV DHHB.

Il Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR) ha già pubblicato una valutazione del rischio sui livelli rilevati.