
Uno studio svizzero pubblicato su Pnas mostra che i pigmenti dei tatuaggi migrano nei linfonodi, provocano infiammazione cronica e possono indebolire la risposta immunitaria, aumentando il rischio di infezioni, linfoma e minore efficacia vaccinale
I tatuaggi sono pericolosi per la salute umana? Molti lavori scientifici hanno già mostrato l’impatto sulla salute di questa pratica sempre più diffusa, uno studio svizzero pubblicato sulla rivista Pnas, Proceedings of the National Academy of Sciences ha riscontrato, per la prima volta, effetti avversi dei pigmenti sul sistema immunitario.
Negli ultimi due-tre decenni, la diffusione dei tatuaggi ha avuto una crescita esponenziale. Secondo studi recenti, una persona su cinque, a livello globale, ha tatuaggi e la prevalenza maggiore si raggiunge negli Stati Uniti, arrivando fino al 30% della popolazione. La permanenza dei tatuaggi si ottiene utilizzando pigmenti difficilmente solubili nei fluidi corporei. In Europa, la composizione dell’inchiostro è regolamentata, dal 2022, dal programma “Registrazione, Valutazione, Autorizzazione e Restrizione delle Sostanze Chimiche” (REACH).
Un recente studio condotto dall’Istituto di Ricerca in Biomedicina affiliato all’Università della Svizzera italiana di Bellinzona e guidato dal professore Santiago F. González ha valutato i possibili effetti dei tatuaggi sul sistema immunitario. In 7 anni di ricerca, gli studiosi hanno analizzato, su topi e campioni umani, il percorso compiuto dai tre colori maggiormente utilizzati e conformi al regolamento REACH: nero, rosso e verde.
I risultati dello studio mostrano come, dopo l’esecuzione di un tatuaggio, l’inchiostro migri rapidamente attraverso il sistema linfatico, accumulandosi nei linfonodi entro poche ore e in grandi quantità. Nelle stazioni linfonodali, i macrofagi, ovvero le cellule dell’immunità innata, catturano il pigmento, avviando una risposta infiammatoria che si articola in due fasi: una fase acuta che dura circa due giorni e una fase cronica che può persistere per diversi anni. L’infiammazione che si protrae nel tempo può determinare una riduzione delle difese immunitarie, aumentando il rischio di sviluppare infezioni, e rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo dei tumori. È stata riscontrata, infatti, una correlazione tra i tatuaggi e l’aumento del rischio del linfoma maligno.
Tuttavia, i ricercatori affermano che “i macrofagi non sono in grado di scomporre l’inchiostro e questo porta alla loro morte sia nei modelli animali che umani, soprattutto in presenza di pigmenti rossi e neri, suggerendo che questi colori siano più tossici”. Nello specifico, la riduzione del numero dei macrofagi si verifica dopo 12, 24 e 120 ore dall’utilizzo dei pigmenti rosso, nero e verde.
Studi precedenti hanno dimostrato che i macrofagi linfonodali svolgono un ruolo chiave nella cattura di batteri e virus che si diffondono attraverso la linfa, tra cui il virus della stomatite vescicolare e il virus del vaiolo vaccino. La morte dei macrofagi può compromettere, dunque, la captazione di questi microrganismi dalla linfa, riducendo la capacità dell’organismo di difendersi dall’infezione.
Sono stati identificati anche effetti negativi dei pigmenti sulla risposta anticorpale indotta dai vaccini. L’accumulo di inchiostro nei linfonodi riduce, infatti, la risposta dell’organismo nei confronti del vaccino contro il SARS-CoV-2.
Secondo i ricercatori svizzeri sono necessari ulteriori studi per ampliare la conoscenza in merito agli effetti dei tatuaggi sul sistema immunitario, riconoscendo, che, vista l’inarrestabile tendenza al tatuaggio nella popolazione, i risultati della ricerca siano “cruciali per informare i programmi di tossicologia, i responsabili politici e l’opinione pubblica in merito ai loro potenziali rischi sulla risposta immunitaria”. L’inchiostro per i tatuaggi, inoltre, è costituito da un insieme di solventi, conservanti, additivi e componenti non liquidi come particelle di pigmento insolubili allo stato solido. Si tratta, dunque, di miscele molto complesse, per cui anche le diverse marche di pigmenti potrebbero influenzare gli effetti dei colori sul sistema immunitario. L’infettivologo italiano Matteo Bassetti, commentando la ricerca in un video Instagram, conclude che “nessuno dice che non bisogna più tatuarsi ma certamente i risultati dello studio sono un messaggio importante di quelli che possono essere gli effetti dei tatuaggi sulla salute”.









