
La raccomandazione è netta: evitare completamente il merluzzo pescato nel Regno Unito. A lanciarla è la Marine Conservation Society (MCS), che con l’ultimo aggiornamento della Good Fish Guide segnala un peggioramento delle condizioni di alcune tra le specie più consumate, dai filetti di merluzzo agli scampi fino allo sgombro.
Secondo l’organizzazione ambientalista, gli stock di merluzzo britannico hanno raggiunto un livello critico dopo anni di declino. La causa principale resta la pesca eccessiva, ma a pesare sono anche i cambiamenti climatici – con l’aumento delle temperature marine – e altre pressioni sugli ecosistemi che compromettono la riproduzione e la sopravvivenza dei giovani esemplari.
Il risultato è un declassamento senza precedenti: nella guida aggiornata non esistono più opzioni considerate sostenibili per il merluzzo pescato nel Regno Unito. Un “segnale di allarme”, lo definisce la responsabile della guida Kerry Lyne, che chiede al governo interventi urgenti per consentire il recupero degli stock.
Il quadro è confermato anche dagli organismi scientifici internazionali. Il Consiglio internazionale per l’esplorazione del mare (ICES) ha raccomandato per il 2026 una pesca zero nel Mare del Nord e nelle acque limitrofe, avvertendo che continuare con l’attività commerciale rischia di portare le popolazioni sotto la soglia minima per una riproduzione sicura. Indicazioni che però non sono state pienamente seguite: Londra ha annunciato un taglio del 44% delle quote, deciso nei negoziati con Unione europea e Norvegia.
Scampi declassati, meglio le catture con nasse
Non va meglio per la langostina, spesso venduta come scampi. Anche qui le valutazioni peggiorano, perché negli ultimi anni i livelli di pesca hanno superato quelli raccomandati dalla comunità scientifica e le popolazioni sono in diminuzione.
La sostenibilità varia però molto a seconda dei metodi: le catture con reti a strascico sono penalizzate, mentre restano tra le poche opzioni “verdi” quelle effettuate con nasse o trappole in specifiche aree del Nord Europa.
Tra le alternative, la guida segnala una novità: i gamberi tropicali allevati in Scozia in sistemi chiusi, che garantiscono un impatto ambientale ridotto.
Sgombro fuori lista e alternative sostenibili
L’aggiornamento della Good Fish Guide non riguarda solo il classico fish and chips. Lo sgombro, già escluso dalle specie raccomandate nel 2025, passa ora alla classificazione peggiore: rosso. Tradotto, i consumatori dovrebbero evitarlo del tutto.
A pesare è ancora una volta la pesca eccessiva, aggravata dai disaccordi sulle quote tra il Regno Unito e i Paesi costieri vicini. Non a caso alcune catene della grande distribuzione, come Waitrose, hanno già deciso di ritirarlo dagli scaffali.
In questo scenario, la MCS invita a orientarsi verso scelte più sostenibili. Tra i pesci bianchi, il nasello europeo viene indicato come alternativa diretta al merluzzo, grazie a stock considerati sani. Anche l’eglefino resta una buona opzione, soprattutto se pescato nel Mare del Nord o a ovest della Scozia.
Tra le altre specie consigliate figurano branzino e passera del Mare del Nord, oltre ai prodotti di acquacoltura come cozze e trota d’acqua dolce.






