Voli cancellati “per la guerra”, l’escamotage per non pagare indennizzi

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Addurre ragioni eccezionali legate alla guerra in Medio Oriente per cancellare i voli in partenza tra due o tre mesi e tratte del tutto estranee a quell’area è illegittimo. Così Carmelo Calì, presidente di Confconsumatori, commenta la politica delle compagni che puntano a schivare le perdite dovute agli aumenti di carburanti e agli indennizzi

 

Addurre ragioni eccezionali legate alla guerra in Medio Oriente per cancellare i voli in partenza tra due o tre mesi e tratte del tutto estranee a quell’area è illegittimo. Così Carmelo Calì, presidente di Confconsumatori, commenta la politica delle compagni che puntano a schivare le perdite dovute agli aumenti di carburanti e agli indennizzi.

Dopo un articolo sulle cancellazioni effettuate da Volotea, il Salvagente ha ricevuto decine di segnalazioni dai suoi lettori, tutti di tenore simile. Voli cancellati, anche per tratte nazionali, come Olbia-Venezia o Verona-Siviglia, del tutto distanti da Iran e Emirati Arabi, e soprattutto distanti anche mesi nel tempo: addirittura le cancellazioni riguardano voli fissati e pagati per il prossimo settembre.

Quando le cause eccezionali non reggono

“Facciamo chiarezza”, dice Carmelo Calì, “Le cause eccezionali riguardano sì avvenimenti al di là della responsabilità del vettore, imprevedibili, tra cui rientra sicuramente la guerra in Medio Oriente, ma è del tutto illegittimo richiamarle per tratte che non sono interessate da quell’area. Stesso discorso per la distanza nel tempo. Nessuno può sapere se tra due mesi nell’area interessata dalla causa eccezionali ci saranno ancora condizioni tali da impedire il volo”.

Che la tratta cancellata rientri o meno tra quelle dovute a cause eccezionali non è indifferente per la compagnia: in quest’ultimo caso, infatti, il vettore non è tenuto, oltre al rimborso, a dare al viaggiatore un indennizzo, che per le tratte nazionali, ad esempio, è pari a 250 euro a volo cancellato. A meno che non comunichi la cancellazione entro 14 giorni da volo. In quel caso l’indennizzo non è dovuto. Di fronte all’incertezza dei costi del carburante, e al rischio che voli riempiti con biglietti low cost diventino antieconomici, non è difficile capire perché i vettori si stiano affrettando a cancellare anche prenotazioni previste per i mesi a venire. È vero che, come sostiene Calì, “la compagnia è obbligata a offrire la riprotezione su un altro volo, ma il viaggiatore non è tenuto ad accettarla”. E in effetti, dalle segnalazioni arrivate al Salvagente sembra che le offerte di voli alternativi siano spesso piazzate ad orari improbabili del giorno, soprattutto all’alba, quasi a spingere il viaggiatore a preferire il rimborso, e lasciare libero il vettore di rimettere in vendita, magari tra qualche settimana, di nuovo i biglietti per il volo cancellato, a prezzi maggiorati.

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Il rischio del “no show”

C’è però un altro rischio a cui vanno incontro i viaggiatori italiani, spiega Carmelo Calì: “È quello di un ‘no show rule’ indebito. Con questo termine inglese si intende il diritto della compagnia a cancellare la tratta di ritorno quando un utente non si presenta allo scalo per il volo di andata. Ma in questo caso, potrebbe usare la cancellazione della prima tratta per cancellare anche quella di ritorno senza nemmeno avvertire il viaggiatore che nel frattempo, magari potrebbe aver trovato un’alternativa più economica per partire con un’altra compagnia”.

Ad ogni modo, il presidente di Confconsumatori conferma che la compagnia è tenuta a rimborsare anche l’altra tratta in una prenotazione A/R, e non solo quella comunicata come cancellata. “Nel caso si rifiutasse consigliamo di mandare una Pec al vettore contestando la scelta”, aggiunge Calì.

Le testimonianze dei viaggiatori

Le segnalazioni dei lettori continuano ad arrivare e raccontano un quadro sempre più critico sul fronte delle cancellazioni. C’è chi, come Alessandro, si è visto cancellare il volo Venezia–Atene con pochi giorni di preavviso: “sono riuscito a cambiare il volo anticipando la partenza […] ma il tutto mi ha causato un danno economico importante e una riprogrammazione del viaggio”. In altri casi, il rimborso del biglietto non basta a coprire le perdite: “il volo mi viene rimborsato ma hotel che avevo non è rimborsabile, ci ho rimesso 347 euro”, denuncia un altro passeggero, evidenziando uno dei nodi principali di queste vicende. C’è poi chi, come Tamara, conferma una prassi ormai diffusa: “hanno proposto o il rimborso o un buono […] abbiamo riprenotato per lo stesso periodo, vedremo se riusciremo a partire”, segno di un’incertezza che accompagna ormai anche le nuove prenotazioni. Ancora più pesante la testimonianza di Giusy, costretta a riorganizzare completamente il viaggio: “sono stata costretta a sostenere una spesa doppia […] perdendo inoltre un’intera giornata”, con il timore che “non venga cancellato anche il volo di andata”. Racconti diversi, ma con un filo comune: viaggi stravolti, costi aggiuntivi e la sensazione, sempre più diffusa, di essere “in balia delle compagnie”.