Troppo Bisfenolo A nei ciucci… anche in quelli “Bpa free”

CIUCCI BpA

Una ricerca americana ha misurato il livello di Bisfenolo A rilasciato dai ciucci per bambini trovando livelli elevati dell’interferente endocrino anche nel modello “Bpa free” (fino a 1900 volte il livello di sicurezza per i neonati)

Da oggetto amico, che calma e rassicura i nostri piccoli, il ciuccio può trasformarsi in un pericolo per la loro salute. Un nuovo studio scientifico ha infatti rilevato che alcuni succhiotti rilasciano bisfenolo A (Bpa), interferente endocrino associato ad alterazioni ormonali e problemi dello sviluppo. E, notizia ancora più allarmante, il livello più alto di Bpa è stato trovato in un modello venduto come “Bpa free”. La ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Science and Pollution Research, è tra i primi studi a quantificare quanto Bpa possa migrare dai succhiotti e a stimare quanta sostanza possano assorbire neonati e bambini piccoli durante l’uso quotidiano. Il risultato solleva interrogativi non solo sulla sicurezza di questi prodotti, ma anche sull’affidabilità delle etichette e sui vuoti normativi che ancora li riguardano.

Tutti contaminati, il problema è lo scudo di plastica 

Gli scienziati hanno analizzato sette succhiotti, prodotti in Germania, Cina e India. Ogni dispositivo è stato smontato e testato in laboratorio per misurare la quantità di Bpa che migra dai diversi componenti. Il bisfenolo A è stato rilevato in tutti i campioni, compresi quelli dichiarati “Bpa-free”. Le quantità rilasciate variavano da 33 a 26.536 nanogrammi per ciuccio. Sei modelli sono rimasti sotto i 1.000 nanogrammi, ma uno ha superato di gran lunga gli altri. A sorpresa, la fonte principale non è la tettarella – in silicone o lattice – bensì lo scudo rigido in plastica, cioè la parte che resta a contatto con il viso del bambino. E quello che ha mostrato il rilascio più elevato è stato lo scudo di un prodotto etichettato come privo di Bpa. Anche il valore più basso misurato ha superato comunque l’attuale soglia di sicurezza europea per neonati e bambini piccoli.
Negli Stati Uniti le linee guida regolatorie considerano sicura un’esposizione fino a circa 150.000 nanogrammi al giorno per un neonato di circa 3 kg, ma tali valori si basano su dati tossicologici vecchi di decenni.

Limiti europei superati di migliaia di volte

Il Bpa è classificato come interferente endocrino: può mimare o alterare l’azione degli ormoni anche a dosi molto basse. E nei primi mesi di vita l’organismo è particolarmente vulnerabile, perché fegato e reni non sono ancora pienamente efficienti nell’eliminazione delle sostanze chimiche. Secondo la letteratura scientifica, l’esposizione precoce al Bpa è stata associata a effetti su memoria e apprendimento e, nel lungo periodo, a un maggior rischio di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e alcuni tumori.

Il punto non è solo “quanto”, ma “come” avviene l’esposizione. I ciucci restano per ore nella bocca del bambino, ogni giorno per mesi. Un contatto prolungato e ripetuto che può favorire la migrazione della sostanza. Per stimare l’impatto reale, i ricercatori hanno combinato i dati di rilascio con scenari di utilizzo quotidiano. Anche con ipotesi prudenti, l’esposizione aggiuntiva dovuta al succhiotto può contribuire in modo significativo al carico totale di Bpa, che arriva anche da alimenti confezionati, imballaggi e polveri domestiche.

Nel caso peggiore, un ciuccio ad alta migrazione potrebbe far superare i nuovi limiti europei di sicurezza fino a 1.900 volte per i neonati e 900 volte per i bambini piccoli. Perfino il modello con la migrazione più bassa oltrepassava la soglia, rispettivamente di circa 50 e 25 volte. Si tratta di un dato rilevante perché l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha recentemente abbassato drasticamente la dose giornaliera tollerabile, ritenendo che l’esposizione di fondo della popolazione sia già troppo alta.

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Regole a macchia di leopardo: applicare il principio di precauzione

Il Bpa è già vietato nei biberon e nelle tazze con beccuccio sia nell’Unione europea sia negli Stati Uniti, dopo che è stato dimostrato che può migrare negli alimenti. Ma i succhiotti non rientrano esplicitamente nelle stesse restrizioni.

Nell’Ue, da gennaio 2025 il divieto riguarda in generale i materiali a contatto con gli alimenti, ma questi prodotti restano in una zona grigia. L’unico paese con un bando nazionale specifico è l’Austria. Negli Stati Uniti, invece, la regolazione dei ciucci si concentra soprattutto sulla sicurezza meccanica, mentre l’etichetta “Bpa free” è volontaria.

Il risultato? Grandi differenze tra un marchio e l’altro e nessuna garanzia che la dicitura in etichetta corrisponda davvero all’assenza della sostanza. Inoltre, bisogna stare attenti anche alle sostanze utilizzate come sostituti del Bpa, come il Bps e Bpf, altri bisfenoli che però mostrano effetti biologici simili. Alcuni studi hanno già rilevato tracce di questi composti nelle urine dei neonati che usano il succhiotto. Inoltre, contaminazioni possono avvenire durante la produzione, anche quando il Bpa non è aggiunto intenzionalmente.

Gli autori dello studio chiedono standard armonizzati e verifiche indipendenti sulle dichiarazioni “senza Bpa”. Con soglie di sicurezza sempre più basse e un’esposizione diffusa fin dalla nascita, anche piccole fonti aggiuntive possono fare la differenza. Se perfino un prodotto pensato per i più piccoli può nascondere rischi chimici invisibili, il principio di precauzione dovrebbe essere la regola, non l’eccezione.

Cosa possono fare i genitori

Eliminare del tutto l’esposizione è difficile, ma qualche accorgimento può ridurla:

  • non scaldare succhiotti o biberon in microonde;
  • evitare plastiche vecchie, rovinate o graffiate;
  • preferire materiali alternativi come vetro, acciaio o silicone di qualità;
  • sostituire frequentemente i ciuccetti usurati;
  • limitare, quando possibile, il consumo di cibi confezionati o in lattina.