
L’inchiesta della Procura di Agrigento, supportata dal lavoro investigativo dei Carabinieri del reparto Tutela agroalimentare di Messina, ha svelato un sistema di contraffazione: l’olio di semi veniva colorato con clorofilla e betacarotene e venduto in Italia e Germania come extravergine. Indagate 24 persone e 6 imprese. Tutti i dettagli
Oltre 220 tonnellate di finto extravergine ogni anno, almeno dal 2022, dalla Sicilia venivano vendute in Italia e Germania ad esercizi commerciali, laboratori alimentari e privati. Nella realtà , come ha svelato l’inchiesta della Procura di Agrigento, supportata dal lavoro investigativo dei Carabinieri del reparto Tutela agroalimentare di Messina e Agrigento, si trattatava di olio di semi colorato con betacarotene e clorofilla rameica, secondo quanto accertato dalle analisi di laboratorio condotte a Catania dall’Icqrf, l’Istituto centrale repressione frodi del ministero delle Politiche agricole.
Nel mirino degli inquirenti un’organizzazione con base a Palma di Montechiaro, nell’agrigentino: perquisite, durante un’operazione del 27 gennaio, e indagate 24 persone. Coinvolte sei realtà produttive – Agricola Ficamara Srl, Agricola Piano del Signore, Scopelliti Olii Srl, A.Bio.Med Agricoltura Mediterranea, Cooperativa Agricola Op Italia e Bio Hortus Società Agricola – ai cui responsabili vengono contestati vari reati dall’associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio, al riciclaggio fino al violazione della normativa sulle accise.
Durante le perquisizioni sono stati sequestrati mezzo milione di euro in contanti, migliaia di litri di olio di semi, ingenti quantitativi di clorofilla e alcune cisterne di gasolio irregolare, probabilmente carburante agricolo ad accisa agevolata, usato per il trasporto del falso extravergine per ridurre illecitamente i costi di trasporto.
I reati contestati sono diversi per i soggetti coinvolti e legati al tipo di responsabilità che si sospetta ricoprissero nell’organizzazione: la frode in commercio, la vendita materiale del falso extravergine, verrebbe contestata alla Agricola Ficamara e alla Agricola Piano del Signore che potrebbero aver acquistato la sostanza oleosa base dalla Scopelliti Oli, un grossista del settore. Le altre tre aziende invece sono proprietarie di uliveti e si sospettano fossero le beneficiarie del reinvestimento dei proventi della vendita dell’olio “colorato”.
Le indagini tuttavia sono ancora in corso come spiegano gli inquirenti.
Oltre alla contraffazione alimentare, come scrive il quotidiano La Sicilia “emerge un filone finanziario altrettanto inquietante: la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Secondo gli inquirenti, tramite fatture fittizie e operazioni inesistenti, la Agea sarebbe stata indotta a versare oltre 2,5 milioni di euro. Un drenaggio di fondi pubblici che, se confermato, dimostrerebbe come l’organizzazione fosse strutturata per frodare lo Stato su più fronti”.









