Quanto detersivo per lavastoviglie rimane sui piatti dopo un ciclo di lavaggio?

In rete circolano diversi video che mostrano quanto detersivo lavastoviglie rimane sui piatti dopo un ciclo in lavastoviglie (e che accade se li ingeriamo). Per capire se è davvero così abbiamo effettuato una prova in laboratorio e…

 

“Sai che mangi un po’ di detersivo per lavastoviglie ad ogni pasto? Anche se li lavi, sui tuoi piatti rimangono residui invisibili, che poi ingerisci. Sostanze chimiche che vanno a sregolare il tuo sistema ormonale…”.

Nel numero in edicola e in digitale QUI trovate l’integrale della prova di laboratorio del Salvagente sui residui di detersivo che rimangono dopo il lavaggio

Inizia così uno dei tanti video che circolano in rete, soprattutto sui social media, e allarmano i consumatori rispetto ai residui di detersivo che restano su piatti, bicchieri e posate, dopo ogni lavaggio in lavastoviglie. Quasi sempre lo scopo di questi video è quello di pubblicizzare altri prodotti, ovvero detersivi più o meno ecologici che dovrebbero evitare il problema del residuo di prodotto. A ogni modo il dubbio è venuto anche ad alcuni dei nostri lettori che ci hanno chiesto di indagare. E noi abbiamo deciso di rispondere attraverso una prova in laboratorio, effettuando alcuni lavaggi in lavastoviglie con due detersivi diversi e misurando eventuali residui. I risultati, lo anticipiamo, sembrano smentire il “mood pain” (letteralmente “dolore dell’umore”, nel marketing inteso come leva sulla paura per vendere prodotti destinati ad alleviarla).

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Uno dei video che abbiamo trovato sui social che lanciano l’allarme sui residui di detersivi dopo i lavaggi in lavastoviglie

Cosa abbiamo chiesto alle analisi

Abbiamo incaricato un laboratorio di analisi accreditato, che ha messo a punto un protocollo operativo per misurare i residui di tensioattivi anionici e non ionici che restano sulle stoviglie dopo un lavaggio in una lavastoviglie a uso domestico. Ogni ciclo di lavaggio è stato effettuato con un carico composto da alcuni piatti in ceramica, bicchieri di vetro e piatti in plastica, idonei alla lavastoviglie. Sono stati utilizzati due detersivi diversi, Pril tab e Finish gel, entrambi nella formula “Tutto in uno”, per trovare un’eventuale differenza tra le tab e il detergente liquido. Per ogni prodotto sono stati effettuati due cicli di lavaggio: uno standard e uno rapido.
Il processo di estrazione dei residui di tensioattivi è avvenuto attraverso un lavaggio con acqua calda: dopo il ciclo in lavastoviglie ogni stoviglia è stata messa a bagno per 15 minuti in 500 ml di acqua calda deionizzata (a 40- 50 °C). Durante l’ammollo è stata effettuata un’agitazione manuale e orbitale del contenitore ed è stata bagnata ripetutamente tutta la superficie. Dopodiché l’acqua di lavaggio è stata raccolta in un contenitore appositamente etichettato.
Il livello di tensioattivi anionici (Mbas) è stato misurato estraendo, con un solvente organico (cloroformio), il complesso ionico che formano con il blu di metilene in ambiente leggermente acido. Con l’aiuto di uno spettrofotometro, alla lunghezza d’onda di 660 nanometri, è stata misurata l’intensità del blu ottenuto dall’estrazione: più il colore è intenso, maggiore doveva essere la quantità di tensioattivi anionici presenti.
Procedimento simile per i tensioattivi non ionici: con l’aiuto di uno strumento che misura l’assorbimento della luce visibile, a 620 nanometri, è stato analizzato il complesso colorato che questi elementi formano con il tiocianato di cobalto (Ctas).
Come riferimento dei limiti di legge sono state utilizzate le tabelle del decreto legislativo 31/2001 che, per le acque destinate al consumo umano, riportano per i tensioattivi anionici un valore pari a 0,2 mg/l (200 μg/l).
Per i tensioattivi non ionici non è specificato nessun parametro e, come criterio prudenziale, si è adottato lo stesso limite. Valori inferiori garantiscono che, in condizioni di estrazione più severe del semplice contatto con l’acqua, il residuo non dia origine a un rilascio di tensioattivi superiore ai limiti di potabilità.

Le “tutto in uno” più a rischio

Se sui risultati delle nostre analisi vogliamo evitare lo spoiler (le trovate come sempre integrali nel numero in edicola e in edizione digitale) abbiamo anche voluto sentire un esperto per tentare di rispondere a chi ha dei dubbi sull’efficienza di lavaggio del proprio detersivo o della lavastoviglie.

Secondo gli esperti, tanto per cominciare, l’uso dei detersivi per lavastoviglie “Tutto in uno” può aumentare il rischio di lasciare residui di prodotto sui piatti, dopo il lavaggio, per un motivo molto semplice: nelle lavastoviglie tradizionali brillantante e sale vengono dosati separatamente attraverso apposite vaschette, permettendo alla macchina di rilasciare solo la quantità necessaria in ciascuna fase del lavaggio. Le tab “2-in-1” o “5-in-1”, che contengono insieme detergente, brillantante e altri additivi, funzionano invece con un dosaggio fisso, indipendente dal carico di stoviglie sporche, dal programma scelto o dalla durezza dell’acqua.
Questo, come ci spiega il chimico Fabrizio Zago, fondatore del sito Ecobiocontrol, “può portare a un eccesso di tensioattivi e additivi chimici, che non sempre vengono completamente eliminati nel risciacquo finale. In particolare – aggiunge Zago – mentre nei detergenti tradizionali la quota di tensioattivi può aggirarsi intorno al 3%, nelle formulazioni ‘multifunzione’ la percentuale può salire fino all’8%, proprio per garantire l’efficacia in ogni condizione di lavaggio. Una scelta che, però, aumenta la probabilità che una parte del prodotto possa restare sulle stoviglie, soprattutto se il sistema di risciacquo non è perfettamente efficiente”.
Il principio di funzionamento della lavastoviglie, infatti, prevede che nell’ultimo risciacquo venga utilizzata una minima quantità di brillantante per favorire l’asciugatura. Tuttavia, quando questa quantità è eccessiva o è già incorporata nella pastiglia, la rimozione completa dei residui diventa più difficile.

La prova del bicchiere

Un indizio empirico, spesso citato dagli addetti ai lavori e sempre valido, è la cosiddetta “prova del bicchiere”: se, osservando un bicchiere controluce, dopo il lavaggio, compaiono riflessi violacei o blu, potrebbe trattarsi di tracce di brillantante o tensioattivi che sono rimasti sulla superficie.
Quali accorgimenti bisogna avere, quindi, per effettuare un lavaggio “pulito”?
“Intanto – ci suggerisce Zago – non bisogna esagerare con le dosi. Usare più detersivo non significa avere piatti più puliti. Un eccesso di prodotto è più difficile da eliminare nel risciacquo finale e può rimanere sulle superfici, soprattutto su vetro e plastica. Spesso è sufficiente seguire le dosi minime consigliate, almeno nei prodotti liquidi. Un altro mito da sfatare è quello dei cicli rapidi: i programmi ‘eco’ utilizzano meno acqua e tempi di risciacquo più brevi. Se si usano detergenti concentrati o pastiglie multifunzione, il rischio di residui aumenta”.
“Un altro fattore determinante è l’efficienza della macchina: filtri sporchi, ugelli ostruiti o bracci irroratori mal funzionanti riducono l’efficacia del risciacquo. Una manutenzione periodica aiuta a evitare il problema. Infine, ricordiamoci che un profumo intenso sui piatti puliti non è sinonimo di igiene: può indicare la presenza di residui chimici. Le stoviglie ben risciacquate non dovrebbero avere odore”.
Rispetto al tipo di detersivo da usare possiamo concludere che le pastiglie “Tutto in uno” sono più comode ed efficaci e, come dimostra la nostra prova, non dovrebbero lasciare residui di prodotto. Le tab, però, andrebbero usate con cicli di lavaggio completi e lavastoviglie efficienti. Il detergente in gel, invece, è utile nei casi di carichi più piccoli e stoviglie meno sporche perché può essere dosato ad hoc.