Mercosur, il passaggio dell’Italia al fronte del sì apre le porte all’import di fertilizzanti più inquinanti

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Con lo spostamento dell’Italia nel gruppo di paesi Ue favorevoli all’accordo con il Mercusur sembra più vicino, anche se non mancano i mal di pancia. Il governo Meloni ha cambiato idea in cambio dello sblocco anticipato di fondi Pac e della sospensione della tassa sui fertilizzanti più inquinati importati

Con lo spostamento dell’Italia nel gruppo di Paesi Ue favorevoli all’accordo con il Mercosur, la firma sembra più vicina, anche se non mancano i mal di pancia. Il governo Meloni ha cambiato idea in cambio dello sblocco anticipato di fondi della Politica agricola comune (45 miliardi a partire dal 2028) e della sospensione della tassa sui fertilizzanti più inquinanti importati.

La firma attesa in Paraguay e l’isolamento francese

Se tutto procederà come previsto, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dovrebbe volare in Paraguay per firmare lunedì 12 gennaio l’accordo commerciale tra l’Unione europea e quattro Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). A guidare la fronda dei Paesi contrari (Polonia, Ungheria e Austria) resta la Francia, sempre più isolata tra i governi più influenti dell’Ue.

Le proteste del mondo agricolo

Rimane comunque una forte turbolenza all’interno delle associazioni agricole di categoria, che temono di doversi accontentare di un “piatto di lenticchie” in cambio dell’ingresso massiccio di concorrenza da parte dei produttori latinoamericani.

Le critiche di FairWatch sui fondi Pac

Monica Di Sisto, vicepresidente di FairWatch, ong italiana di economia solidale e portavoce della campagna Stop Ttip/Ceta Italia, commenta così le concessioni strappate dall’Italia per cambiare posizione: “Innanzitutto, i fondi della Pac non sono risorse nuove. Si tratta semplicemente di un anticipo su fondi già noti e peraltro già ridotti. Presentarli come una misura straordinaria è quindi fuorviante”.

Il nodo Cbam e i fertilizzanti

Il ministro delle Politiche agricole, Francesco Lollobrigida, insieme all’omologo francese, ha inoltre chiesto una riduzione del dazio Cbam, il meccanismo che tassa le merci in ingresso nell’Unione europea con un’impronta ambientale più elevata, in particolare i fertilizzanti. “Significa più pesticidi tossici che entrano in Europa”, spiega Di Sisto, secondo cui la richiesta va letta anche alla luce dell’aumento delle accise sul diesel. “Dal momento che il gasolio è ancora il principale carburante dei mezzi agricoli, l’obiettivo è alleviare i costi per il settore. Ma si tratta di una partita di giro: i fondi che escono con l’aumento delle bollette energetiche rientrano sotto altra forma, senza rappresentare vere compensazioni”. Secondo Di Sisto, nulla può compensare il danno subito da un’azienda che perde competitività o rischia di chiudere: “Anche un anticipo dei fondi Pac ha poco senso se poi si è esposti a una concorrenza frontale e sleale”.

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Le perplessità delle organizzazioni di categoria

Secondo la vicepresidente di FairWatch, le organizzazioni datoriali ne sono consapevoli. “Non a caso, alla recente conferenza dei ministri dell’Agricoltura, i lavori si sono conclusi senza alcuna comunicazione ufficiale, nonostante le dichiarazioni rilasciate all’ingresso da Lollobrigida e dai suoi omologhi. Da quanto risulta, i problemi restano irrisolti e le organizzazioni di categoria sono molto critiche: non intendono mollare né farsi convincere da questa manovra”. “In realtà, la proposta appare come il solito piatto di lenticchie: una soluzione tossica, arricchita da novità negative come quelle sui fertilizzanti nel quadro del Cbam e dal blocco della direttiva foreste, deciso per favorire l’accordo Ue-Mercosur dopo le pressioni del Brasile”, aggiunge.

Semplificazioni e clausole di salvaguardia

Restano inoltre confermate tutte e quattro le semplificazioni previste per l’accesso delle merci a parità di qualità produttiva. Su questo punto l’opposizione è netta: contraria la parte europea, contraria quella brasiliana e contraria quella argentina. I ministri dell’Agricoltura hanno discusso anche l’inasprimento della clausola di salvaguardia, pensata per prevenire i rischi di destabilizzazione del mercato per i prodotti più sensibili. Nel dicembre 2025 Stati membri e Parlamento europeo avevano concordato che pollo, manzo, zucchero ed etanolo, già soggetti a quote restrittive, fossero protetti anche da un meccanismo che consenta alla Commissione di intervenire, anche con dazi, se i volumi importati aumentano di oltre l’8% o se i prezzi di importazione scendono di più dell’8% rispetto alla media triennale. “Anche le cosiddette salvaguardie votate dal Parlamento europeo non introducono elementi nuovi, perché ricalcano quelle ordinarie già esistenti. L’unica aggiunta è l’impegno della Commissione europea a riferire ogni tre mesi al Parlamento sull’evoluzione della situazione, una promessa già vista in passato e spesso disattesa, senza che i parlamentari abbiano reali strumenti per intervenire”, conclude Monica Di Sisto.