Greenpeace: “Ikea fermi la deforestazione dei Carpazi”

IKEA

Greenpeace torna sull’inchiesta che ha fatto rumore tra i consumatori nella quale aveva scoperto le pratiche di deforestazione dei Carpazi rumeni da parte dei fornitori Ikea. E chiede al gruppo uno stop al taglio delle foreste vetuste.

 

“Ikea dice che la casa è il luogo in cui tutto ha inizio eppure quello che abbiamo scoperto in una nostra recente indagine è incredibile… alcuni fornitori di Ikea stanno disboscando le foreste vetuste nei Carpazi rumeni per rifornirsi di legno, distruggendo aree di enorme valore ambientale. Abbiamo analizzato la catena di approvvigionamento di alcuni prodotti della multinazionale svedese, scoprendo che sette aziende romene che producono mobili per Ikea si approvvigionano di legno proveniente da alcune delle ultime foreste vetuste d’Europa”.

Greenpeace torna sull’inchiesta che ha fatto rumore tra i consumatori dopo aver scoperto le pratiche di deforestazione dei Carpazi rumeni, luoghi, specifica l’associazione “ricchi di biodiversità ed ecosistemi importantissimi, che dovrebbero essere rigorosamente protette, non distrutte. Al loro interno crescono alberi di età compresa tra 120 e 180 anni e sono tra i rifugi più importanti per la flora e la fauna sul continente europeo”.

 

Greenpeace denuncia come, al contrario, in quella regione “ogni ora viene distrutta un’area di forsta pari a cinque campi di calcio si stima che negli ultimi vent’anni la Romania abbia perso più del 50% delle sue foreste vetuste a causa della deforestazione.”

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È necessario che Ikea prenda provvedimenti immediati per garantire la totale esclusione, dalla propria filiera, di legno proveniente dalle foreste vetuste e da altre aree naturali ad alto valore di conservazione, insistono gli ambientalisti. Aggiungendo: “All’interno di queste meravigliose foreste vivono orsi bruni, linci, lupi e il raro bisonte europeo. Queste oasi di biodiversità sono vitali per il clima del pianeta e dovrebbero essere efficacemente protette. La strategia dell’UE per la biodiversità per il 2030 stabilisce l’obiettivo di proteggere il 30% della terra e del mare dell’UE entro il 2030. Un terzo di queste aree (10%), di alto valore per la biodiversità, dovrebbe essere sottoposto a una protezione rigorosa”.

Prima della pubblicazione, i risultati dell’indagine erano stati condivisi con l’azienda svedese, che – fanno sapere da Greenpeace – non ha contestato le informazioni. Ora invece la multinazionale ha replicato sui media, provando a mettere in dubbio il concetto di “foresta vetusta” utilizzato nel report e la gravità della denuncia.

Con una lettera aperta a Jon Abrahmson Ring, Ceo di Inter Ikea Group, Greenpeace chiede di “sostenere pubblicamente l’attuazione delle strategie europee per la biodiversità, in particolare il raggiungimento dell’obiettivo di rigorosa protezione di almeno il 10% del territorio dell’Unione Europea”. E l’Associazione osserva: “Jon, Lei e Ikea avete la possibilità di fare un passo avanti e di mostrarvi responsabili nei confronti del nostro pianeta. Invece di essere parte del problema, vi invitiamo a diventare parte della soluzione e a prendere provvedimenti immediati per garantire la totale esclusione, dalla vostra filiera, di legno proveniente dalle foreste vetuste e da altre aree naturali ad alto valore di conservazione”.

Si può firmare la lettera aperta QUI