Peste suina, Usa bloccano le importazioni di salumi italiani (salvo il Parma?)

PROSCIUTTI

La denuncia di Assosuini: “Immobilismo del governo sulla Peste suina ha prodotto quello che temevamo: lo stop alle importazioni da parte degli Stati Uniti”. Ecco perché il blocco non riguarda il Prosciutto di Parma

Gli Usa, dopo il Canada, hanno bloccato le importazioni di salumi italiani a causa della Peste suina africana. Lo rende noto Assosuini che critica “l’immobilismo del governo di questi ultimi anni nel gestire la situazione di emergenza”.

La situazione è precipitata qualche settimana fa quando il 18 aprile è stata  ritrovata a Varano de’ Melegari – parte del territorio di produzione del Prosciutto di Parma – una carcassa di cinghiale positiva alla peste suina africana (Psa). Il primo effetto, come spiega il Consorzio del Prosciutto di Parma in una nota sono “le esportazioni in Canada” paese verso il quale “le aziende produttrici situate in zone di restrizione II (ovvero quelle in cui la Psaè presente nel cinghiale) non potranno più spedire il loro prodotto”. La Ue da giovedi 18 aprile ha esteso (Regolamento di esecuzione 1171/2024) la zona rossa, l’area di restrizione, nell’epicentro della stagionatura di uno dei salumi simbolo del made in Italy.

Negli scorsi mesi le “frontiere” di diversi paesi si erano chiuse per il prosciutto Dop, tra le quali quelel di Cina, Giappone, Corea del Sud Taiwan e Messico. Il pericolo è che il virus si espanda visto che resta attivo fino a 400 giorni anche sulla carne stagionata. Non solo. Il virus si può trasmettere attraverso il contatto con qualsiasi oggetto contaminato, come abbigliamento, veicoli e altre attrezzature.

Si temono ora forti contraccolpi economici visto che gli Usa sono uno dei mercati principali per le esportazioni delle eccellenze Dop italiane. Tuttavia i prestigiosi prosciutti italiani a lunga stagionatura, come il Parma e il San Daniele, dovrebbero essere “salvi”.

Nelle scorse settimane il Consorzio del Prosciutto di Parma ci aveva spiegato che il blocco deciso dal Canada non si sarebbe esteso anche agli Usa a perché “In paesi come Usa e Australia il prodotto continua ad essere esportato poiché queste destinazioni riconoscono come garanzia di sicurezza del Prosciutto di Parma la stagionatura di almeno 400 giorni (si ricorda che la stagionatura minima del prodotto è fissata a 14 mesi), che è stata dimostrata inattivare i principali virus di interesse sanitario suino, tra cui quello che causa la Psa; quindi, non c’è alcun blocco in questi paesi. Il Prosciutto di Parma DOP è tra i pochissimi prodotti della salumeria italiana a fornire tali garanzie e a poter quindi continuare liberamente ad essere esportato negli Stati Uniti e in Australia anche dalle zone soggette a restrizioni”.

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