Ecoricariche: poco convenienti (e per nulla eco)

ECORICARICHE

Le ecoricariche di saponi e detersivi (a volte anche di alimenti) che troviamo confezionate sui banchi dei supermercati sono spesso accusate di essere tutt’altro che ecologiche. Facendo un giro per i negozi abbiamo anche scoperto che utilizzare meno plastica non porta neppure a una convenienza sul prezzo. Anzi…

Ecoricariche. In molti chiamiamo così le confezioni, in genere di grandi formati, che servono per l’appunto per ricaricare i flaconi di shampoo, bagnoschiuma, prodotti per la pulizia e perfino alimenti in polvere. Gli inglesi le definiscono refill e tolgono qualunque accezione ambientale a questo tipo di imballaggi. E fanno bene, visto che seppure consentono di utilizzare un po’ meno plastica dei contenitori che sono destinate a rifornire, queste “bustine” piene di saponi o detergenti non possono essere riciclate e vanno solo ad appesantire la già dilagante marea dei rifiuti destinati, se va bene, agli inceneritori. Potrebbero dunque entrare, a detta degli ambientalisti, a pieno titolo nei campioni del greenwashing.

Non ecologiche ma almeno economiche?

Ma se non c’è un minore impatto ambientale – viene da osservare – per lo meno potremo sempre contare sul risparmio, legato al fatto che occupano meno spazio durante il trasporto, non sono dotate di dispenser e in fondo, come è evidente a chiunque le abbia comprate, al loro aspetto più spartano è legato anche un minor uso di plastica che è pur sempre una delle voci che paghiamo dei prodotti…

Anche in questo caso, purtroppo, dobbiamo deludere tante aspettative. Che si tratti di una scelta conveniente per chi le acquista non solo non è per nulla scontato ma in diversi casi, paradossalmente, le ricariche costano inspiegabilmente di più della confezione tradizionale.
È quanto abbiamo testimoniato con un rapido giro in alcune delle catene di supermercati, discount e negozi specializzati. Qui sotto trovate solo tre esempi, i risultati integrali trovare li potete leggere nel numero del Salvagente di marzo.

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Accanto a prodotti che effettivamente garantivano un risparmio ne abbiamo trovati molti che, una volta riportati al prezzo al litro o a unità di lavaggio, non consentivano alcun risparmio. Non solo, negli esempi che abbiamo riportato sono ben rappresentati anche i casi in cui il “refill” era meno conveniente del flacone che avrebbero dovuto riempire.

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I produttori: “Non dipende da noi”

Inutile chiedere conto ai produttori: è quanto hanno fatto recentemente i colleghi francesi del mensile dei consumatori 60 millions de consommateurs sentendosi rispondere che il prezzo consigliato per le ricariche è generalmente inferiore del 10/20% ma poi sono le catene distributive e i rivenditori a decidere liberamente i listini.
Se questo è vero potrebbe risultare difficile da comprendere la scelta di Esselunga che per l’unico campione alimentare di cui abbiamo trovato i due imballaggi, il cacao, decide un prezzo più alto per il cacao solubile in formato ricarica. Una scelta che si svela solo a chi controlla attentamente fronte e retro della confezione: se si guardano il nome (uno è “preparato per bevanda al cacao”, l’altro “preparato per cioccolata”) e la lista degli ingredienti, si vede che il cacao nel barattolo è solo il 13%, nel “refill” quasi il doppio: il 23,6%.

Formato risparmio? Dipende

Che ci si debba armare di santa pazienza (oltre che di occhiali e di calcolatrice) per non finire per buttare i propri soldi, lo abbiamo sperimentato durante il nostro giro di ricognizione. L’unica arma a nostra disposizione, in teoria, è andare a controllare il prezzo al litro o al chilo scritto in piccolo sul cartellino del prezzo ma non sempre questo è presente o è facilmente individuabile dal consumatore.
Senza contare che in molti supermercati le ecoricariche non sono mai sistemate vicino ai flaconi tradizionali. Segno della volontà di rendere più difficile la comparazione ai consumatori? Non sappiamo dirlo.
Quel che è certo è che diciture come confezione o formato risparmio non sono di certo una garanzia di risparmio, anzi…