Violenza sui bambini: i segnali che aiutano a capire chi l’ha subita

VIOLENZA SUI BAMBINI

Il problema della violenza sui bambini è anche nel riuscire a individuare o anticipare le situazioni di disagio e di abusi. Come riconoscere i segnali e come intervenire

 

“La violenza è una lezione indimenticabile che nessun bambino ha bisogno di imparare”.

In questa affermazione di Henrietta Fore, direttore generale dell’Unicef, c’è una visione progressista e rivoluzionaria nel rapporto, spesso conflittuale, tra nuove e vecchie generazioni. E c’è una esigenza di prevenzione e emersione della violenza sommersa.

La violenza sui bambini ha diverse declinazioni e si manifesta in differenti modalità. Nel mondo occidentale i bambini sono spesso oggetto di contesa tra due genitori separati, ma anche vittime di bullismo in strada o nelle scuole, perché non conformi a una immagine di società bloccata nei suoi stereotipi. Ci sono sempre più bambini con bisogni educativi speciali che non trovano le giuste attenzioni per accarezzare il sogno di una normalità.

Nel mondo orientale rischiano di essere vittime della tratta, carne da cannone negli scenari bellici o manodopera da sfruttare in qualche scantinato cinese o di Bangkok per alimentare il nostro bulimico benessere consumistico a buon mercato (che però qualche bambino sta pagando al nostro posto).

In Africa e nell’America latina i bambini possono essere schiavi del turismo sessuale e vittime della prostituzione minorile. Abbandonati in qualche favela delle megalopoli esplose in quartieri senza servizi e “dimenticati da dio”.

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Eppure, in un Occidente dove ci si preoccupa tanto delle questioni planetarie e dei diritti umani, talvolta la violenza è tra i confini delle nostre mura di casa, e si nutre di indifferenza.

Che cos’è la violenza sui bambini

Quando un caso può considerarsi violenza sui bambini? È importante essere consapevoli sulla definizione di violenza sui bambini, soprattutto quando si assiste direttamente o indirettamente a episodi che possano ricondurre a questo fenomeno. Quando si è testimoni diretti o indiretti si ha il potere di mettere in moto una rete di sostegno.

In Italia e nel mondo operano numerose organizzazioni, Ong (Organizzazioni non governative indipendenti) e associazioni locali che si spendono per un sostegno concreto alle famiglie e ai bambini vittime di ogni forma di violenza. Operano anche per formare le coscienze e maturare maggiore consapevolezza nel caso ci si trovi davanti a forme di violenza.

Una di queste è Save the Children Italia, costituita alla fine del 1998, riconosciuta dal ministero degli Affari esteri. Svolge attività e promuove progetti rivolti sia ai bambini dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo che a quelli che vivono sul territorio italiano. Il Terzo settore è diventato indispensabile per fare rete anche in uno Stato apparentemente sicuro come l’Italia.

Save the Children focalizza l’attenzione sul concetto di violenza sui minori.

Il 90% della violenza sui bambini avviene in casa

La violenza sui minori è molto diffusa ma difficilmente rilevabile sia per meccanismi culturali di minimizzazione e negazione del fenomeno, sia perché si caratterizza per verificarsi prevalentemente all’interno della famiglia, col forte rischio di restare inespressa e invisibile, ampliando e cronicizzando i danni sul piano fisico e psicologico delle vittime.

Le stime parlano di un 90% degli abusi su minori avvengono tra le mura domestiche.

Quando si può parlare di violenza sui bambini

Save the Children ricorda che, per esperienza, raramente bambini o adolescenti sono vittime di una sola forma di abuso. Molto più frequentemente le forme di abusi e maltrattamento sono diverse e combinate fra loro.

Proviamo a descrivere le forme di violenza su bambini e adolescenti, che possono essere così categorizzate:

 

  • Maltrattamento fisico

Si intende il ricorso alla violenza fisica come aggressioni, punizioni corporali o gravi attentati all’integrità̀ fisica. L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) include “il colpire, percuotere, prendere a calci, scuotere, mordere, strangolare, scottare, bruciare, avvelenare, soffocare. Gran parte della violenza a danno di minori dentro le mura domestiche viene inflitta con lo scopo di punire”.

  • Maltrattamento psicologico

Si intende quel tipo di comunicazione e/o comportamento che si configurano come ripetute e continue pressioni psicologiche, ricatti affettivi, minacce, indifferenza, rifiuto, denigrazione in modo continuato e duraturo nel tempo. Ad esempio: utilizzare un figlio come strumento di ricatto durante la separazione tra genitori. Ma anche, prestarre eccessive attenzioni e stabilire un rapporto di dipendenza e controllo verso il bambino.

  • Patologia delle cure (trascuratezza/negligenza)

Si riferisce all’inadeguatezza o all’insufficienza di cure rispetto ai bisogni fisici, psicologici, medici ed educativi propri della fase evolutiva del bambino/a o adolescente da parte di coloro che ne sono i legali responsabili. Include incuria (cure carenti), discuria (cure non in linea con la fase evolutiva e le necessità del minore) e ipercura (cure somministrate in eccesso).

  • Abuso sessuale

Qualsiasi attività̀ sessuale tra un adulto e un bambino, per ragioni di immaturità̀ psicologica e/o affettiva, o per condizioni di dipendenza dagli adulti (o in quanto ne subisce l’influenza). La vittima non è ritenuta in grado di poter compiere scelte consapevoli o di avere adeguata consapevolezza del significato e del valore delle attività̀ sessuali in cui viene coinvolto.

  • Violenza assistita

Il Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia) la definisce come “il fare esperienza da parte del bambino di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulti e minori”. In questo caso il minore assiste a episodi di violenza, sia tra le mura domestiche che all’esterno, ossia in strada, a scuola, nei luoghi pubblici o altri luoghi privati, davanti a un televisore o sui social e in rete.

I segnali per capire se un bambino ha subito violenza

Cogliere i segnali di un bambino che ha subito violenza è fondamentale per intervenire e provare a sistemare ciò che si è rotto dentro la vittima. Coglierli significa preoccuparsi del futuro di quel bambino.

Gli esperti della Fondazione Save the Children hanno stilato delle linee guida per riconoscere se un bambino è vittima di episodi di violenza fisica e psicologica.

Ecco quali segnali cogliere per intervenire più efficacemente.

I segnali di maltrattamento fisico sui bambini:

  • lividi, contusioni e ogni altro segno sulla pelle;
  • denutrizione;
  • chiazze di calvizie;
  • ospedalizzazioni e ricoveri frequenti e/o oscuri;
  • reattività esagerata;
  • scoppi improvvisi d’ira;
  • paura negli ambienti esterni;
  • arroganza nel contesto d’origine;
  • instabilità reattiva;
  • rifiuto del contatto fisico;
  • ricerca di attenzioni, favori, cibo, oggetti;
  • attenzione “gelata” con uno sguardo attento e allarmato;
  • emozioni congelate e percezione falsamente forte di sé.

I segnali di violenza psicologica sui bambini:

  • atteggiamento timoroso da “vittima” o atteggiamento aggressivo;
  • personalità rigida e scarsa capacità di adattamento;
  • continua svalutazione delle proprie azioni e pensieri;
  • scarsa socievolezza;
  • iperattività;
  • adultizzazione precoce;
  • ansia nelle separazioni;
  • abitudini improprie o stereotipate;
  • distruttività, crudeltà e comportamento di sfida;
  • stato di ansia continua, scarsa autostima, mancanza di fiducia di base in se stessi e negli altri;
  • percezione minacciosa del mondo;
  • tristezza, inibizione e assenza di slancio vitale.

Una precisazione è d’obbligo: questi segni, presi singolarmente, non possono stabilire un ipotetico maltrattamento. Dovrebbero essere contestualizzati e rapportati al quadro complessivo di tutti gli elementi.

Come intervenire in caso di violenza sui bambini

I canali per intervenire in caso di violenza sui bambini, o anche per prevenirla, sono numerosi.

Save the Children fornisce alcuni suggerimenti e contatti utili per agire in caso di violenza sui bambini.

In caso di violenza domestica agire come segue:

  • non interrompere le relazioni parentali ed amicali che possono dare un supporto;
  • contattare i centri specializzati: Centri-Sportelli anti-violenza o telefonare al numero nazionale anti-violenza/stalking: 1522, attivo 24 ore al giorno, multilingue, gratuito, sia da rete fissa che mobile.

Cosa fare se si è testimoni diretti di violenza domestica?

  • In caso di urla, botte o altri evidenti segnali di violenza è importante non ignorare la situazione e contattare subito le forze dell’ordine (telefono: 112).

Cosa fare se si è testimoni indiretti di violenza domestica?

  • Quando si notano segnali su persone o bambini che possano ricondurre a una violenza (ad esempio, se notiamo lividi, comportamenti sfuggenti) è importante approcciare con discrezione l’argomento, ascoltare la persona coinvolta, suggerire di rivolgersi a servizi specializzati che possano offrire sostegno, come il numero nazionale anti-violenza stalking 1522 oppure i centri-sportelli antiviolenza.

Cosa fare se si è testimoni indiretti di violenza sui bambini?

  • A seconda del caso e della relazione con il minore in questione (figlio di amici, conoscenti, compagno di classe del proprio figlio, etc..), bisognerebbe cercare di approfondire con alcune figure di riferimento del minore (insegnante, baby sitter, parenti, amici adulti) la situazione famigliare.
  • Gli insegnanti, il personale sanitario in servizio nei presidi pubblici e gli operatori dei servizi pubblici, in quanto incaricati di pubblico servizio, hanno l’obbligo di segnalare il caso di violenza o maltrattamento in famiglia alle autorità competenti che, attraverso le indagini, verificheranno la sussistenza o meno di un reato.

Come contattare il Telefono Azzurro in caso di violenza sui bambini

Il settore “Emergenza infanzia” del Dipartimento per le politiche della famiglia è gestito dalla Onlus italiana Telefono Azzurro.

Questo servizio mette a disposizione di tutti il numero di telefono 114.

Il numero 114 è destinato a un servizio telefonico accessibile a chi vuole segnalare situazioni emergenziali di disagio riguardanti l’infanzia e l’adolescenza.

Il 114 Emergenza Infanzia è attivo in tutta Italia, 365 giorni all’anno, 24 ore su 24.

Il numero è gratuito sia da telefonia fissa sia da mobile.

La Helpline si rivolge a:

  • bambini e adolescenti (italiani e stranieri) in situazioni di pericolo immediato per la loro incolumità;
  • adulti che vogliono segnalare un caso di presunta emergenza;
  • servizi ed istituzioni coinvolte nella tutela di bambini e adolescenti.

In quali casi contattare il 114 Emergenza Infanzia?

Gli operatori appositamente formati forniscono un supporto psicologico immediato all’utente, valutando l’emergenza e, contemporaneamente, individuando le agenzie del territorio competenti in ambito sociale, sanitario e di sicurezza, con cui si concorda un intervento, nel rispetto dei bisogni e diritti dei minori.

In generale, si configura come emergenza qualsiasi situazione che possa mettere a repentaglio la salute psico-fisica del minore e che richieda un intervento specialistico immediato, preso atto del fatto che in quel momento la famiglia o la comunità della quale fa parte non è in grado di proteggerlo.

Le principali situazioni di emergenza che possono coinvolgere bambini e adolescenti:

  • abuso e maltrattamento;
  • pedofilia e pedopornografia;
  • atti autolesivi, suicidio e tentativo di suicidio;
  • comportamenti a rischio (aggressività e uso abuso di sostanze);
  • comportamenti devianti (comportamenti eterolesivi e pregiudizievoli);
  • situazioni traumatiche causate da eventi straordinari rispetto al normale ciclo di vita, quali incidenti, terremoti, alluvioni;
  • scomparsa di minore e fuga da casa;
  • nuove emergenze sociali (legate ad internet, ai cellulari, ai videogiochi, al bullismo).

Il Servizio 114 Emergenza Infanzia promuove un intervento multidisciplinare e interistituzionale attraverso la costruzione di percorsi operativi condivisi. Sostiene la stipula di accordi a livello regionale con gli enti locali e con le agenzie del territorio e la firma di protocolli di intesa a livello centrale con i ministeri e le altre istituzioni.

Quali sono le conseguenze della violenza sui bambini

La violenza danneggia lo sviluppo psicofisico del bambino in modo grave, tanto da impedirgli una sana e serena crescita.

Gli abusi fisici sono atti violenti che causano danni fisici, non accidentali né determinati da patologie organiche.

Gli abusi psicologici, invece, consistono in frasi e comportamenti che negano al minore un ambiente appropriato e di supporto per il suo sviluppo. In questi rientrano l’isolamento forzato, il biasimo protratto, la trascuratezza nei bisogni mentali, sanitari o educativi, l’attribuzione di colpe, le minacce verbali, le intimidazioni, gli atteggiamenti discriminatori, il rifiuto, l’esposizione alla violenza (violenza assistita) e le influenze criminali o immorali.

Come prevenire la violenza sui bambini

Come abbiamo visto i canali di intervento ci sono e in parte funzionano. Il problema non è tanto nel supporto, quanto nel riuscire a individuare le situazioni di disagio e violenza, soprattutto nei quartieri e nei territori segnati da un forte disagio sociale. Come accade per la povertà, spesso le famiglie si chiudono e non hanno la forza o il tempo di agire. Dovrebbero essere anche le Istituzioni a intervenire (scuole, governo, amministrazioni locali, servizi sociali, parrocchie, associazioni e organizzazioni).

Il 20 novembre, come ogni anno, è la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Anche l’Italia celebra l’anniversario della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, dedicato all’uguaglianza nei diritti di tutti i bambini e in particolare alla non discriminazione dei gruppi più vulnerabili.

Bisogna parlare di prevenzione e di come individuare i casi destinati a restare nel mondo sommerso del mondo virtuale (internet) e di quello reale. Tutti (professionisti e cittadini) dovrebbero leggere le indicazioni operative dell’Oms, per intervenire e prevenire il maltrattamento sui minori.