Cina e non solo, la lista dei paesi che producono più inquinamento

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La classifica dei Paesi che producono più inquinamento di più nel mondo rispecchia l’attuale ordine geopolitico e economico mondiale. Il sistema bipolare Cina – Stati Uniti è lo specchio di un sistema che intossica il pianeta. Ma c’è il terzo (in)comodo: il fattore indiano e quello europeo. L’Unione europea potrebbe cambiare l’ordine delle cose

 

Il Rapporto annuale dell’Istat 2022 rivela che nel decennio compreso tra il 2010 e il 2019, l’impatto ambientale maggiore è dovuto alla navigazione, alla metallurgia, ai minerali non metalliferi e all’agricoltura, mentre tra quelli a incidenza medio-alta troviamo aviazione, legno, alimenti, bevande e tabacco. Sorprendentemente l’industria dell’auto (automotive) non è tra le produzioni più inquinanti. Nel mondo, le principali fonti di inquinamento dell’ambiente sono le attività industriali, le fabbriche inquinanti, gli impianti per la produzione di energia, gli impianti di riscaldamento e il traffico. Le stime ci dicono che il 75% dell’inquinamento atmosferico è prodotto dalla lavorazione e dall’uso dei combustibili fossili.

L’inquinamento dell’aria causa da solo ogni anno da 2,1 a 4,21 milioni di morti. Quello atmosferico mondiale provoca la morte di circa 7 milioni di persone ogni anno.

È facile intuire che i paesi che inquinano di più nel mondo sono quelli maggiormente inseriti nel paradigma produttivo del sistema capitalistico e consumistico. La mappa delle nazioni oggi più inquinanti segue gli equilibri economici e di potere dell’attuale ordine geopolitico mondiale.

A sette anni dagli accordi di Parigi e a quasi un anno dalla COP26 di Glasgow, secondo alcuni esperti siamo vicini al punto di non ritorno di quella che definiscono la “peste del nuovo millennio”, che si manifesta anche con il cambiamento climatico (climate change).

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Solo 25 città del mondo inquinano per la metà

Gli squilibri tra paesi che inquinano di più e quelli schiacciati da questa piaga sono notevoli. Basti pensare che solo 25 megalopoli del mondo producono da sole oltre la metà (52%) delle emissioni di gas serra dell’interno pianeta. Uno studio, pubblicato su Frontiers in Sustainable Cities, ha stilato l’elenco delle 25 principali città di tutto il mondo che emettono più della metà di CO2 mondiale. Le prime sono in Cina (Handan, Shanghai e Suzhou), in Giappone (Tokyo), in Russia (Mosca) e in Turchia (Istanbul).

Lo scenario però cambia se si prendono in considerazione le emissioni pro-capite di Co2. In questo caso ai primi posti ci sono le capitali degli Stati Uniti, le maggiori città d’Europa e quelle dell’Australia. Questi centri urbani emettono gas serra pro capite notevolmente più elevate rispetto alla maggior parte delle aree in via di sviluppo. Questo dato rivela gli squilibri che ci sono tra alcune ristrette aree americane e europee e le restanti zone dello stesso spazio geografico.

I paesi che inquinano di più nel mondo

Tutte le classifiche e gli studi disponibili puntano il dito sulla Cina. Gli ultimi dati relativi al 2019 (prima della pandemia) e diffusi su Our World in Data ci dicono che il Dragone Rosso, da solo, produce oltre 10 miliardi di tonnellate di CO2 (anidride carbonica o biossido di carbonio). Gli Stati Uniti (al secondo posto) ne producono la metà (oltre 5 miliardi di tonnellate). Non a caso sono le due superpotenze protagoniste del bipolarismo mondiale, il sistema politico e economico bipolare che vede la contrapposizione di due blocchi distinti. Certo, distinti, ma accomunati da un unico obiettivo: produrre e esportare a qualsiasi costo, anche al prezzo dei diritti umani (vedi in Cina).

L’India (paese che sta cercando di riprendersi la scena nella guerra tra Russia e Ucraina) è il terzo incomodo, chiudendo il podio con 2,6 miliardi di tonnellate di Co2. Seguono: Russia (il principale alleato della Cina), Giappone e Iran. Per incontrare la prima potenza europea (la Germania) bisogna scendere in settima posizione.

Pensate che solo un decennio fa, nel 2010, in una classifica che considerava anche altri fattori inquinanti, la Cina era al terzo posto. L’India era settima. Sui gradini più alti del podio troneggiavano il Brasile (primo a causa delle pesanti deforestazioni, una questione di ordine mondiale) e i giganti americani secondi.

La nostra Italia, una delle principali economie avanzate del gruppo intergovernativo G7, è 18esima, con una produzione di “appena” di 337 milioni di tonnellate di Co2 nell’intero 2019.

L’Unione europea può rompere gli equilibri?

Questo sistema bipolare può essere compromesso dalle politiche verdi dell’Unione europea (il Green Deal). Il nostro continente è il terzo produttore al mondo di CO2, dietro Cina e Stati Uniti. Ma sappiamo che Bruxelles ha intrapreso un cammino verso la transizione ecologica e energetica. La “capitale” europea ha appena deciso lo stop alle auto a benzina e diesel dal 2035. Gli Stati membri si sono prefissati come grande obiettivo quello di eliminare l’inquinamento, con emissioni zero di Co2 entro il 2050. Obiettivi che, se raggiunto, potrebbe slegarci dalla dipendenza dai produttori di energie inquinanti, che di fatto, oltre alle nostre tasche, compromettono anche la tenuta delle democrazie occidentali, la salute pubblica e l’ecosistema ambientale. Dalle emissioni di sostanze inquinanti dipenderà il futuro della democrazia, oltre che il benessere della popolazione mondiale.