Pesticidi, la Ue verso la stretta ma lascia liberi gli Stati di fissare propri obiettivi

PESTICIDI UE

La Commissione europea, come riporta in anteprima Euractiv, è intenzionata a varare una stretta sull’uso dei pesticidi ma lascerebbe decidere gli obiettivi nazionali di riduzione agli Stati membri. Entro il 23 marzo sarà votata la revisione della Direttiva Sud, sull’uso sostenibile dei fitofarmaci, e la Ue è intenzionata ad inserire l’obiettivo già presente nella strategia Farm to Fork ovvero della riduzione dell’impiego del 50% dei trattamenti chimici in agricoltura. L’aggiornamento della Direttiva inoltre dovrebbe contenere, come anticipato dal portale Euractiv che ha letto una bozza, il divieto di spargere pesticidi nelle aree urbane sensibili come scuole, parchi e zone adiacenti a luoghi come ospedali.

Una decisione pilatesca

Un passo in avanti senza dubbio ma anche una decisione pilatesca visto che i paesi membri sarebbero liberi di adeguare l’asticella secondo piani nazionali di contenimento. “Questa formula – si legge nella bozza – consente agli Stati membri di giustificare la presa in considerazione dei cambiamenti o dei cambiamenti previsti nelle circostanze nazionali dal 2011 e dei progressi storici nella definizione degli obiettivi nazionali”. Tuttavia, gli Stati membri non possono fissare obiettivi nazionali inferiori al 45% a meno che non possano dimostrare che il livello scelto è giustificato da fattori quali un cambiamento nel profilo degli organismi nocivi, nel caso in cui siano emersi nuovi organismi nocivi. I paesi della Ue sono anche liberi di fissare obiettivi più stringenti che vanno oltre quelli stabiliti nel regolamento.

Alle decisioni dei singoli paesi la Ue può opporsi ma a loro volta le raccomandazione da Bruxelles potranno essere respinte dagli Stati membri.

Ue insoddisfatta? Emette una raccomandazione. Non vincolante

Gli Stati membri, stando alla bozza del documento, saranno tenuti a comunicare alla Commissione due obiettivi nazionali di riduzione – uno per l’uso e il rischio dei prodotti fitosanitari sulle piante (PPP) e uno per l’uso di PPP più pericolosi, accompagnati da dati dettagliati che consentono di verificare che le condizioni richieste siano stato soddisfatto. Un piano d’azione nazionale che includa gli obiettivi di riduzione e i dettagli dei progressi pianificati dovrebbe essere pubblicato su un sito web e aggiornato ogni cinque anni da ciascuno Stato membro. Una volta ricevuti i piani – prosegue la bozza trapelata – la Commissione esaminerà i due obiettivi nazionali di riduzione per il 2030 comunicati, nonché le giustificazioni per eventuali deroghe.

Nel caso in cui la Commissione non sia soddisfatta degli obiettivi comunicati da un paese, potrebbe emettere una raccomandazione pubblica chiedendo di aumentare il livello percentuale. Tuttavia, spetterebbe allo Stato membro se adeguare gli obiettivi di riduzione in linea con i suggerimenti della Commissione o respingere le raccomandazioni, ma è necessaria una giustificazione per tale comportamento.

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Divieto di uso nelle aree urbane sensibili

Il progetto di proposta comprende anche il divieto di impiego di tutti i pesticidi chimici in aree sensibili, come parchi o giardini pubblici e aree verdi urbane, nonché in aree utilizzate prevalentemente da un gruppo vulnerabile, come scuole, centri anziani o aree adiacenti agli ospedali. Deroghe possono essere concesse dalle autorità competenti per un periodo di tempo limitato, non superiore a 120 giorni. L’iter per il rilascio dell’autorizzazione all’uso dei PPP in un’area sensibile, prosegue ancora Euractiv, deve seguire specifici requisiti di trasparenza quali l’affissione di avvisi al riguardo sul perimetro dell’area da trattare.

La Ue: finora bilancio deludente

Sempre secondo quanto riportato dal portale Euractvi, la Ue ha tracciato un bilancio deludente degli obiettivi raggiunti fino ad oggi da parte dell’applicazione della Direttiva Sud da parte degi paesi membri. “La Commissione – si legge nell’articolo – ha finora individuato alcune debolezze nell’attuazione della Sud, come l’applicazione della gestione integrata dei parassiti e l’efficacia limitata dei piani d’azione nazionali degli Stati membri, nonché la mancanza di un sistema di monitoraggio efficace e le conseguenti limitazioni dei dati sull’uso dei pesticidi”. Per questi motivi, “è difficile concludere in che misura la Sud abbia protetto meglio la salute umana dagli effetti negativi dei pesticidi“.