Test su 8 creme solari per bambini: indispensabili ma occhio agli interferenti endocrini

CREME SOLARI

A piccole dosi, con gradualità e protetti. Così dovrebbe essere l’esposizione al sole per grandi e piccini per poter godere dei benefici del sole senza subire danni, come scottature ed eritemi ma anche aumento della probabilità di sviluppare tumori della pelle. Pertanto, non si può fare a meno delle creme solari e per questo, dopo aver analizzato nel numero di giugno 16 creme 50+ “per adulti”, nel numero del Salvagente in edicola abbiamo puntato gli occhi sulla composizione dei solari destinati ai bambini: di 8 marche con protezione 50 abbiamo valutato i filtri Uv e altre sostanze considerate sgradite.

SOLARI BAMBINI
Nel numero in edicola a luglio il Salvagente ha messo a confronto 8 solari per bambini, con prezzi che vanno da 33,90 euro al litro a 190 euro al litro. Volete sapere quali hanno passato egregiamente il nostro test? Non perdete il giornale in edicola o in edizione digitale qui

I PERICOLI DEI FILTRI

A dicembre 2020 una ricerca pubblicata su National Toxicology Program ha analizzato la sicurezza dei filtri Uv, come l’oxybenzone, attraverso studi in vitro e sui roditori. Evidenze non certe di attività cancerogena sono state rilevate nelle femmine di ratto sulla base dell’incidenza di tumori nella ghiandola tiroidea, nonché di polipi uterini negli animali esposti. A livello europeo fanno riflettere due pareri del Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori in cui si propongono livelli di concentrazione massimi inferiori a quelli attualmente previsti per i filtri per l’oxybenzone e l’homosalate. L’attenzione su questi e altri principi attivi era stata già posta in due ricerche della Food and drug administration (Fda) statunitense. “La conclusione – avverte Pucci Romano, dermatologa, presidente di Skineco, associazione internazionale di ecodermatologia – è che questi ingredienti vengono assorbiti dalla pelle e rimangono nel sangue per un tempo non definito. Questa scoperta apre il fronte a diverse domande e timori, come la possibile nostra tolleranza rispetto alla presenza di queste molecole. Mi auguro che la Fda si pronunci a breve sulle differenze tra adulti e bambini in merito alle conseguenze dell’assorbimento di questi filtri chimici. In attesa di ulteriori risultati dobbiamo cercare di limitare i danni e tutelare i bambini. Perché quando applichiamo le sostanze su una superficie piccola l’assorbimento diventa massiccio”.

PRINCIPIO DI PRECAUZIONE “DINAMICO”

Come poter contenere i danni visto che l’uso della fotoprotezione è fondamentale per i bambini? La premessa è che “il principio di precauzione ‘sicuro per legge’ è un concetto dinamico non statico. Troppo volte sostanze considerate sicure, a distanza di qualche anno sono state bandite”, precisa la dermatologa.

Ma non basta controllare l’elenco degli ingredienti delle creme solari per garantire a noi e ai nostri figli una protezione sicura. “Serve gradualità – conclude Pucci Romano – conoscenza del fototipo, uso di filtri meccanici come una maglietta, senza dimenticare che sotto i due anni i bambini non dovrebbero affatto esporsi al sole, in quanto hanno ancora un sistema immunitario immaturo, compresa la melanogenesi. Il sole non è un nemico e non è cambiato. Siamo noi che abbiamo cambiato il modo di esporci”.

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RICONOSCERE LE SOSTANZE SOSPETTE

La prima differenza da fare è tra filtri fisici e chimici.

I filtri fisici agiscono come uno schermo riflettendo i raggi del sole. Sono considerati una scelta più dermocompatibile per i bambini, ma non mancano i dubbi rispetto ai possibili rischi legati alle versioni nano più facilmente penetranti nella pelle. L’unico filtro fisico riscontrato è il biossido di titano. Vale la pena ricordare però che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare nel suo ultimo parere ha affermato che come additivo alimentare non può più essere considerato sicuro.

Lunga la lista, invece, dei filtri chimici. In primis l’octocrylene e l’homosalate, molecole che la Food and drug administration ha rilevato nel sangue dopo la loro applicazione. Sono considerate potenziali interferenti endocrini. Abbiamo messo in evidenza i principi attivi nano, anche se vietati solo nei solari spray.

Interferenti endocrini

Sono tra le sostanze che destano più preoccupazione in prodotti destinati ai bambini. Come spiegato dall’Istituto superiore di sanità possono compromettere la salute riproduttiva e dell’età evolutiva, quindi di adolescenti e bambini. I danni prodotti dagli interferenti endocrini sono confermati da ricerche mediche che indicano che le persone più esposte hanno un maggiore rischio di malattie legate allo sviluppo (alterazioni della pubertà) o al metabolismo. Tra le sostanze riscontrate troviamo filtri e altre “ingredienti” come il condizionante cyclopentasiloxane e il conservante BHT.

Sostanze allergizzanti

Delle 26 sostanze disciplinate in Europa ne abbiamo trovata soltanto una, il limonene nel prodotto Omia. A differenza dei solari per adulti, dove sono molto diffuse, i prodotti per i bambini prevedono formulazioni più delicate.

Peg

Anche i Peg sono molto poco diffusi nei solari per i bambini. Derivano dal petrolio e il processo di produzione può comportare rischi.

Ingredienti sgraditi

Attenzione alla presenza di componenti contenenti alluminio, ai derivati siliconici come il dimethicone e ad altri ingredienti prodotti a partire dall’ossido di etilene come il sodium laureth sulphate. Non manchiamo di segnalare il dibattuto fenossietanolo e i profumi. Dal punto di vista ambientale valutazione negativa per gli Edta non facilmente biodegradabili e per il polymethyl methacrylate considerato una microplastica.