Spinetta Marengo, il volantino di Solvay che fa arrabbiare i cittadini: “Inquinamento da Pfas? Noi non c’entriamo”

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Un volantino che da molti cittadini di Spinetta Marengo è stato vissuto come una provocazione. A mandarlo è stato Solvay, la multinazionale che proprio in questa frazione di Alessandria, in Piemonte, produce Pfas. Da anni un comitato locale, insieme a Legambiente e altre associazioni ambientaliste, conduce sul territorio una battaglia contro l’inquinamento delle falde acquifere dovuto alla produzione di sostanze perfluoro alchiliche.

Solvay: “Nesso di causalità non dimostrato”

Nell’opuscolo distribuito dall’azienda, c’è scritto: “Solvay tiene in seria considerazione gli studi che hanno una valenza puramente ‘descrittiva’ del profilo di salute della popolazione oggetto d’indagine e pertanto non possono identificare nessi di causalità (la compagnia cita lo studio sulla mortalità del 2019). Solvay scrive ancora: “A Spinetta Marengo non c’è un generalizzato maggior rischio per la salute rispetto ad altre zone della provincia di Alessandria e della Regione e non c’è nessuna prova che lo stabilimento Solvay costituisca oggi un rischio reale per la salute e l’ambiente”. L’opuscolo cita anche le affermazioni del professor Enrico Pira, responsabile medicina del lavoro del dipartimento di Scienze della sanità pubblica e pediatrica dell’Università di Torino, secondo cui: “Non si può genericamente affermare che chi vive vicino al polo chimico e vi rimane più a lungo ha più probabilità di ammalarsi di altri. Questi studi registrano cosa succede in un’area, non individuano i determinanti, cioè quei fattori che possono modificare lo stato di salute di una popolazione”.

Lombardi (Legambiente): “L’opuscolo dice falsità”

Secondo l’ingegner Claudio Lombardi che fa parte di Legambiente e del Comitato Stop Solvay, nonché ex assessore all’ambiente di Alessandria, l’opuscolo di Solvay “riporta una serie di falsità, prendendosi nuovamente gioco della comunità in cui opera”. Lombardi risponde a partire dalle affermazioni di Pira: “Mai avrei pensato che uno studioso di indubbio valore potesse affrontare un argomento drammaticamente complesso quale è la situazione sanitaria della zona citata in modo cosi superficiale. E’ evidente che il cattedratico non ha letto a fondo la documentazione. Se lo avesse fatto a ben altre conclusioni sarebbe arrivato. Anzitutto mostra di ignorare che due indagini sono state svolte da ARPA e ASL su richiesta del 2014 dell’Amministrazione Comunale di Alessandria”. La prima riguardante la popolazione dell’intera Fraschetta fu resa pubblica nel 2017; la seconda riguardante l’area più ristretta di raggio 3 Km e centro il Polo Chimico fu resa pubblica nel dicembre 2019. Nella seconda inoltre è stata analizzata un’area ulteriormente limitata a poco meno di un chilometro quadro ove la ricaduta degli inquinanti che fuoriescono dalla Solvay avviene con più elevata concentrazione in base al modello matematico elaborato dalla ditta stessa.

“I tumori aumentano avvicinandosi al polo”

“Orbene – ragiona Lombardi – le eccedenze di patologie, sia tumorali che non tumorali, rispetto alla popolazione non esposta del comune di Alessandria aumentano in modo sensibile al diminuire della distanza dallo stabilimento chimico. E’ necessario a questo punto condurre la valutazione causa- effetto alla quale rimanda il luminare per poter ritenere che la causa della drammatica situazione sanitaria sia la Solvay? Certo che è necessario- ed infatti tale studio è stato previsto ed è in corso da parte dell’ARPA di Torino- ma con lo scopo di identificare quali fra i molteplici veleni emessi sono i più nocivi e poter così intervenire sulla produzione di questi prioritariamente.” Per Lombardi, è bene ricordare quali sono le patologie sia tumorali che non tumorali riscontrate nella popolazione: si tratta di patologie agli organi epato-biliari, di insufficienze renali, tumore al rene in alcuni casi superiori fino al 50% alla popolazione non esposta : tali patologie non diminuiscono negli anni.

“Solvay renda pubblici i dati di indagine”

“Dato questo particolarmente inquietante e che sembra indicare l’inadeguatezza dei miglioramenti agli impianti di depurazione conclamati da Solvay” commenta Lombardi, che aggiunge: “Ricordo inoltre una patologia particolarmente crudele che colpisce la fascia di età 0-16 anni : si tratta di malattie neurologiche con eccedenze del 86% rispetto ai coetanei alessandrini. Molte di queste patologie sono tipiche dell’esposizione a composti fluorurati quali i Pfas alla cui famiglia appartiene il C6O4 oggetto della contestata richiesta da parte di Solvay di aumentarne la produzione“. “Infine desidero ricordare – conclude Lombardi – che Enti Pubblici ed Associazioni Ambientaliste chiedono invano a Solvay di rendere pubblici i dati di indagini che l’azienda fa sistematicamente condurre da Istituti Privati tramite analisi ematologiche e controlli sanitari”.