Nanoparticelle nascoste nel make-up, la scoperta francese

NANOPARTICELLE MAKE-UP

Ombretto, gloss e altri prodotti da make-up. Si potrebbe dire che il segreto è negli ingredienti “invisibili”. In particolare in quelli contenuti (e non sempre in maniere involontaria) in dimensioni nanometriche.

Una presenza, quella delle nanoparticelle, tanto invisibile a occhio nudo (la definizione che ne ha dato la Commissione europea è quella di molecole le cui dimensioni siano comprese tra 1 e 100 nanometri) che irrintracciabile in etichetta eppure comune in quasi un terzo dei cosmetici analizzati in Francia dalla DGCCRF, la Direzione generale per la repressione frodi che ha analizzato 30 cosmetici riscontrando la presenza di nanomateriali non autorizzati in 9 prodotti che ha provveduto a ritirare dal mercato.

LìAutorità transalpina non ha reso noti i nomi dei prodotti ritirati.

Le nanoparticelle di titanio e ferro nascoste nel make-up

Tra le molecole scoperte dalla DGCCRF in particolare ossido di ferro e biossido di titanio. Non è una presenza, è bene sottolinearlo, caratteristica solo della Francia, come aveva dimostrato un test del Salvagente che l’aveva riscontrata in prodotti molto diversi anche nel nostro paese.

Per essere autorizzati come ingredienti nei cosmetici, in particolare come coloranti, questi nanomateriali devono prima essere sottoposti ad una specifica procedura di valutazione da parte di un comitato scientifico presso la Commissione Europea, il SCCS e nei nove prodotti non erano stati oggetto di tale valutazione.

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Tre prodotti per la protezione solare contenevano anche nanomateriali autorizzati per la loro azione di filtraggio UV, ma non identificati come tali nell’elenco degli ingredienti sull’etichetta.

Nelle indagini del servizio pubblico francese i produttori di cosmetici si sono spesso giustificati con le difficoltà di capire dalla documentazione fornita dai fornitori di comprendere se gli ingredienti sono di natura nanometrica. Pertanto, la DGCCRF ha avviato anche controlli presso i principali fornitori di ingredienti per l’industria cosmetica.

Alcuni produttori di cosmetici hanno anche contestato la disparità tra diverse definizioni di nanomateriali nei testi europei, in particolare tra il regolamento “cosmetici” e una raccomandazione intersettoriale del 2011, al fine di applicare una definizione di portata meno ampia di quella prevista dal regolamento cosmetici che porta all’esclusione di molte sostanze dal campo di applicazione della regolamentazione dei nanomateriali.

Perché le nanoparticelle fanno paura?

Perché il loro impatto sulla salute dei consumatori e dei lavoratori che li gestiscono è ancora poco conosciuto. Le nanoparticelle di biossido di titanio, ad esempio, utilizzate sia nei cementi che nei filtri solari, sono state accusate da uno studio della Commissione francese per l’energia atomica (CEA) di disturbare le funzioni cerebrali. L’Istituto nazionale di ricerca e sicurezza per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali (INRS) spiega che i nanomateriali possono essere facilmente inalati o ingeriti e potrebbero quindi “attraversare le barriere biologiche (nasali, bronchiali, alveolari, ecc.) E migrano in diversi siti del corpo attraverso il sangue e la linfa (processo di traslocazione)”. Problema: se ora siamo sicuri di inspirarlo o ingerirlo ogni giorno, “la conoscenza della tossicità dei nano-oggetti rimane incompleta”, ammette INRS.