Il microbiota intestinale: 500 specie di batteri che governano la nostra salute

MICROBIOTA

Qualcuno ha detto “se siamo soli nell’Universo allora c’è troppo spazio per noi” eppure se cercare gli alieni significa volare per migliaia di anni nello spazio, saremmo fortemente sorpresi nel sapere che a circa 70-80 cm dai nostri occhi troviamo un vero e proprio marziano: il microbiota intestinale. Pesa circa un chilogrammo e mezzo ed è formato da 500 specie diverse di batteri di pari numero di cellule del nostro organismo. In genere, siamo in genere convinti che ospitiamo il microbioma offrendogli ciò che gli serve per crescere ovvero: temperatura costante, acqua, nutrienti e spazio. In effetti il vantaggio è reciproco e i batteri della flora intestinale producono molecole utili per la nostra salute e capaci di influenzare il nostro comportamento. Il microbiota si può “ammalare” come qualsiasi altro organo provocando anche gravi conseguenze. Come possiamo conviverci al meglio e senza conflitti?

Mangio senza problemi di tutto, del resto il microbiota si accontenta di qualunque nutriente

FALSO Ad esempio, le proteine pur essendo dei macronutrienti nobili da utilizzare sempre, andrebbero preferibilmente scelte quelle di origine vegetali che sono un vero tocca sano per il microbiota perchè migliorano il rapporto dei batteri buoni (Bifidobacter e Lactobacilli) rispetto a quelli patogeni. Inoltre, i vegetali come frutta, cereali e verdura introducono delle fibre, ad esempio la crusca contiene 22 grammi di fibre per cento grammi di prodotto, la farina integrale ne contiene 9,5 grammi, nel riso integrale ci sono 8 grammi di fibre, 6 grammi nei lamponi e negli spinaci. Queste fibre aiutano il nostro microbiota a lavorare meglio e noi a sentirci in salute. Un microbiota in perfetta forma produce anche degli acidi grassi particolari come l’acido butirrico che è un antitumorale naturale. Se alla dieta si aggiungono dei legumi e quindi altri composti salutistici, ecco che una zuppa di legumi con della pasta integrale crea la migliore combinazione per far lavorare meglio il microbiota.

Le calorie le ottengo da zuccheri e grassi che sono una vera e propria manna per il microbiota

VERO/FALSO Gli zuccheri, specie se raffinati, sono come l’aglio per il vampiro ed è meglio tenerli lontani dalla tavola. In realtà, gli zuccheri nutrono il microbiota che ha bisogno di energia così come le cellule del colon, e se è sano la parete intestinale risulta salda e non possono passare ad esempio dei contaminanti indesiderati bypassando il filtro delle cellule intestinali. La flora intestinale è una barriera anche fisica ed occorre averla in buona salute non sbilanciando il rapporto dei Lactobacillus o degli Enterococcus rispetto ai Bifidobacter. Nel caso dei grassi contenuti negli alimenti iperprocessati o ricchi di grassi inutili, si selezionano i batteri intestinali meno utili. Nei più piccoli questo danno è immediato perché alcuni micronutrienti sono deficitari, ma soprattutto il danno si riflette nel futuro originando un microbiota infelice che darà delle conseguenze sulla salute futura. I nostri amici batteri vanno aiutati aumentando la quota degli omega-3 che sono protettivi e naturali agenti antifiammatori, al contrario dei grassi omega-6 di cui abusiamo, oltre ad essere gustosi perchè si trovano soprattutto nel pesce.

Il mio microbiota serve solo ad aiutare la digestione di ciò che mangio

FALSO Oramai è chiaro che il microbiota nell’intestino non si limita solo ad aiutare la digestione. Sarebbe come usare una fuoriserie solo nel traffico cittadino mentre il microbiota svolge delle funzioni sorprendenti e molto più avanzate di quanto si pensi. Occorre pensarlo come un “organo” perché è sensibile agli stimoli esterni, da cui i famosi “torcimenti” dopo una discussione animata, o i problemi dovuti a un cambio di alimentazione troppo brusco, ma risponde a questi stimoli dando vita a degli effetti magari poco gradevoli. Di solito il microbiota è personalissimo, pari all’impronta retinica e meglio di una digitale perché la popolazione dei batteri e la loro distribuzione è unica per ognuno di noi. Il microbiota riduce il contatto dei contaminanti con la parete intestinale, oltre a produrre vitamine, ormoni o acidi grassi protettivi. Il microbiota è eterogeneo, ma relativamente costante anche se cambia durante la vita per cui negli anziani hanno una flora intestinale differente rispetto alla loro gioventù. La “disbiosi” equivale a un microbiota malato che può essere coinvolto nell’obesità, nell’ipercolesterolemia e risente di stati infiammatori, di forme tumorali, ma anche degli stress psicofisici. Quest’ultimi confermano il legame stretto tra microbiota e cervello tanto che si dice “uomo di panza” per dire uomo di grande potere che per sillogismo significa una mente più forte e reattiva. Molti lo considerano il nostro secondo cervello che condiziona l‘attività del primo procurandoci migliorando lo stato di benessere o provocando un malessere generale. Un microbiota sano rinforza il sistema immunitario ed alcuni studi dimostrano la connessione tra la flora intestinale e una maggiore resistenza alle infezioni virali e altri studi lo vedono addirittura coinvolto, se disbiotico, come concausa in alcune patologie di tipo psicologiche.

Mangio quotidianamente degli yogurt per aiutare il microbiota a lavorare meglio

VERO Esistono i probiotici, che sono dei veri e propri integratori capaci di introdurre batteri positivi per “colonizzare”, ecco di nuovo un termine affine agli alieni e allo spazio, l’intestino in maniera salutistica. L’idea è introdurre batteri naturali, buoni e capaci di sostituire le forme patogene oppure rinforzare i batteri che se mancanti possono essere la causa ad esempio dell’intestino irritabile oppure della malattia di Crohn o della colite ulcerosa. Buona parte di questi integratori richiedono almeno 14-21 gg perché i nuovi arrivati sostituiscano le famiglie di batteri patogeni. Questa strategia non da sempre i risultati attesi e i vecchi “coloni” cercano di non far attecchire i nuovi batteri del resto nell’intestino vivono circa 10.000 volte il numero di abitanti di tutto il pianeta per cui non è facile sostituire l’intero microbiota con degli integratori. Si può ricorrere al trapianto fecale di microbiota (FMT) che richiede il trasferimento del materiale dalle feci da un donatore sano e senza malattie contagiose o che abbia usato antibiotici di recente, ad un paziente con delle difficoltà a livello intestinale. Come tutti i trapianti non può essere assicurato il successo, ma in alcuni casi è l’unica soluzione per risolvere le disbiosi.

Il microbiota risente degli antibiotici che possono modificarne funzionamento ed equilibrio

VERO Il microbiota è una comunità di batteri che convivono in un equilibrio che può essere spostato dall’utilizzo o, peggio ancora, dall’abuso di antibiotici. In alcune terapie l’uso di antibiotici per contrastare le infezioni batteriche danneggia il microbiota e a questo si supplisce con una integrazione di vitamine. Un rischio da valutare è la contaminazione di antibiotici presenti in tracce in alcuni alimenti che non creano un danno acuto al microbiota. Un caso che ha ha fatto rumore è quello delle analisi sul latte fresco e Uht realizzate dal Salvagente. La loro continua presenza li rende simili alle Sirene di Ulisse per cui, alcune famiglie di batteri intestinali sono selezionati e questo modifica il microbiota sbilanciandolo. Questa attività antibiotica ignota, perché poco evidente o inattesa, è tanto più rischiosa quanto più è giovane il consumatore. Questa pressione selettiva sul microbiota per alcuni alimenti poco contaminati da antibiotici su una flora intestinale giovane, può ridurre la sua biodiversità, e questo rappresenta di per se un fatto negativo, ma può indurre un maggior rischio di sviluppare altre patologie.