Dopo l’inchiesta del Salvagente il ministero “ritrova” 1 miliardo dell’ex Gescal

Il ministero delle Infrastrutture e trasporti ha risposto all’inchiesta “Dove sono finiti i soldi per le case popolari”, pubblicata dal nostro mensile. Il Salvagente aveva scovato – e denunciato – l’esistenza di un fondo consistente di quattrini pubblici “dimenticati” su un conto corrente di Cassa Depositi e Prestiti. Oltre 2 miliardi di euro vincolati all’edilizia pubblica e mai usati. Il fondo era finanziato dalle tasche dei lavoratori, e quei danari dovevano tornare ai lavoratori sotto forma di Case Popolari. La nostra inchiesta risale al 2016, e non si riusciva a capire perché non venisse usato quel benedetto fondo per contrastare l’emergenza abitativa: 650mila nuclei familiari nelle graduatorie comunali, oltre 60mila sentenze di sfratto l’anno e solo il 3,7% del patrimonio residenziale italiano è destinato all’edilizia sociale (per capirci, l’Olanda ha la percentuale più elevata di alloggi in regime di affitto sociale: 35%).

Le carte riservate di cui siamo venuti in possesso fotografavano un vero e proprio paradosso. Martedì scorso – 8 ottobre -, l’On. Rossella Muroni (LeU) ha presentato un’interrogazione a risposta immediata in Commissione Ambiente, citando i dati dell’articolo. Così, il Mit ha dovuto rendere pubblica una ricognizione sullo stato del Fondo.

A 3 anni dalla nostra inchiesta (ripresa allora anche da altri giornali) il fondo ha visto collocare una parte dei fondi (fermi lì dal 1996), ma ha ancora in pancia quasi 1 miliardo, per la precisione 970 milioni di euro (dalla risposta del ministero sono escluse – dal computo dei residui – le regioni: Toscana, Umbria, Molise e la provincia autonoma di Trento, che noi avevamo comunque conteggiato e documentato). Questo un estratto della risposta del Mit: “La gran parte delle risorse giacenti è concentrata al sud in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, al centro nel Lazio e al nord in Piemonte e Lombardia. Nel dettaglio, gli importi riscontrati superano i 255 milioni nella regione Puglia, 202 nel Lazio, 176 in Sicilia, 81 in Lombardia, 68 in Calabria, 51 in Campania, 46 milioni in Piemonte e 39 in Sardegna. Si sta valutando con le strutture del MEF e con le Regioni la possibilità di utilizzare anche queste risorse nell’ambito delle politiche di rigenerazione delle città e delle aree interne che rappresentano una delle priorità del governo.” 

In buona sostanza, il “Piano Casa” appena presentato dal governo giallorosso nella Legge di Bilancio 2020, prevede un intervento economico di pari entità, circa 1 miliardo di euro. “Sarebbe quanto mai urgente – così la deputata LeU Rossella Muroni commenta la risposta del Mit al suo question time in Commissione Ambiente alla Camera sottoscritto anche dagli On. Fornaro e Palazzotto – utilizzare queste risorse per avviare quel piano di edilizia residenziale pubblica senza ulteriore consumo di suolo, perché basato sul recupero degli immobili inutilizzati, che avevamo già sollecitato con la mozione sulle periferie approvata dalla Camera in luglio. Sarebbe un modo per rispondere alle esigenze dei cittadini che si trovano in situazione di disagio abitativo e per rilanciare un settore importante come l’edilizia puntando sulla riqualificazione, anziché sulla nuova cementificazione”.