Biossido di titanio, l’Europa nicchia mentre le aziende lo eliminano dagli alimenti

Sul biossido di titanio, il controverso colorante accusato di essere un potenziale cancerogeno, gli Stati membri decidono di non decidere mentre in Francia – dove dal prossimo gennaio entrerà in vigore il bando dell’additivo – la catena Intermarchè ha deciso di riformulare le ricette di più di 900 prodotti a marchio chiedendo ai suoi fornitori di rimuovere 140 additivi tra cui c’è anche il biossido di titanio che la Francia ha deciso di mettere al bando a partire dal prossimo anno.

Lunedì scorso si è tenuta la riunione in cui gli Stati membri avrebbero dovuto esprimersi sul bando francese dell’E171: non c’è stato alcun voto ma gli Stati membri continuano a dichiarare di preferire un approccio armonizzato a livello dell’Ue e che l’Efsa dovrebbe essere il riferimento per la valutazione del rischio. Non è chiaro quando sarà possibile per gli Stati membri esprimersi sulla misura francese, forse non prima dell’istituzione della nuova commissione e non prima che gli stati abbiano preso visione dello studio complementare sulla reprotossicità che è in corso e che sarebbe necessario all’EFSA per stabilire una DGA per E171. Ciò sarà probabilmente disponibile a luglio 2020…ma per quella data il bando francese dovrebbe già essere in vigore.

Gli stati membri hanno discusso anche della fattibilità dell’eliminazione del biossido di titanio concludendo che si tratta di un processo difficile. Una conclusione che sembra contraddire il programma di messo a punto in Francia da Intermarchè che ha chiesto ai suoi fornitori di eliminare 140 additivi considerati pericolosi tra cui c’è anche il biossido di titanio.

Il motivo? Scalare posizioni nella classifica di Yuka, la app che aiuta i consumatori francesi a fare scelte consapevoli. L’app, infatti, mette in evidenza non solo calorie, proteine e zuccheri, ma anche la presenza di additivi pericolosi. Non impossibile, ma sicuramente costoso come ha dichiarato un responsabile di Sveltic, un’azienda che produce surgelati al 65% per Intermarché secondo cui il costo dell’operazione è stimato attorno ai 100mila euro, solo per i surgelati.