Il reggiseno provoca il tumore al seno. Storia di una fake news di annata

Sarà anche vecchia di un quarto di secolo ma fatica a essere dimenticata. E così è tornata sul web la fake (e già, vi spoileriamo il finale) che l’uso del reggiseno provochi il cancro.

Se ne occupa, spiegando esattamente da dove è nata e ricostruendone la viralità, una scheda, curata da Roberta Villa, giornalista scientifica, su www.dottoremaeveroche.it, il sito antifake-news della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri

I primi timori sul fatto che l’uso del reggiseno potesse aumentare il rischio di cancro al seno, scrive la Villa, nascono dopo che una coppia di antropologi, Sydney Ross Singer e Soma Grismaijer, in un libro del 1995 dal titolo Dressed to kill (Vestiti per uccidere) osservano che nella popolazione maori australiana e in altre culture, come quella giapponese – dove le donne per tradizione stavano a seno scoperto oppure non indossavano questo indumento – l’incidenza della malattia era in origine molto bassa, per poi avvicinarsi o uniformarsi rapidamente a quella delle etnie di origine europea quando, con l’integrazione, si diffondeva anche tra loro l’uso del reggiseno.

Nel libro gli studiosi sostenevano inoltre di aver condotto essi stessi negli Stati Uniti una ricerca su più di 4.000 donne, metà delle quali portatrici di tumore al seno, osservando che il rischio di ammalarsi sembrava aumentare al crescere del numero di ore al giorno in cui una donna portava il reggiseno, con una probabilità di cancro che raggiungeva il 75% tra coloro che lo tenevano anche per dormire e un rischio 125 volte maggiore tra chi lo teneva 24 ore al giorno e chi non lo usava mai, se non occasionalmente.

La spiegazione del fenomeno addotta dai due antropologi, e ancor oggi sostenuta da chi crede alla loro teoria, era che la compressione esercitata dal reggiseno impedisca in qualche modo la libera circolazione della linfa, frenando il drenaggio dal tessuto mammario di tossine potenzialmente cancerogene assorbite dall’ambiente malsano in cui viviamo. La presenza del ferretto alla base della coppa rappresenterebbe un ostacolo in più, che aumenterebbe ulteriormente il rischio di cancro.

In realtà, spiega nel suo lungo e ben documentato articolo Roberta Villa, i dati epidemiologici confermano che la frequenza di tumori al seno, così come di molte altre malattie tipiche delle società opulente, aumentano nelle popolazioni che passano ad adottare uno stile di vita per così dire “occidentale”. Ma questi cambiamenti coinvolgono moltissimi fattori che vanno ben al di là dell’uso del reggiseno, e che comprendono dall’alimentazione alla sedentarietà, dal numero di figli alle modalità di allattamento. In parte per effetto di questi cambiamenti, fondamentale è l’aumento di incidenza dell’obesità, che rappresenta un’importante condizione predisponente per il tumore al seno.

È vero quindi che le popolazioni maori, giapponesi o delle isole Figi hanno incrementato il loro rischio di tumori al seno a contatto con la civiltà “occidentale”, ma il fenomeno si spiega già con l’aumento di obesità e il minor numero di figli, avuti più tardi e allattati di meno, senza dover ricorrere a fantasiose ipotesi alternative.

Le illazioni dei due antropologi, spiega efficacemente la scheda su www.dottoremaeveroche.it, furono definitivamente smentite nel 2014. Lu Chen, un ricercatore del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, negli Stati Uniti, confrontò un migliaio di donne con tumore al seno in post menopausa con quasi 500 donne sane, senza trovare nessuna associazione tra il rischio di ammalarsi e il tipo di reggiseno, la presenza del ferretto, tempi e modalità del suo uso.